Olio d'oliva, produzione italiana in picchiata: -59%

Le previsioni di Ismea per la campagna 2018-2019: 175mila tonnellate, meno anche della 2016-2017. Intanto cala il deficit della bilancia commerciale olearia nel 2018

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Prezzi internazionali molto bassi provocati dall'aumento produttivo della Spagna, ma complessivamente la produzione mondiale flette del 7%
Fonte foto: © Ecopim Studio - Fotolia

La campagna produttiva e commerciale 2018-2019 per l’olio di oliva italiano si conferma la peggiore degli ultimi decenni - e a questo punto veramente con poche possibilità di raffronto recente - con altre 10mila tonnellate di olio da pressione in meno rispetto alle stime dello scorso mese di gennaio 2019: secondo Ismea, dati ancora non definitivi, si saranno prodotte infatti appena 175mila tonnellate di olio da pressione, meno anche di quello che fu definito “annus horribilis”, la campagna 2016-2017, che pure si fermò a 182mila tonnellate, dato definitivo.

Il tutto per altro si consuma in un quadro di produzione mondiale in flessione e di prezzi internazionali calanti per il prodotto top di gamma, l’extravergine. Al punto che, nonostante la crescita dell’import ed il non brillante andamento delle esportazioni in termini di volumi, la bilancia commerciale dell’olio italiano migliora nel 2018, con una riduzione del deficit. Una magra consolazione però: il problema di fondo è che c’è sempre meno prodotto italiano sul mercato ed i prezzi internazionali calanti, pilotati dalla grande produzione spagnola, hanno finito per trascinare al ribasso anche le quotazioni degli extravergini italiani nel 2019.

E’ quanto emerge dalla ultime stime Ismea sul settore olio di oliva, rese note con la pubblicazione Tendenze olio di oliva” di maggio 2019.
 

La produzione italiana di olio da pressione

Le ultime stime Ismea, sulla base dei dati dichiarativi, attestano la produzione italiana ai minimi degli ultimi decenni con 175mila tonnellate, -59% su base annua. Peraltro, a differenza di annate normali, in molte aree già a dicembre i frantoi avevano chiuso i battenti, mentre altri non hanno neanche iniziato le attività. Sono state le regioni del Sud quelle che hanno risentito maggiormente del forte calo produttivo a partire dalla Puglia per la quale si stima una riduzione del 65%, ma anche per Calabria, Sicilia e per quasi tutte le altre regioni centro-meridionali le flessioni sono particolarmente pesanti. Situazione diametralmente opposta nel Centro-Nord con i notevoli recuperi di Toscana, Umbria e Liguria uniti a quelli delle altre regioni del settentrione.
 

I prezzi italiani al rialzo ed esteri al ribasso

Le disponibilità di olio a livello mondiale - secondo Ismea - stanno facendo procedere i prezzi su un doppio binario. Da una parte i listini italiani dell’extravergine sono cresciuti durante la campagna 2018-2019 fino a sfiorare i 6 euro al chilo, e ancora ieri - 11 giugno 2019 - a Bari l’extravergine con acidità massima 0,4% era quotato in Borsa merci a 5,40 euro al chilogrammo sui massimi e 5,20 sui minimi. Mentre i prezzi dei principali competitor restano calmierati grazie all’abbondante produzione spagnola.

Già dall’inizio dell’estate 2018, quando era ormai chiaro che la produzione nazionale sarebbe stata scarsa, i listini dell’extravergine italiano hanno invertito la tendenza flessiva registrata fino a maggio. Da giugno in poi i listini medi hanno, quindi, ripreso a salire in maniera consistente passando da 4,04 euro al chilo a 5,60 registrati a dicembre con un incremento che ha sfiorato il 40%. Nel barese si è tornati a fine 2018 a sfiorare i 6 euro al chilo, livello toccato già agli inizi del 2015 e agli inizi del 2017, anche in quel caso a seguito della scarsa produzione. Anche in Calabria i prezzi alla produzione in dicembre si sono attestati sopra i 5,35 euro al chilo, mentre in Sicilia sono stati superati abbondantemente i 7 euro al chilo.

