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Agrocepi, più valore all'agroalimentare italiano

Aggregazione, accesso al credito, promozione sui mercati esteri: intervista al presidente Corrado Martinangelo. La prima conferenza programmatica nazionale dell'organizzazione si terrà a Napoli il 5 ottobre 2018

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Corrado Martinangelo, presidente di Agrocepi (primo da sinistra in foto)
Fonte foto: © A1EXPO

Agrocepi, la confederazione che rappresenta gli interessi delle imprese agricole e della trasformazione delle materie prime del settore primario, nata a Battipaglia il 20 aprile 2017, conoscerà il 5 ottobre 2018 la sua prima assemblea nazionale programmatica.

Durante l’assise, che si terrà a Napoli dove sono attesi esponenti politici di vario livello e collocazione, verrà lanciato un progetto articolato in tre punti per l’agroalimentare italiano – basato su competitività, credito e commercializzazione - e due schemi di alleanza. Il primo per stabilire un nuovo rapporto tra le filiere agroalimentari che arrivi fino al settore Horeca, per migliorare la promozione del prodotto italiano attraverso l'enogastronomia ed il secondo che guarda ad una piattaforma minima tra tutte le altre organizzazioni sindacali che vorranno esserci: in nome dell’aggregazione e della difesa e promozione dell’agroalimentare italiano.

AgroNotizie ha intervistato in esclusiva Corrado Martinangelo, presidente di Agrocepi, alla guida dell’organizzazione sin dal momento della sua nascita, che in vista dell’assemblea nazionale programmatica di Napoli ne anticipa i principali temi.

Agrocepi ha sempre sostenuto che per accrescere la competitività del sistema agroalimentare italiano c’è bisogno di sviluppare maggiormente l’aggregazione: quali sono le novità che saranno lanciate da Napoli?
"Il progetto che intendiamo proporre all’attenzione di tutti va sicuramente oltre le forze di Agrocepi, ma è necessario: riteniamo altresì possibile, anche collaborando con le altre organizzazioni agricole, di sviluppare una maggiore coesione tra tutti gli anelli delle filiere agroalimentari. Tutti dicono che è necessario fare più aggregazione, ma è arrivato il momento di realizzarla davvero, rafforzando in un solo quadro d’unione produttori agricoli, trasformatori e commercianti.
Gli strumenti esistono e sono noti: patti di filiera, contratti di rete, Op, cooperazione. Ma bisogna usarli meglio e di più: nell’interesse dei produttori agricoli e di tutte le filiere con al centro sempre l’obiettivo della crescita sui mercati esteri dei nostri prodotti di qualità certificata.
Sul capitolo della competitività chiederemo al Governo e alle regioni un sistema di incentivi che premi sul conto fiscale le imprese che si aggregano, perché è oggi l’unico modo per stare sui mercati più competitivi portandovi prodotti di qualità".


Aggregarsi per vendere prodotti di qualità: a parole è facile, ma ci vogliono soldi, investimenti, e credito. Cosa proporrà Agrocepi su questo fronte?
"Intanto chi fa da sé fa per tre: recentemente Agrocepi ha stipulato una convenzione con Monte dei Paschi di Siena per agevolare il sistema delle nostre imprese nel rapporto con la banca ed anche per finanziare gli investimenti. Ovviamente non basta.
Chiederemo alle istituzioni, in particolare al Governo, di rafforzare il sistema di garanzia del credito già esistente, che si basa sugli strumenti di Ismea per le imprese agricole e del Mediocredito Centrale per le non agricole: vanno appostate maggiori risorse e semplificate le procedure per renderli più liquidi e più fruibili".


Lo spirito di Agrocepi è quello di unire in un solo fronte il produttore agricolo e chi trasforma e commercializza per aiutare concretamente tutti, ma innanzitutto gli agricoltori, ad avere costanti mercati di sbocco. Un terzo tema dell’assemblea nazionale programmatica sarà non a caso la commercializzazione: quali le iniziative che intendete proporre?
"Un’iniziativa che assumeremo come organizzazione confederale sarà la realizzazione di un tavolo di lavoro per fare orientamento alla commercializzazione, poiché è necessario rendere più forte la presenza sui mercati delle nostre imprese.
Anche in questo caso abbiamo delle richieste per il Governo. La prima è sul fronte del fisco: negli altri Paesi Ue l’aliquota che colpisce le aziende che esportano è del 10%, da noi è ben più alta. Si fa un gran parlare oggi di flat tax o comunque di un sistema fiscale più amico delle imprese. Bene, chiediamo un premio fiscale per chi esporta che consenta alle nostre imprese di non essere svantaggiate rispetto alla concorrenza in seno alla Ue.
Ma non solo: è strategica per l’apertura di nuovi mercati la funzione essenziale di promozione, che viene svolta dalle regioni e dai ministeri per lo Sviluppo economico e le Politiche agricole e il turismo. Su tanto chiediamo una cabina di regia che coordini le azioni messe in campo da Ice, Mipaaft e regioni.
E c’è un aspetto della commercializzazione dell’agroalimentare di qualità che spesso viene sottovalutato: il settore Horeca. Alberghi, ristoranti e catering oggi non fanno ancora abbastanza per valorizzare i nostri prodotti di qualità e al tempo stesso hanno un grande potenziale in tal senso: Agrocepi intende proporre un’alleanza per le filiere agroalimentari che coinvolga il mondo dell’enogastronomia".


Siete alla fin fine un’organizzazione ancora piccola, ma agguerrita: come pensate di porvi verso i vostri maggiori competitor?
"Con un messaggio chiaro: divisi si perde tutti la sfida della competizione globale, anche come organizzazioni sindacali, pertanto proporremo un’alleanza per l’agroalimentare italiano, aperta a tutti i soggetti in grado di rappresentarne gli interessi nei vari anelli delle filiere.
E’ arrivato il momento di avere un patto d’insieme delle organizzazioni agricole e di quelle che rappresentano altri interessi all’interno dell’agroalimentare, finalizzato alla difesa e alla promozione dei nostri prodotti su tutti i mercati. Credo si debba essere d’accordo su una base minima di obiettivi, senza che vengano mai messe in discussione i singoli soggetti".

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