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Puglia, impossibile programmare il pomodoro da industria

Anicav e Op hanno rinviato la trattativa perchè a Foggia non sono ancora stimabili gli investimenti, a causa della carenza d'acqua nei bacini ad uso plurimo, Occhitto in testa. Qui la risorsa immagazzinata serve anche a soddisfare la domanda idropotabile dell'Aquedotto pugliese

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Diga di Occhitto sul Fortore, una riserva potenziale da 333 milioni di metri cubi d'acqua, che ha bisogno di essere integrata da altre opere
Fonte foto: © Consorzio per la bonifica della Capitanata

Fornita tanta acqua per bere, quanta ne resterà per irrigare i pomodori in campagna?
La domanda purtroppo non è accademica e se la stanno ponendo in Puglia gli agricoltori che intendono pianificare le semine per la stagione orticola primaverile - estiva del 2018. Questo perché ancora oggi, nonostante le recenti e ripetute piogge, l'acqua scarseggia nei principali invasi pugliesi ad uso plurimo: potabile e irriguo.

Il problema è vasto ed importante.
Non si possono ancora stabilire gli investimenti degli agricoltori nella coltura del pomodoro da industria perché i volumi dei principali invasi irrigui della Capitanata sono ancora molto bassi: meno della metà rispetto allo scorso anno di questi tempi.
Se ne è parlato ieri, 20 febbraio 2018, durante un incontro tra l'Associazione nazionale industria conserve alimentari vegetali e le principali organizzazioni di produttori coinvolte coi loro associati nella coltivazione del pomodoro da industria.

Per cui, la trattativa su quanto produrre e a quali prezzi nell'intero Centro Sud Italia è stata rimandata al 28 febbraio prossimo, in attesa di capire cosa succederà nelle riserve idriche della provincia di Foggia dove per irrigare un ettaro di pomodoro da industria sono necessari almeno 4mila metri cubi d'acqua per campagna.


Manca l'acqua, l'allerta a Foggia scatta il 13 febbraio

Il primo allarme ai coltivatori del foggiano è arrivato alla vigilia di San Valentino: il 13 febbraio il Consorzio per la bonifica della Capitanata ha emanato un comunicato stampa, a cura dell'ufficio studi, dove si legge: "I livelli registrati oggi negli invasi gestiti dal Consorzio per la bonifica della Capitanata equivalgono ai seguenti volumi invasati: Occhito sul Fortore, mc 102.346.280, Capaccio sul Celone mc. 7.073.500, San Pietro sull'Osento mc. 2.300.000 e Marana Capacciotti mc. 16.284.600, volumi ben al di sotto di quelli registrati negli ultimi 5 anni. Se permane questa situazione e non arriveranno abbondanti piogge nel breve periodo ad aumentare la scarsa quantità di acqua attualmente presente negli invasi – continua la nota – si rischia di non poter dar corso ad un esercizio irriguo regolare: non potrà essere garantita né la dotazione complessiva né la durata consueta della stagione irrigua.”

Nello stesso comunicato del 13 febbraio il Consorzio invitava gli utenti consorziati: "A tenere in debito conto la situazione di carenza idrica e in relazione alla stessa i possibili scenari in ordine alla programmazione degli investimenti colturali".

Il 16 febbraio l'allerta del Consorzio è ripreso dall'Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue e con gli stessi valori in termini di volumi idrici rilevati giorno 13 dall'ente di bonifica foggiano.

AgroNotizie il 19 febbraio 2018, nel rilanciare l'allarme dell'Anbi, ha rilevato sul sito web del Consorzio per la bonifica della Capitanata valori in decisa crescita sui mesi precedenti, ma non di molto superiori a quelli del 13 febbraio: 103,9 milioni di metri cubi d'acqua erano presenti nell'invaso di Occhitto.

Oggi, 21 febbraio 2018, il Consorzio per la bonifica della Capitanata rileva i seguenti valori sui volumi d'acqua presenti negli invasi: "Occhito sul Fortore mc. 106.575.760, Capaccio sul Celone mc. 7.585.000, San Pietro sull'Osento mc 2.650.000 e Marana Capacciotti mc. 18.721.900".

Sono questi i numeri di un'emergenza annunciata, perché – in media – manca la metà dell'acqua rispetto allo scorso anno e perché ormai i tempi stringono per una programmazione colturale, che, se non dovesse cadere sul pomodoro, dovrebbe comunque orientarsi su una coltura irrigua a ciclo breve anche se meno idroesigente.


Bacino del fiume Fortore, i diversi usi dell'acqua

L'appello del Consorzio di Capitanata, diramato già il 13 febbraio, è giustificato dall'approssimarsi della stagione irrigua, che inizia il primo aprile, giorno di Pasqua, quando l'acqua dovrebbe arrivare nei campi, ma non ve ne è alcuna certezza, visto che la diga di Occhitto, il principale invaso della zona, deve comunque assicurare anche una fornitura di acqua potabile non inferiore ai 60 milioni di metri cubi anno, e che potrebbe presto raggiungere gli 80 milioni, che ha precedenze su quella rilasciata alle manichette per uso irriguo, mentre vi sono impegni per usi industriali complessivi di almeno 35 milioni metri cubi anno.

Il tutto, mentre a Foggia e provincia l'Aquedotto Pugliese, che attinge alle acque di Occhitto, ha già razionato l'acqua all'utenza idropotabile, tra le proteste della popolazione, che negli ultimi anni ha visto crescere notevolmente la bolletta dell'acqua.

Il solo bacino irriguo del Fortore – oltre 102mila ettari di superficie – dovrebbe ricevere nella stagione irrigua 200 milioni di metri cubi d'acqua dalla diga di Occhito e da altri invasi minori dello stesso bacino.

Mancano all'appello in una stagione così incerta gli apporti della progettata e mai realizzata diga di Piano dei limiti, sempre su fiume Fortore – da 40 milioni di metri cubi - il maggiore dei quattro bacini che dovrebbero completare i serbatoi irrigui dell'area. L'opera è in attesa di un finanziamento - all'epoca stabilito da un accordo tra Stato e Regione Puglia, ma è stata sempre osteggiata dalla Regione Molise. La sua costruzione porterebbe 20 milioni di metri cubi anno d'acqua in più per i soli fini irrigui in provincia di Foggia.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: irrigazione siccità acqua accordo

Temi caldi: pomodoro da industria

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