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La sostenibilità al centro della 21esima giornata frutticola

Gelate, qualità dei suoli, difesa: i temi che hanno coinvolto quattrocento frutticoltori durante la giornata tecnica, a Cles (Tn), organizzata dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con il Consorzio Melinda e Apot

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La riorganizzazione del Centro trasferimento tecnologico risponde alle nuove necessità e ai bisogni del mondo agricolo
Fonte foto: © Isantilli - Fotolia

Quattrocento frutticoltori hanno partecipato il 15 febbraio, a Cles (Tn), alla 21esima edizione della giornata frutticola organizzata dalla Fondazione Edmund Mach in collaborazione con il Consorzio Melinda e Apot.
Gelate tardive e metodi di difesa, qualità biologica dei suoli, patogeni emergenti e scopazzi del melo sono i temi affrontati nel corso dell'incontro tecnico.

In apertura dell'incontro il direttore generale, Sergio Menapace, ha spiegato che la riorganizzazione del Centro trasferimento tecnologico, operativa da gennaio col nuovo dirigente Claudio Ioriatti, risponde alle nuove necessità e ai bisogni del mondo agricolo. La grande novità è rappresentata dal terzo dipartimento, quello dedicato all'agricoltura di montagna con un'ottica più attenta alla sostenibilità e al biologico.

"Un filo conduttore, quello della sostenibilità, che coinvolge trasversalmente tutte le attività dell'ente, dalla formazione alla ricerca alla sperimentazione" ha sottolineato Menapace. L'incontro, moderato da Tommaso Pantezzi, responsabile dell'ufficio frutticoltura del Centro trasferimento tecnologico, ha affrontato vari temi.
Eccoli, di seguito.


Gelate tardive: dalla previsione alla difesa. Allo studio moderni sistemi che risparmiano acqua 

Il primo tema affrontato è stato quello delle gelate. Nel 2017 la produzione trentina, ed in particolare quella delle valli del Noce, è stata fortemente danneggiata dalla straordinaria gelata del 20 - 21 aprile. Come si verificano le gelate, i metodi di previsione e i sistemi di allertamento sono stati illustrati da Giambattista Toller e Piergiorgio Ianes, mentre Gianluca Giuliani, Mario Springhetti, Massimo Prantil, Roberto Torresani si sono concentrati sui metodi di difesa.

La Fem, già da qualche anno, gestisce un sistema di previsione delle gelate, in collaborazione con Meteotrentino, ma soprattutto la fase di monitoraggio dei dati attraverso le proprie stazioni agrometeo ed il servizio di allertamento. 

Osservando i dati relativi alle gelate più importanti, dal 1995 al 2017, rilevati in zona collinare, si è notato un aumento della frequenza nell'ultimo decennio rispetto a quello precedente (2012 – 2016 – 2017 tre annate con danni da gelo anche se di entità diversa). In linea con i cambiamenti climatici che vedono un aumento delle temperature, di circa 2 gradi nell'ultimo trentennio, anche le primavere relativamente più calde hanno fatto anticipare l'epoca della fioritura che rappresenta la fase più a rischio. La gelata del 21 aprile 2017 si è verificata quando la fioritura era già terminata da qualche giorno nelle zone situate nella bassa e media Valle, ma anche nelle fasce più alte era pressochè ultimata.

L'evento del 2017 è stato particolarmente grave in quanto ha compromesso non solo la quantità del raccolto, ma anche la sua qualità. I tecnici hanno spiegato che l'irrigazione antibrina sovrachioma si conferma il metodo più efficacie, ma richiedendo la disponibilità di elevate quantità di acqua, non è certo possibile proporne l'estensione su tutte le superfici soggette ad elevato rischio di gelata. Ecco allora l'attenzione della ricerca e della sperimentazione verso altre interessanti modalità di utilizzo dell'acqua, meno dispendiose, quali l'irrigazione sottochioma oppure quella sovrachioma localizzata solo sul filare delle piante, già in uso in alcune realtà. Sono stati illustrati anche metodi di difesa attiva che non utilizzano l'acqua come ventole per rimescolare l'aria, macchine che producono calore, accensione di candele.


Suoli frutticoli della Valle di Non: buona la qualità biologica. Indagine biennale su 36 frutteti

Andrea Cristoforetti ha parlato dell'indagine sulla qualità biologica dei suoli frutticoli della Val di Non. Questi terreni ospitano da decenni la monocoltura del melo con interventi che possono influenzare la biologia del suolo, come il compattamento per il passaggio con mezzi meccanici, le lavorazioni e i trattamenti fitosanitari e diserbanti.

