Crisi dei prezzi alla produzione: bisogna cambiare le regole del gioco

Solo degli equi accordi di filiera possono salvare l'agricoltura. Bisogna correre

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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L'integrazione fra la Gdo, l'industria e la produzione avviene attraverso degli accordi di filiera che devono garantire un equo ritorno per il produttore
Fonte foto: © Christine - Adobe Stock

La recente vicenda della protesta dei pastori sardi ci dà l'opportunità per una qualche notarella. Niente di nuovo, ma repetita iuvant.

I produttori agricoli sono spesso "strangolati", un vocabolo non utilizzato a caso visto che la classica tecnica del buyer (così si chiamano) è appunto quella di stringere fino a portare ad un passo dall'estrema conseguenza. La "morte" non sarebbe contemplata dalle regole del gioco (ma ci si può sbagliare).

La pericolosa spirale si è innescata con la crescita della Gdo, che ha come sua missione quella di proporre ogni giorno prezzi più bassi della concorrenza. Il distributore al dettaglio fa quindi continua pressione sulla industria e/o sulla produzione agricola che comprimono sempre di più i costi di produzione.
La cosa brutta è quando il costo alla produzione è superiore al costo di acquisto. E questo accade sempre più frequentemente nel settore agricolo italiano.
Accade con il latte, con le pesche, con i pomodori.

Certo che i distributori al dettaglio e quindi l'industria di trasformazione devono rendersi conto che i prezzi non si possono abbassare oltre una certa soglia e che questa operazione può comportare danno non solo alla qualità del prodotto (ovvio) ma anche all'ambiente, al paesaggio, alla società.
Non può esistere il food made in Italy, il ristorante stellato, la seratona di gala senza che dietro non ci sia un buon agricoltore, un buon pastore, un buon allevatore.
Non può esistere il paesaggio italiano (con tutte le conseguenze per esempio sul turismo) senza un buon agricoltore, un buon pastore, un buon allevatore.
E così via parlando di ambiente, di sostenibilità, di qualità della vita.

L'integrazione fra la Gdo, l'industria e la produzione avviene attraverso degli accordi di filiera che devono garantire un equo ritorno per il produttore e la migliore qualità per il consumatore, non dimenticando il così detto "bene comune" - quello che è di tutti i cittadini (l'ambiente, il paesaggio …).

Qualcuno si sta accorgendo dell'importanza di buoni accordi di filiera: addirittura le multinazionali.
La scorsa settimana abbiamo dato notizia che la piattaforma della Gdo franco-tedesca Eurelec (E.Leclerc-Rewe – siamo ai primi posti nello score mondiale) ha siglato in Francia un accordo per la fornitura di grano ottenuto con pratiche agricole sostenibili all'interno del progetto "harmony".

Il progetto di filiera "harmony" è promosso (lo abbiamo appreso con qualche sorpresa) dalla multinazionale americana Mondelez International (ex Kraft Food), leader mondiale negli snack.
In questi giorni la stessa multinazionale ha dichiarato che una sua grande controllata in Italia che produce biscotti si approvvigionerà di farine prodotte con grano coltivato nel raggio di 75 km dal suo stabilimento (a Capriata d'Orba) coinvolgendo pare 173 aziende agricole per un totale di 14.400 tonnellate di prodotto.

Non è certo un caso isolato, ma ci pare interessante.
Andiamo avanti.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: sostenibilità made in italy filiera costi di produzione

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