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Contratto di filiera sull'olio extra vergine d'oliva, ma l'italico è una fake news

La smentita è arrivata con una nota di Coldiretti, mentre tra il 4 ed il 5 luglio si era formato un largo fronte contrario al contratto di filiera sottoscitto tra Federolio, Unaprol, Fai e Coldiretti

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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L'accordo prevede il raddoppio delle superfici olivetate in Italia
Fonte foto: © Ecopim Studio - Fotolia

Non si placa il fuoco delle polemiche divampato a seguito del contratto di filiera per l'olio d'oliva italiano, sottoscritto da Coldiretti, Unaprol, Federolio e Filiera agricola italiana il 28 giugno a Roma, e che sta assumendo i caratteri di una vera e propria battaglia tra organizzazioni agricole, commerciali, industriali e di produttori olivicoli.

Federolio, Coldiretti, Fai ed Unaprol dopo essersi tirate contro tutto il resto del mondo dell'associazionismo olivicolo oleario - senza contare Assitol ed Agrinsieme - solo nella serata di ieri 5 luglio si decidono a smentire che nell'accordo rientri anche la produzione di un olio blend denominato italico, al 50% composto da oli esteri.

E se l'italico è bollato in una nota di Coldiretti come fake news, solo ieri mattina a Bari, viene fatta chiarezza da David Granieri - presidente Unaprol - sul prezzo base all'origine garantito per tre anni dal contratto di filiera: 4,30 al chilogrammo Iva al 4% compresa – pari ad euro 4,134 al kg al netto dell'imposta.
Inoltre, l'accordo prevede maggiorazioni di prezzo legate alla sostenibilità da 0,30 a 0,60 euro al kg, più una maggiorazione del 20% per il prodotto biologico. Inoltre il contratto di filiera contiene la programmazione di un aumento della superficie olivetata italiana da poco più di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari

Ma giusto ieri al fianco del Cno ed Unasco, che in una nota congiunta riconoscono nel programma del ministro per le Politiche agricole Gian Marco Centinaio un chiaro alt all'olio Italico, viene allo scoperto anche l'Unapol, presieduta da Tommaso Loiodice. Un'alleanza che – sulla base dello smentendo olio italico - disconosce in pieno l'operato dell'Unaprol.


4 luglio: Agrinsieme prende posizione

Nella giornata del 4 luglio si segnala la presa di posizione di Agrinsieme.
A livello nazionale il coordinamento tra Confagricoltura, Cia agricoltori italiani, Copagri e Alleanze delle cooperative italiane, non entrando nel merito economico dell'accordo sottolinea: "Dal punto di vista della definizione della categoria di olio - ferma restando la necessità di verificare, alla luce della normativa, se la denominazione italico è inammissibile in quanto può indurre in errore il consumatore - il prodotto frutto dell'accordo rimane un blend di oli comunitari e come tale va indicato in etichetta, commercializzato e promosso. I consumatori meritano indicazioni veritiere e non ingannevoli".


5 luglio: la relazione di Granieri

Ieri mattina a Bari il presidente di Unaprol, David Granieri, ha spiegato alle Op di Puglia i termini dell'accordo sottoscritto. "Coinvolge le principali aziende di confezionamento italiane – ha detto Granieri – che acquisteranno dai nostri olivicoltori un quantitativo di 100mila quintali di olio extravergine di oliva 100% italiano per un valore di oltre 50 milioni di euro e la Puglia farà la parte da leone, perché in questa regione si produce oltre il 50% dell'olio italiano".

Previste da contratto specifiche maggiorazioni che "variano da 0,30 a 0,60 euro – ha precisato Granieri - sulla base di parametri legati alla sostenibilità e l'olio extravergine 100% italiano e biologico sarà pagato il 20% in più rispetto al convenzionale. Il prezzo minimo, calcolato sulla scorta di dati Ismea e Borsa merci di Bari, sarà di euro 4,30 ivato, al di sotto del quale non si potrà scendere a prescindere dall'andamento del mercato, a cui si aggiungeranno le percentuali di maggiorazione".