Al fine di verificare il livello della qualità biologica dei suoli frutticoli è stata condotta un'indagine sfruttando una particolare caratteristica degli animali sotterranei, soprattutto gli invertebrati, che interagiscono continuamente con l'ambiente che li circonda "registrandone" ogni alterazione e sono quindi indicatori attendibili delle variazioni delle condizioni naturali del suolo. Prelevando campioni di terreno e verificando la presenza in essi dei diversi gruppi di invertebrati, connotati da differente qualità, è possibile attribuire ad un suolo un punteggio che esprime il suo livello di biodiversità e in termini più generali la sua qualità biologica.

L'indagine condotta dalla Fem, articolata su due anni, ha interessato 36 frutteti rappresentativi delle tipologie di suolo della Valle ed ha visto il prelievo e l'analisi di centinaia di campioni applicando diversi indici. I risultati ottenuti indicano nel complesso un buon livello di biodiversità e di qualità biologica dei suoli indagati; nei campioni di terreno prelevati lungo il filare sono stati rilevati in media indici di qualità del suolo migliori rispetto all'interfilare.


Contenimento di alcuni patogeni e fitofagi emergenti

Matteo de Concini, Michele Berti, Andrea Branz, Fabrizio Dolzani si sono concentrati su ticchiolatura, afide lanigero e cimice asiatica (Halyomorpha halys).
I relatori hanno spiegato che le restrizioni legislative e le limitazioni d'utilizzo di alcuni prodotti fitosanitari determinano un cambiamento nella strategia di difesa dalla ticchiolatura.
L'afide lanigero in tutte le zone frutticole italiane, negli ultimi anni ha registrato una crescente aggressività e il suo contenimento è spesso risultato problematico.
La cimice asiatica, un fitofago alieno che nel giro di pochi anni è diventato l'insetto chiave negli Stati Uniti ma anche in diverse zone della Pianura Padana, è stata segnalata nel corso del 2017 in tutti gli areali frutticoli del Trentino pertanto è necessario mantenere costantemente monitorata al situazione.

Tutti questi fattori portano a rimodulare le strategie di gestione della difesa fitosanitaria del frutteto. In relazione ai risultati ottenuti nelle prove sperimentali ed esperienze di campo effettuate, in particolare durante l'anno 2017, sono state elaborate delle proposte operative per affrontare questa annata frutticola. 


Scopazzi del melo: situazione stabile, ma va mantenuto alto il livello di attenzione 

Maurizio Chini, Damiano Flaim, Mattia Zaffoni hanno invece illustrato i risultati dei monitoraggi eseguiti negli ultimi anni. Dai monitoraggi effettuati si rileva che la situazione nelle Valli del Noce è nel complesso stabile, tuttavia deve rimanere alta l'attenzione da parte dei frutticoltori per evitare che la malattia possa diffondersi in modo grave come successo negli anni duemila. In Val di Non i monitoraggi eseguiti negli ultimi 7- 8 anni hanno rilevato percentuali medie di piante con scopazzi che si attestano attorno allo 0,2-0,4%; le situazioni più problematiche in generale si rilevano nelle zone frutticole dell'alta Valle .

All'interno di questo quadro complessivamente buono, sono stati però monitorati alcuni frutteti dove le percentuali di piante malate arrivano anche oltre il 20%-30%; questo si verifica soprattutto nei vecchi impianti e dove non viene fatta una completa e costante estirpazione delle piante sintomatiche.

Tutti i rilievi eseguiti negli ultimi anni hanno evidenziato l'importanza di effettuare l'estirpo delle piante sintomatiche, intervento che non sempre viene eseguito in maniera totale e corretta. I tecnici hanno ribadito che solo attraverso una gestione corretta e responsabile della problematica (lotta ai vettori ed estirpazione delle piante sintomatiche), la malattia può essere affrontata e contenuta efficacemente riducendo al minimo i danni alle aziende frutticole.
Per ottenere questo obiettivo è indispensabile che tutte le componenti del mondo frutticolo Trentino affrontino in modo responsabile e coordinato la problematica; proprio in tale direzione sono risultati significativi e importanti gli interventi di Lorenza Tessari dell'Ufficio Fitosanitario Pat e di Alessandro Dalpiaz – direttore di Apot.

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