Mercati, il cambiamento è inevitabile

I mercati mondiali delle commodity sono influenzati dalle guerre doganali, ma anche dal cambiamento climatico

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Le variabili dovute alla volubilità umana sono però poca cosa rispetto alle variazioni imposte dal cambiamento climatico
Fonte foto: © hankimage9 - Adobe Stock

Siamo alla consueta sbirciatina ai mercati agricoli globali.
Il caso più eclatante continua ad essere la guerra doganale fra Usa e Cina, che par proseguire e fors'anche inasprirsi, con gli Usa pronti ad applicare dazi su 257 miliardi di dollari di beni cinesi se falliranno i prossimi colloqui fra Trump e Xi Jimping.
Ora che comincia la stagione dell'importazione della soia, la Cina sta sostituendo gli Usa con il Brasile come primo fornitore della immane quantità di soia di cui necessita (oltre 95 milioni di tonnellate l'anno scorso).

I cinesi stanno inoltre imponendo nuovi standard per l'allevamento, con cali della somministrazione di proteine dell'1,5% per i suini e dell'1% per gli avicoli; intendono ridurre l'importazione di 10 milioni di tonnellate.

L'aria grama per i prodotti statunitensi si respira anche in altri paesi oltre che la Cina: come per esempio in Giappone, dove gli accordi di libero scambio con l'Ue (Cptpp) dovrebbero favorire l'importazione di semi oleosi (3 miliardi all'anno l'import totale) dal vecchio continente - o in India, dove sono stati innalzati i dazi sui semi di leguminose (piselli e lenticchie) di cui è il primo importatore mondiale.

Passando ai cereali nel 2018 si è avuta la più bassa produzione dal 2013 e per la prossima stagione ci si attende un aumento delle superfici coltivate dopo 4 anni di cali. Il ruolo di leader mondiale nell'export spetta ancora alla Russia, quello di prima area di importazione all'Indonesia che sostituisce il Maghreb.

E proprio dal Maghreb possono arrivare dispiaceri per i francesi, leader europei per i quali le piazze nord africane rappresentano da sempre uno sbocco preferenziale.
Pare che l'Algeria si appresti ad autorizzare l'importazione di grano russo, che già domina da tempo il mercato egiziano.

Le variabili dovute alla volubilità umana sono però poca cosa rispetto alle variazioni imposte dal cambiamento climatico. In alcune aree del Nord Africa le raccolte sono state straordinariamente abbondanti per le buone precipitazioni, nel centro e nell'Est Europa la gente è stranita dopo un'estate calda e inusualmente siccitosa, in Russia si sfregano le mani programmando di mettere a coltura aree fino ad oggi dominate delle renne.

Il cambiamento è sempre inevitabile.
Così è, anche se (non) vi pare.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento cerealicoltura import/export mercati cambiamenti climatici

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