Quale futuro per le risaie?

Cambiamenti climatici e nuove tecnologie agronomiche mettono a rischio la produzione del riso. Il punto di vista dell'Anbi

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Il rischio che si corre è la possibilità elevata che a luglio non ci sia acqua sufficiente per consentire al riso di completare il ciclo produttivo

"L'innovazione continua nel settore risicolo deve trovare un punto di equilibrio tra nuove tecniche di coltivazione, disponibilità idriche ed esigenze ambientali" afferma il presidente dell'Anbi Francesco Vincenzi nel fare il punto sui cambiamenti climatici e sulle nuove tecnologie agronomiche.

La crescente diffusione della semina "a file interrate" agevola l'attività degli agricoltori nelle prime fasi di vita del riso, ma richiede la disponibilità di un grande quantitativo idrico da distribuire, verso la fine del mese di maggio, quasi contemporaneamente alla prima bagnatura del mais.

Questa nuova tecnica colturale non garantisce però la fase di "accumulo" e la risorsa idrica disponibile potrebbe non essere sufficiente per consentire la copertura irrigua di tutto il comprensorio.

Con la "semina interrata" si rischia così di alterare la complessità e la particolarità di un sistema irriguo unico, che necessita invece di tutela e di strumenti speciali da parte delle istituzioni per garantire un servizio pubblico fondamentale anche in termini ambientali.

"L'esempio delle risaie - interviene Massimo Gargano, direttore generale dell'Anbi - dimostra la sapienza agricola di trattenere le acque; oggi quella esperienza si chiama Piano nazionale degli invasi: al Governo chiediamo di accelerare le procedure per poter aprire i primi trenta cantieri e contestualmente finanziare una nuova tranche di progetti definitivi ed esecutivi che i Consorzi di bonifica hanno approntato, forti dell'attuale decisiva importanza di un'antica esperienza".
 

La situazione del 2019

In Piemonte l'indicazione dei principali enti consortili è quella di tornare all'irrigazione tradizionale almeno per quest'anno (la tecnica della "pesta" nei terreni bibuli), operando le pratiche agricole che consentono la sommersione delle risaie già nel mese di aprile, non posticipandola a periodi in cui la disponibilità d'acqua potrebbe essere ancora minore.

Il rischio che si corre, infatti, è la possibilità elevata che nel mese di luglio non ci sia acqua sufficiente per consentire al riso di completare il ciclo produttivo.

La pianura di Vercelli, Novara e della Lomellina (vi si coltiva oltre il 90% della produzione risicola italiana, che rappresenta il 50% di quella europea) è un contesto unico al mondo (il cosiddetto "lago a quadretti"), caratterizzato da una rete di canali così fitta e tecnicamente virtuosa da essere considerata patrimonio ambientale.

La  quantità d'acqua prelevata dai fiumi è pari a circa 280 metri cubi al secondo. Nel pieno della stagione irrigua, una volta completata la sommersione delle risaie, la portata effettivamente distribuita ammonta in realtà ad oltre 390 metri cubi al secondo su una superficie di circa 250mila ettari. Questa "moltiplicazione" della disponibilità idrica è dovuta al fatto che la rete dei canali, con la naturale pendenza dei terreni e l'interconnessione tra acque superficiali e sotterranee, consente il riutilizzo per più volte delle stesse acque con l'ulteriore effetto di accumulare nella falda freatica grandi volumi d'acqua che, in lento movimento durante l'estate, raggiungono i fiumi dai quali è stata prelevata, svolgendo una funzione di "riserva" fondamentale per la Pianura padana.

Intanto resta critica anche la situazione del lago Maggiore, il cui livello è di soli 16 centimetri sopra lo zero idrometrico, pari a meno del 20% della capacità di invaso.

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