Solo verso fine febbraio si è iniziato ad avere qualche segnale di cedimento dei listini che in aprile sono tornati in media sotto i 5,65 euro al chilo e questo a causa sia della pressione dell’abbondante produzione spagnola sia del progressivo esaurimento delle partite di qualità più elevata.
Diametralmente opposto il discorso per la Spagna che, forte appunto di una considerevole produzione, ha visto i propri listini scendere durante l’estate e attestarsi in dicembre 2018 a 2,80 euro al chilo contro i 3,34 euro al chilo di maggio 2018. La parabola discendente dei prezzi iberici è continuata anche nei primi mesi del 2019 fino ai 2,53 euro al chilo di aprile. Livelli così bassi non si sono mai registrati negli ultimi cinque anni. Discorso analogo per l’extra greco e tunisino che, come di consueto, seguono le tendenze iberiche in maniera quasi indipendente rispetto alle proprie produzioni.

Andamento dei prezzi internazionali dell'olio extravergine di oliva
 

Produzione mondiale in flessione

La produzione mondiale 2018-2019, sulla base delle stime dell'International Olive Council - riprese da Ismea - si dovrebbe attestare sulla soglia dei tre milioni di tonnellate, in flessione del 7% sull’anno precedente. I volumi sono sostenuti da una produzione spagnola particolarmente abbondante e decisamente superiore alle previsioni fatte prima dell’inizio della raccolta.

Le stime di Madrid, pubblicate dalla Commissione Ue, indicano quantità che sfiorano 1,8 milioni di tonnellate, con un incremento del 42,5% sul 2017/2018.
Flessioni considerevoli, invece, per gli altri paesi produttori a partire dall’Italia. Anche per la Grecia le indicazioni che arrivano quasi a fine campagna delineano un’annata peggiore di quanto non si pensasse. Le 185 mila tonnellate stimate attualmente segnano un -47% rispetto al 2017. Dimezzata anche la produzione della Tunisia, stimata a 120 mila tonnellate, mentre la Turchia, con 165 mila tonnellate registra un -37%.
 

Bilancia commerciale italiana, si riduce il deficit

Le importazioni in Italia di olio di oliva estero crescono in volumi del +1,9% nel 2018 rispetto all’anno prima. Nel segmento dell’extravergine l’import 2018 sale dalle 398.797 Ton. del 2017 alle 415.876 tonnellate del 2018 (+4,3%). Ma in valore le importazioni complessive, per effetto del calo dei prezzi, scendono del -17%, e del -13,7% nel segmento degli extravergini da oltre un miliardo e 532 milioni del 2017 ad un miliardo e 322 milioni del 2018.

Nel frattempo, secondo le ultime stime Ismea su dati Istat, le esportazioni italiane complessive di olio di oliva aumentano in volumi dello +0,8%, mentre il segmento dell’extravergine passa dalle 226.684 tonnellate del 2017 alle 234.532 ton. del 2018, mettendo a segno un +3,5%
Allo stato Ismea non ha ancora fornito un dato sul presumibile incremento di valore delle esportazioni italiane, che ci sarà a fine campagna commerciale, mentre però afferma che, in ogni caso “nel 2018 si riduce il deficit della bilancia commerciarle” per l’olio italiano. Non di meno, si osserva un incremento delle quote di mercato nel segmento di maggiore qualità dei mercati esteri. Tra gli oli di oliva e sansa crescono le vendite in Italia di quelli dei piccoli produttori africani, mentre si osserva il crollo della Spagna, sia in volumi (-17,9%) che in valore (-34,2%).

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Fonte: AgroNotizie

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Tag: import/export olio mercati olivicoltura

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