Vino, l'Ocm che verrà

AgroNotizie ha intervistato Joao Onofre, capo Unità vino liquori e prodotti orticoli della Commissione europea, per fare un bilancio delle politiche comunitarie sul settore vitivinicolo e chiedere quali sono le prospettive per il prossimo futuro

Matteo Giusti di Matteo Giusti

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Vino, le proposte della nuova Ocm nell'intervista a Joao Onofre
Fonte foto: © Igor Klimov - Fotolia

Con il 2020 finirà la programmazione delle attuali Organizzazioni comuni di mercato, le cosiddette Ocm, previste dalla Pac e definite dal regolamento Ue 1308/2013, che stabiliscono le linee guida per l'assegnazione dei contributi per i vari settori dell'agricoltura europea.

AgroNotizie ha intervistato Joao Onofre, capo Unità vino liquori e prodotti orticoli della Commissione europea per fare un bilancio dell'Ocm vino che si sta chiudendo e per chiedere cosa ci aspetta nella prossima programmazione.

Joao Onofre, si può fare un bilancio generale della Ocm vino che si sta chiudendo?
"La riforma del settore vino intrapresa nel 2008 è stata un vero e proprio successo!
In precedenza, la politica doveva perennemente affrontare gli squilibri del mercato, uno scarso orientamento verso la qualità e una produzione di vino di bassa qualità, che era soggetta a distillazione e restituzioni alle esportazioni. Di conseguenza, abbiamo cambiato rotta rendendo il settore più competitivo attraverso la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti, investimenti in aziende vitivinicole e promozione delle esportazioni, sulla base di programmi fatti su misura ed adattati alla situazione di ogni singolo Stato membro. Abbiamo particolarmente orientato il settore verso la qualità. Il risultato è stato che il prezzo per litro è fortemente aumentato e anche la crescita dell'export è aumentata esponenzialmente"
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Quali sono stati i punti su cui sono stati raggiunti i migliori risultati?
"Indubbiamente la qualità e le esportazioni. Oggi il 75% dei nostri vini sono prodotti Dop oppure Igp (contrariamente al 40% di dieci anni fa). Le esportazioni del vino europeo hanno avuto una crescita notevole passando da 2 miliardi di euro nel 2002 ai 12 miliardi di euro nel 2018".

L'attuale sostegno nell'Ocm era basato su alcuni punti chiave come la promozione dei vini a livello comunitario e extracomunitario, la ristrutturazione e la riconversione dei vigneti mirata in particolare a promuovere le produzioni Doc e Igt, l'aiuto agli investimenti e all'innovazione, e il sostegno alle assicurazioni contro maltempo e avversità. Nella prossima programmazione rimarranno questi punti o ci saranno delle modifiche e delle aggiunte?
"Nella proposta di riforma della Pac, il principio è che gli interventi sulle politiche del vino manterranno la loro specificità all'interno del piano strategico nazionale. La struttura degli interventi resterà la stessa, con una maggiore flessibilità vista la nuova governance proposta dalla Pac".
 
Joao Onofre
Joao Onofre, capo Unità vino liquori e prodotti orticoli della Commissione europea
(Fonte foto: Commissione europea)

Le assicurazioni sui raccolti contro le avversità climatiche e biologiche possono essere uno strumento fondamentale in questi tempi di cambiamenti climatici, di arrivo di nuove patologie e di proliferazione di animali selvatici, problema molto sentito soprattutto in Italia. Ci sarà un aumento dei contribuiti o delle novità a riguardo?
"L'inserimento nel piano strategico nazionale permetterà all'Italia di far fronte a queste sfide con dei provvedimenti realizzati su misura".

Riguardo ai cambiamenti climatici si prevedono degli interventi specifici per il settore vitivinicolo?
"Far fronte ai cambiamenti climatici e ambientali è uno dei principali obiettivi che si pone l'attuale riforma della Pac. Ci proponiamo di affrontare questa sfida attraverso la parte normativa piuttosto che tramite un sostegno specifico. Nel settore vitivinicolo la Commissione considera che permettere l'uso degli ibridi di Vitis vinifera nelle denominazioni d'origine contribuirà notevolmente a questo obiettivo. Attualmente, le aree dei vigneti rappresentano circa il 3% del terreno utilizzato in agricoltura, ma su questa superficie piuttosto limitata si usa il 20% dei fitofarmaci. Le ricerche dimostrano che l'uso degli ibridi potrebbe ridurre l'uso dei fitofarmaci dell'80%, con ovvi benefici economici ad ambientali. Sbloccare la legislazione è la chiave per incrementare la ricerca delle nuove varietà che si sono adattate al cambiamento climatico".

Le ultime ricerche di mercato sembrano indicare che in futuro i consumatori daranno più importanza alla sostenibilità ambientale rispetto alle denominazioni di origine per scegliere una bottiglia. In che modo la Commissione punterà sullo sviluppo di questa sostenibilità in vitivinicoltura?
"La sostenibilità ambientale diventerà sicuramente uno dei maggiori fattori di vendita nel mercato vitivinicolo in futuro. Questo non sostituirà, ma al contrario si aggiungerà all'immensa diversificazione delle strategie di marketing per i vini europei. La normativa attuale fornisce sufficiente flessibilità per andare incontro a tali strategie".

Nel mondo vitivinicolo italiano sta prendendo sempre più piede il metodo biodinamico, osteggiato però da alcuni che lo considerano una pseudo-scienza. Quale è la posizione della Commissione europea a riguardo?
"Gli unici marchi di qualità ufficialmente riconosciuti dall'Ue sono le Dop, le Igp ed il biologico. Il metodo biodinamico fa riferimento a standard privati. Se c'è sufficiente interesse da tutte le parti commerciali (produttori, consumatori e organismi di certificazione) nell'andare avanti con tali standard privati, si dovrebbe poi anche andare avanti soddisfacendo le aspettative dei consumatori relativamente a quei tipi di vini".

Accanto all'attenzione all'ambiente quando si parla di vino non si può non parlare di attenzione alla salute, dal momento che si tratta pur sempre di una bevanda alcolica. Quali sono le strategie comunitarie in questo senso? Si prevedono particolari obblighi di etichettatura?
"Le strategie comunitarie non prevedono novità sull'etichettatura. Ciò nonostante, la scelta di rendere obbligatoria l'etichettatura degli ingredienti e dei valori energetici è adesso parte del dibattito a livello del Consiglio e del Parlamento europeo. Il consumo del vino è diminuito significativamente, in particolare negli ultimi quaranta anni. Questo è un buon segno, in quanto è stato parallelamente accompagnato da un aumento inverso in relazione alla qualità e al prezzo del vino consumato. L'industria vitivinicola è perfettamente cosciente dei pericoli di un consumo eccessivo e molto attiva nel contribuire a campagne di riduzione del consumo, come ad esempio 'Vino con Moderazione'".

Per concludere, quali sono attualmente i punti di forza della viticoltura da valorizzare e quelli di debolezza su cui lavorare?
"I punti di forza della viticoltura europea sono la sua diversità, la flessibilità e il dinamismo, tutti materializzati in una reputazione globale che ha permesso di raggiungere i successi degli ultimi dieci anni. Le più grandi sfide del futuro sono invece la sostenibilità e far fronte alle esigenze del consumatore".

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