Il mercato della nocciola al Sud continua a dare segnali negativi agli imprenditori corilicoli; in particolare in Campania, la regione italiana con la maggiore estensione coltivata, circa 20mila ettari contro i 15mila e 600 dell'intero Piemonte.
I prezzi sono in discesa, trainati dal prezzo internazionale e dalla cattiva qualità del prodotto, e il differenziale con l'areale produttivo delle Langhe si amplia a svantaggio del prodotto meridionale.

Le nocciole della Campania continuano a soffrire per le ingiurie del tempo – nello scorso agosto, secondo il Cnr in Campania le precipitazioni sono state il 90% in più della media storica – e dell'impreparazione degli imprenditori agricoli, che a fronte di un prodotto bagnato si sono ritrovati molto spesso nell'impossibilità di asciugarlo con gli essiccatoi, purtroppo poco diffusi, favorendo l'insorgere del marciume.
Pertanto, i prezzi all'origine del prodotto in guscio, che fino al 13 settembre secondo Ismea si tenevano intorno ai 2 euro al chilo, con l'eccezione della Tonda di Giffoni quotata tra 2,10 e 2,30, ora starebbero calando ben di più, specie sui valori minimi, in alcuni casi anche al di sotto di un euro al chilogrammo.


Prezzi sotto i 1,70 euro al kg in Turchia

Intanto dalla Turchia giungono cattive notizie: l'azienda di stato Tmo – che rifornisce i magazzini militari di Ankara - non ha reso noto alcun prezzo di ritiro e non sosterrà il prezzo delle nocciole, che dovrebbero soffrire per altro di una notevole scarsità, dovuta al maltempo.
Anzi: per soddisfare la domanda di alcuni grandi operatori Ue e mantenere la quota di mercato turca, la Tmo ha avviato la vendita delle scorte costituite lo scorso anno, quando aveva immagazzinato qualcosa come 800mila quintali.

L'effetto è che attualmente le nocciole in guscio della campagna 2018 all'origine in Turchia sono pagate 11 - 12 lire turche al chilogrammo, che in euro fanno una forchetta da 1,51 – 1,65, complice la svalutazione della divisa anatolica di nuovo in atto. Prezzi che stanno contribuendo a trainare al ribasso le quotazioni del prodotto campano, che in alcuni casi risulta addirittura inferiore.


In Campania marciume alle stelle

Sul terreno in Campania la situazione è drammatica. Le piogge d'agosto, che nelle zone alte dell'avellinese sono proseguite in settembre, hanno fortemente danneggiato il prodotto.

Mediamente il marciume si aggira sul 10 – 15% ma in molti casi può raggiungere vette comprese tra il 30 e il 40%. Ciò pone le aziende industriali che si occupano di prima trasformazione in severa difficoltà, rallentando la catena di produzione e scoraggiando l'acquisto del prodotto sgusciato da parte dell'industria di trasformazione vera e propria.


Prezzi ufficiosi più recenti

Secondo una fonte di AgroNotizie, attualmente la nocciola sgusciata in Campania sarebbe ritirata per conto di Ferrero ad un prezzo inferiore a quello della Tonda gentile trilobata delle Langhe di almeno euro 1,30, con punte di 1,50.
Uno spread che si riflette sulle quotazioni all'origine del prodotto in guscio, con valutazioni che possono oscillare, a seconda della presenza di marcio, tra euro 0,80 e 2,10 euro al chilogrammo. Tali valutazioni, per altro, restano in attesa di conferme ufficiali.


Le quotazioni Ismea del 13 settembre

Ma già le ultime quotazioni Ismea disponibili, ferme al 13 settembre, vedono due punti di crisi sulle piazze di Napoli ed Avellino con la nocciola lunga San Giovanni in calo rispettivamente del 2,4% e del 4,8% sulla settimana precedente ed attestate a 2,05 euro sulla piazza irpina e a 2 euro su quella partenopea.
Unica campana a resistere, sulla piazza di Salerno, è la Tonda di Giffoni: prezzo tra 2,10 e 2,30 euro al chilo e stabile, grazie ad una piccola realtà fatta di aggregazione tra produttori – uniti nella cooperativa Tonda di Giffoni - e proiettati con il Consorzio di tutela difesa del marchio Nocciola di Giffoni Igp.

Tira altra aria in Piemonte: con la Tonda gentile trilobata delle Langhe di prima qualità all'origine e in guscio quotata a 3,30 – 3,60 al chilo, ben al di sopra della forchetta minima fissata a fine agosto a Castagnola nelle Langhe a 3,003,20 euro al chilogrammo.


Il futuro: aggregarsi o scomparire

Le prospettive per il noccioleto più grande d'Italia non sono allegre. Intanto, sono molte le comunità locali della provincia di Avellino che stanno chiedendo, o hanno già chiesto, lo stato di calamità. Un provvedimento che di per se però non risolve i problemi strutturali già recentemente analizzati da AgroNotizie.

In più sullo sfondo si prospettano dei cambiamenti nei mercati internazionali che non rassicurano affatto: entro tre anni almeno 30 nuovi Paesi del mondo si affacceranno sul mercato internazionale della nocciola, dal Canada al Buthan, con impianti nuovi, geneticamente e produttivamente all'avanguardia.

Se oggi le bizze del governo di Ankara possono in qualche modo far paura, pur restando entro certi limiti prevedibili, è invece facile immaginare cosa potrebbe avvenire tra tre anni. In Campania la corilicoltura per sopravvivere avrà bisogno di aggregazione per garantire qualità, lotti minimi di lavorazione e fronteggiare una concorrenza internazionale che sarà sempre più agguerrita.