Il presidente Granieri ha spiegato che l'accordo di filiera è nato "dall'esigenza di recuperare il deficit commerciale italiano, con una programmazione che prevede di aumentare nei prossimi 4 anni la superficie coltivata da poco più di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari anche con l'aumento delle aree irrigue con tecniche innovative di risparmio idrico. Si tratta di potenziare una filiera che coinvolge in Italia oltre 400 mila aziende agricole specializzate con una produzione localizzata per metà in Puglia".


5 luglio: Cno e Unasco in sortita per alleare il ministro

Nella mattinata di ieri, mentre Granieri spiegava la natura dell'accordo a Bari, il ministro Centinaio, è stato sentito dalle Commissioni agricoltura della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, riunite in sessione comune, alle quali ha elencato le priorità del governo in materia agricola.

Sortita che offre il pretesto ai presidenti del Cno, Gennaro Sicolo e di Unasco, Luigi Canino, che insieme rappresentano il 60% della produzione olivicola italiana, per una nuova raffica di bordate contro il contratto di filiera Coldiretti - Federolio – Unaprol - Fai: "Gli olivicoltori italiani accolgono con soddisfazione le dichiarazioni del ministro Centinaio che ha indicato tra le priorità del governo la tutela dei prodotti del made in Italy contro le frodi e l'italian sounding, maggiori controlli su qualità e tracciabilità, il rafforzamento della filiera olivicola e della cooperazione a tutela dei produttori e dei consumatori – sibilano i due.

Per poi fare fuoco ad alzo zero: "È una bocciatura nemmeno troppo velata all'Italico, la squallida miscela di oli italiani con oli comunitari ed extracomunitari, avallata e difesa a spada tratta da Coldiretti e Federolio, che con il loro accordo farlocco hanno svenduto la dignità degli olivicoltori italiani".

Sicolo e Canino infine aprono verso il governo, cercando un alleato forte in quello che appare ormai uno scontro finale: "Questo cambio di passo nell'azione di governo era ciò che gli olivicoltori attendevano da tempo per rilanciare e valorizzare uno dei settori più importanti dell'economia agricola. Siamo a disposizione del ministro Centinaio e del governo per lavorare insieme e trasformare in fatti concreti tutti i buoni propositi di questo inizio di legislatura".


5 luglio: "L'italico è una fake news"

Ma mentre si unisce al coro contrario all'Italico anche Loiodice, arriva in serata la smentita di Coldiretti, che qui integralmente si riporta.

"Non esiste alcun riferimento al nome italico né tantomeno alle miscele di oli extravergine di oliva made in Italy con quelli importati dall'estero nel più grande contratto di filiera per l'olio made in Italy di sempre siglato da Coldiretti, Unaprol, Federolio e Filiera Agricola Italiana, che coinvolge le principali aziende di confezionamento italiane".

"Lo rendono noto le organizzazioni firmatarie nel precisare che si tratta di una fake news diffusa ad arte per cercare di colpire un accordo storico per l'olio italiano al 100%, da olive coltivate e molite in Italia, che riguarda un quantitativo di 100 mila quintali per un valore del contratto di filiera di oltre 50 milioni di euro, che taglia intermediazioni, speculazioni e faccendieri.
Si tratta di una notizia falsa cavalcata, più o meno strumentalmente, per interessi che non hanno nulla a che fare con il bene del made in Italy, dei consumatori e degli imprenditori agricoli che in migliaia si stanno interessando per valutare liberamente le opportunità e le condizioni offerte da un contratto con un prezzo minimo garantito e finalmente la possibilità di una pianificazione produttiva pluriennale
".

Leggi anche: Olio, Assitol silura il contratto di filiera Coldiretti-Federolio

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