Africa: il clima cambia, l'agricoltura anche

Come potrà cambiare il modello agricolo del continente a seguito dei cambiamenti climatici? L'intervista a Rodrigo de Lapuerta, direttore dell'Ufficio di rappresentanza della Fao con il Belgio e l'Unione europea a Bruxelles

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Rodrigo de Lapuerta: 'L'agricoltura gioca un ruolo insostituibile nella questione dei cambiamenti climatici ed è il primo tassello per una rete globale contro la crisi alimentare'
Fonte foto: © PUTSADA - Adobe Stock

Rodrigo de Lapuerta è il direttore dell'Ufficio di rappresentanza della Fao con il Belgio e l'Unione europea a Bruxelles.
A margine della Task force for rural Africa, uno dei programmi lanciati dalla Commissione Agricoltura dell'Ue, finalizzata a sostenere lo sviluppo dell'Africa rurale con il supporto comunitario, de Lapuerta ha rilasciato un'intervista con AgroNotizie.

Direttore de Lapuerta, quanto i cambiamenti climatici influenzeranno l'agricoltura in Africa?
"Nel 2050, se la situazione dovesse continuare come ora, avremmo 70 milioni di nuove persone ridotte alla fame nel continente: l'Africa dipende molto dalla pioggia e se non piove non c'è agricoltura".

Qual è la situazione attuale?
"Il cambiamento climatico è sempre più intenso e ha effetti sempre più drammatici. Nel giro di dieci anni sono raddoppiati gli affetti avversi del cambiamento climatico. E se non cambieremo la situazione, il cambiamento climatico sarà il primo responsabile della sicurezza del cibo in Africa. Allo stesso tempo vi sono altri due driver importanti, che sono i conflitti bellici e il rallentamento dell'economia".

Secondo le vostre stime, nel 2050 avremo 1 miliardo e 750 milioni di persone in Africa. Oggi abbiamo un modello di agricoltura con uno o due animali per azienda. Può cambiare il modello agricolo di impresa?
"Vogliamo pensare a un'agricoltura moderna, dove non parliamo soltanto di agricoltura tradizionale o di zootecnia. Vogliamo concentrarci, piuttosto, sull'agro-business, l'agroindustria; desideriamo impegnarci per collegare i centri rurali con quelli urbani, dove i giovani possono avere un accesso diretto ai mercati, al retail, al trasporto. Vogliamo imparare da quanto è accaduto in India con la rivoluzione verde, però dobbiamo anche pensare alla sostenibilità. Non possiamo lasciare che una famiglia dipenda da due vacche, che possono morire da un momento all'altro. Noi abbiamo pensato a un altro modello per l'Africa, dove possano trovare spazio la tecnologia, la digitalizzazione, la ricerca, in modo da avere un'agricoltura resiliente dal punto di vista dei cambiamenti climatici, con tante nuove idee sul tavolo e che siano condivise fra tutti i paesi, attraverso la Fao e altre agenzie delle Nazioni Unite".

Quali altri obiettivi ha la Fao per l'Africa e come può essere di aiuto la Task force for rural Africa costituita a Bruxelles?
"Puntiamo a creare un milione di nuovi posti di lavoro al mese, perché la disoccupazione è uno dei gravi problemi del continente africano e ogni giorno 10-12 milioni di africani rimangono senza lavoro. Inoltre, dobbiamo impegnarci anche per migliorare la scolarizzazione e valorizzare il ruolo insostituibile delle donne, anche in agricoltura".

L'agricoltura è la strada migliore per la crescita del continente?
"Assolutamente sì. Se non sviluppiamo l'agricoltura, difficilmente potremo raggiungere gli altri obiettivi di crescita. L'agricoltura gioca un ruolo insostituibile nella questione dei cambiamenti climatici ed è il primo tassello per una rete globale contro la crisi alimentare. Come Fao abbiamo piantato nel Sahel 25 milioni di alberi e sostenuto indirettamente 500mila persone".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: interviste agricoltura nel mondo clima cambiamenti climatici

Temi caldi: Task force for rural Africa

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