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Vino e olio, da Cia arrivano le filiere hi-tech

Dal campo ai consumatori. Il progetto della confederazione prevede investimenti aziendali per attivare sistemi di identità genetica, tracciabilità e app per il monitoraggio delle colture da remoto

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Obiettivo: far crescere i fatturati fino al 20%
Fonte foto: © lamyai - Adobe Stock

A Canelli, nell'astigiano, è stato presentato in anteprima agli stakeholder il progetto di Cia-agricoltori.
Vino e olio extravergine d'oliva da filiere hi-tech sono al centro del piano di lavoro innovativo e all'orizzonte si vede la razionalizzazione dei processi aziendali, la tutela delle produzioni e della qualità, quindi maggiori soddisfazioni dai mercati.

Nella costruzione dello schema di queste filiere smart hanno dato il loro contributo il Consiglio nazionale delle ricerche e alcune aziende già leader degli specifici settori interessati.


Il progetto

Da un'accurata analisi del settore olivicolo-oleario e vitivinicolo, è emerso che appena il 5% delle imprese coinvolte hanno compiutamente agganciato le opportunità offerte dalle moderne tecnologie e dalla digitalizzazione. Addirittura, sul totale delle aziende agricole attive in Italia, solo una su quattro dispone di un proprio sito internet.

Partendo dalla considerazione che il digitale sta portando l'agricoltura verso un nuovo modo di fare impresa, Cia vuole portare il concetto di integrazione di tutte le componenti relative all'azienda, alla produzione e alla filiera.
Grazie all'utilizzo di software intelligenti, l'agricoltore può ottenere indicazioni puntuali sui reali bisogni delle colture, dei vari processi agronomici e di trasformazione, eliminando così gli sprechi, in primis della risorsa acqua.

Non solo agricoltura di precisione, ma anche piattaforme condivise di Food integrity tracking per tracciare l'integrità del food&beverage lungo la distribuzione.

Uno degli aspetti più interessanti del piano è quello legato al miglioramento della qualità e dei volumi prodotti. Tutto proiettato in una visione di sostenibilità economica e ambientale, offrendo la massima garanzia di trasparenza al consumatore finale. Il passaggio obbligato in questa direzione è l'attivazione dell'identità genetica, una sorta di prova del Dna delle materie prime utilizzate.


Innovazione e sostenibilità

Innovare i processi dal campo al consumatore, secondo il progetto sviluppato da Cia, costerebbe un investimento medio pari all'1% del fatturato aziendale ma garantirebbe, in un triennio, un aumento delle entrate fino al 20%.

"L'innovazione e la sostenibilità sono due asset su cui siamo particolarmente concentrati - ha detto il presidente nazionale di Cia Dino Scanavino - e nei quali crediamo per generare un reale sviluppo del settore e performance più competitive delle imprese agricole italiane. Efficientare le filiere è un passaggio fondamentale per quel cambio di marcia, in termini di crescita del valore aggiunto del prodotto, che in questo Paese è fermo agli intenti".

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