Fao, luci ed ombre sulla nomina di Qu Dongyu

"Il mondo si sta completamente spostando verso Est". L'intervista a Beatrice Nicolini dell'Università Cattolica di Milano

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

beatrice-nicolini-prof-universita-cattolica-di-milano-giu-2019-fonte-prof-beatrice-nicolini.jpg

Beatrice Nicolini, professoressa di Storia e istituzioni dell'Africa alla Facoltà di Scienze politiche e sociali all'Università Cattolica di Milano
Fonte foto: Beatrice Nicolini

"La nomina del cinese Qu Dongyu a direttore generale della Fao possiede lati positivi e negativi. Va letta e capita da più prospettive. Par di capire che non sarà una direzione facile per la Fao: le pressioni sono molto forti e la cooperazione internazionale non sempre sarà così automatica, ma in questa fase che si sta aprendo sarei molto cauta. Vedo alcune ombre, ma anche luci".
È un ragionamento ad ampio spettro quello di Beatrice Nicolini, professoressa di Storia e istituzioni dell'Africa alla Facoltà di Scienze politiche e sociali all'Università Cattolica di Milano.

Partiamo dal lato positivo.
"Il lato, se vogliamo chiamarlo positivo, è che il mondo si sta completamente spostando verso Est. L'Asia e la Cina sono diventati player fondamentali per gli equilibri globali. La Cina, in particolare, è una realtà sempre più importante, nonostante molte realtà occidentali, europee e americane non lo vogliano capire o, addirittura, cerchino di contrastare il ruolo dell'Asia e di Pechino nello scacchiere internazionale. Questo atteggiamento di preclusione nei confronti della Cina, però, non porta vantaggi per nessuno".

E il lato negativo?
"La Cina, nonostante la crescita economica, rimane un paese non completamente libero, che non rispetta le regole non dico dell'Ue, ma quelle basilari dei diritti. Per questo credo che la nomina di Qu Dongyu alla Fao porterà alcuni cambiamenti rispetto al passato".

Ad esempio?
"Penso ai temi degli Ogm, delle modifiche in agricoltura intese come riforme e innovazioni, all'uso sostenibile della chimica sulle colture. Sono temi significativi, connessi al land grabbing. Non è assolutamente scontato e spero di sbagliarmi, ma la Cina potrebbe non essere particolarmente interessata a una politica agricola dalla natura anche ambientale, per così dire. Le conseguenze potrebbero pertanto non essere positive, così come sul fronte del global warming. Siamo sicuri che la Cina si mostrerà sensibile agli aspetti relativi ai cambiamenti climatici? Vedremo".

Il direttore generale della Fao, però, sarà il direttore di tutti. Non crede?
"Sì, sarà sicuramente così. Però non dimentichiamo che al momento della nomina a direttore generale Qu Dongyu era ed è viceministro per l'Agricoltura della Cina. Questo consentirà di fatto a Pechino di intrattenere rapporti di dialogo, impulsi e volumi di investimenti economici ancora maggiori con tutti i paesi del Sud del mondo. In fin dei conti bisognerà capire quale autonomia decisionale avrà il direttore della Fao rispetto al proprio paese, difficile che di colpo interrompa il dialogo".

I paesi dell'Africa hanno votato compatti per il candidato cinese.
"Dal 2008 a oggi la Cina ha investito più di 100 miliardi di dollari nel continente africano. È anche normale, quindi, che cinquanta paesi votino per una realtà così importante per loro. Era scontato, anche perché gli Stati Uniti hanno eletto Trump al grido di America First!, si sono concentrati più sulla centralità americana che su altri scenari. La Cina ha approfittato per una politica aggressiva in Africa".

Si dice che la Cina abbia convinto i paesi africani facendo leva su cardini economici.
"Non lo sappiamo, ma può essere. La Cina è molto presente in Africa, con politiche non soltanto esclusivamente economiche. Pechino ha portato un messaggio molto chiaro".

Quale?
"Non siamo una potenza imperialista e colonialista, perché non abbiamo invaso nessuno, ma al contrario proponiamo progetti di collaborazione. Inoltre, come Cina possiamo dimostrare concretamente che al nostro interno, grazie a politiche di crescita, abbiamo portato fuori dalla povertà 350 milioni di persone in dieci anni. Il nostro è dunque un modello che porta prosperità. Questo è il messaggio e, nei fatti, aiutano i paesi in Africa ad uscire dall'arretratezza, portando energia elettrica, acqua, infrastrutture, trasporti, connessioni. Offrono borse di studio totalmente gratuite per studiare in Cina. È una vetrina che funziona, anche se non è sempre vero che non intervengono nelle politiche degli Stati".

La forza della Cina è frutto anche della debolezza dell'Unione europea e degli Stati Uniti?
"Hanno saputo sfruttare elementi di incertezza, forse più degli Stati Uniti che non dell'Unione europea, che di fatto esprimeva un proprio candidato, la diplomatica francese Catherine Geslain-Lanéelle. Gli Stati Uniti, invece, hanno dapprima sostenuto il candidato georgiano, poi hanno mostrato incertezza, evidenziando una linea di fondo che accompagna il pensiero americano fin dai tempi di Reagan, che si traduce in uno scarso trasporto nel vedere l'Europa unita. La condotta americana, nel caso dell'elezione del direttore generale della Fao, forse non è stata sufficientemente chiara. Indubbiamente, ha spianato la strada per l'elezione alla prima votazione di Qu Dongyu".

Lei ha esordito dicendo che la cooperazione non sarà così automatica all'interno della struttura.
"Probabilmente vi saranno delle tensioni, che potranno essere superate mutando atteggiamento. L'idea di creare uno schieramento contrapposto Usa-Cina e Ue-Cina non solo è miope, ma è sbagliata. Non porterà a risultati".

Cosa fare?
"Bisognerà lavorare meglio sui dialoghi multilaterali con i paesi africani protagonisti di uno sviluppo alternativo".

La Fao si aprirà a un nuovo corso?
"Questo senz'altro. Ma sarei molto cauta nelle valutazioni, perché non saranno distrutti i progetti in essere. C'è un progetto di ampio respiro nel Sahel, fortemente voluto dall'Unione europea, che è un fiume verde di alberi per arginare il deserto. Non credo che ora sarà abbandonato. Ma di certo la politica futura terrà in considerazione più fattori, di natura nazionale e internazionale".

L'espansione cinese per molti è inarrestabile. È così?
"Mai essere categorici. Anche il progetto One belt one road sconta qualche difficoltà, con paesi partner che non riescono a fronteggiare ingenti investimenti per opere faraoniche e non sono in grado di coprire le richieste economiche cinesi. L'idea di una Cina imperialista e alla conquista del mondo, anche con pedine in posti chiave come la direzione generale della Fao, è meno granitica del passato e si sta sgonfiando anche all'interno".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: interviste agricoltura nel mondo nomine

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 202.617 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner