Ortofrutta, un 2018 negativo per l'export made in Italy

I dati di Fruitimprese parlano chiaro: crolla la frutta fresca con un calo di 400mila tonnellate nelle quantità commercializzate. Unica nota positiva gli agrumi, in crescita per quantità e valore

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Brusco calo delle vendite estere di frutta fresca
Fonte foto: © pilipphoto - Fotolia

Crollo dell'export ortofrutticolo italiano nel 2018. I dati definitivi del commercio estero italiano confermano le preoccupazioni espresse dal mondo delle imprese. La riduzione rispetto al 2017 si attesta sul -11,2%, pari a quasi 447mila tonnellate di prodotto commercializzato in meno, per un valore in decrescita del 6,3%, attestatosi a 4,6 miliardi di euro.
Cala anche l'import, ma in maniera molto più contenuta (-0,4% in quantità e -0,9% in valore).

Il saldo economico vede un attivo di 781 milioni di euro, in calo rispetto al miliardo di surplus registrato nel 2017. Dal punto di vista delle colture, solo gli agrumi sono in controtendenza (+7,1%), mentre la frenata più brusca è quella della frutta fresca (-400mila tonnellate, -11%).

"Il quadro è negativo e preoccupante - sottolinea Michelangelo Rivoira, vicepresidente nazionale di Fruitimprese - e le cose stanno peggiorando. La Russia è un mercato perso che non recupereremo, anzi potrebbero diventare nostri concorrenti in futuro. L'area del Nord Africa, con la crisi economica e l'instabilità politica, ha ridotto gli ordinativi; mentre in Europa ci si fa concorrenza fra partner. A trarre vantaggio da questa situazione sono i paesi dell'Est, che ricevono più aiuti da Bruxelles, hanno meno costi produttivi e una burocrazia minore".

"Il forte calo della frutta fresca è una perdita grave per tutto il made in Italy - continua Rivoira - ed è una notizia ancora più negativa in quanto sui mercati del Far East e del Medio Oriente mancava il prodotto americano, che quest'anno tornerà. Ad esempio in India, nel 2018, abbiamo esportato bene le nostre mele, ma la concorrenza Usa era ridotta. Nel 2019 tira già tutta un'altra aria, e per noi ci saranno più difficoltà".

"L'unica soluzione - spiega Rivoira - è cercare nuovi sbocchi e aprire nuovi mercati. Perché la Cina può esportare in Europa la sua frutta e noi non possiamo esportare le nostre pere e mele là? Ci sono enormi possibilità in paesi che chiedono il nostro prodotto, come Thailandia e Vietnam, dove però sono scaduti o mancano i protocolli sanitari. Dobbiamo puntare solo sui mercati che non possono produrre la nostra frutta".

L'unica nota positiva sono gli agrumi.
"La campagna 2017-2018 ha visto una buona disponibilità di prodotto e di ottima qualità - sottolinea Salvo Laudani, membro di Fruitimprese e vicepresidente di Freshfel - siamo stati in grado di presidiare efficacemente il mercato italiano e l'estero, spuntando buoni prezzi. Abbiamo esportato di più e la capacità di rifornire il mercato ha di fatto ridotto drasticamente le importazioni. Germania, Svizzera e Francia sono i nostri mercati di riferimento per l'export".

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