Il dato è mio e me lo gestisco io

Nell'era dell'agricoltura 4.0 sono i dati una delle ricchezze delle imprese agricole. Ma bisogna saperli proteggere. Un Codice di autocondotta prova a farlo

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

codice-deontologico-big-data.png

Il Codice di condotta è stato firmato a Bruxelles da diverse associazioni
Fonte foto: Agronotizie

L'agricoltura italiana sta lentamente entrando nell'era digitale. Le imprese agricole che abbracciano l'agricoltura 4.0 sono in aumento e avranno un incremento significativo probabilmente con l'avvio della nuova Pac che prevede un taglio del 5% delle risorse (per l'Italia significa quasi 3 miliardi di euro in meno), ma che avrà un occhio di riguardo per quelle aziende che faranno sforzi per sfruttare le potenzialità dei Big data.

Che cosa sono i Big data? Sono quella mole enorme di dati che vengono istantaneamente prodotti da attrezzature e sensori in campo e che possono essere utilizzati, meglio se in tempo reale, per prendere decisioni, mediate dall'uomo o automatiche. Un esempio sono i sistemi di irrigazione intelligente che misurano l'umidità del suolo, 'leggono' le previsioni metrologiche e decidono se attivare o meno l'irrigazione, tenendo ovviamente conto della coltura e del suo stadio fenologico.

Nelle aziende agricole 4.0, oltre alla terra e al saper fare dell'agricoltore, sono i dati la vera ricchezza. E sui dati si sta già combattendo una guerra silenziosa per il loro controllo. Chi gestisce i dati possiede la ricchezza, è l'insegnamento che ci ha lasciato l'era di internet. Ma di chi sono i dati raccolti da una mietitrebbia di proprietà di un contoterzista? O le mappe di vigore elaborate da una società di consulenza?

"Il diritto di determinare chi ha accesso ai dati è nelle mani di chi il dato lo ha originato", è scritto nero su bianco nel Codice di condotta sulla condivisione dei dati nel settore agricolo firmato a Bruxelles da stakeholder di settore come Copa-Cogeca, Esa, Fertilizers Europe, Cema, Ceettar, Ceja, Ecpa, Effab e Fefac. E il Codice riconosce che "l'originatore è colui che ha creato o raccolto il dato o che ha incaricato un soggetto terzo per questo scopo". Insomma, che sia l'agricoltore con la sua centralina meteo o il contoterzista con la sua mietitrebbia, il dato generato è e rimane dell'impresa agricola.

Il Codice promuove i benefici della condivisione dei dati e vuole mettere le aziende agricole e le cooperative nelle condizioni di passare rapidamente in un'era di agricoltura digitale. Il Codice mette in luce anche le relazioni contrattuali e fornisce indicazioni sull'uso dei dati agricoli, in particolare sui diritti di accesso e utilizzo.

I Big data hanno certamente valore per le singole imprese agricole, ma acquistano ancor più rilievo se inseriti in un contesto più ampio, in cui ogni azienda può confrontare i propri dati con quelli di altre migliaia di realtà. Che è poi il modello (di successo) di Farmer business network, una piattaforma che sta dilagando negli Usa e in Canada in cui gli agricoltori caricano i propri dati e ricevono consigli basati sulle informazioni fornite da centinaia di migliaia di altri agricoltori.

"I firmatari del Codice ritengono che l'accesso a dati agricoli accurati sia vitale per sviluppare un'agricoltura digitale che consenta agli agricoltori e alle cooperative di produrre di più utilizzando meno risorse", si legge nel documento. "Al fine di cogliere appieno i benefici dell'agricoltura digitale, la condivisione dei dati tra diversi partner nella catena agroalimentare deve essere condotta in modo equo e trasparente".

Il Codice, non vincolante, ha valore solo se tutti gli attori lungo la filiera agroalimentare lo rispetteranno. Ma a giudicare dalle sigle che hanno firmato il documento i presupposti per il suo successo ci sono tutti. Copa-Cogeca rappresenta milioni di agricoltori in tutta Europa e il Ceja quelli più giovani. Il Cema, l'associazione europea dei produttori di macchine agricole, rappresenta i soggetti che di fatto producono la maggior parte dei dati con le macchine in campo.

A firmare sono stati anche Fertilizers Europe, che rappresenta le maggiori industrie che producono fertilizzanti, l'Esa (European seed association), che riunisce i produttori di sementi e l'Ecpa (European crop protection), che aggrega le aziende attive nella difesa delle piante. Multinazionali che hanno sviluppato molti applicativi digitali dedicati alle aziende agricole.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: pac unione europea politica agricola big data agricoltura digitale

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 196.162 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner