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Vino, verso un futuro più sostenibile

A Naturae et Purae, prologo della 26esima edizione del Merano wine festival, si sono confrontate numerose posizioni e visioni sui prossimi obiettivi della viticoltura e dell'enologia

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Come si arriva ad un futuro del vino più rispettoso della natura?

Sono state le nuove tendenze del vino le protagoniste di Naturae et Purae, prologo della 26esima edizione del Merano wine festival, andata in scena lo scorso 9 novembre nella Sala Deuster di Castel Trauttmansdorff.

Il futuro del vino sarà sempre più rispettoso dell'ambiente e libero dalla chimica di sintesi: questo è ciò che è emerso nel convegno Naturae et Purae all'interno della rassegna "Bio&Dynamica". I dati Nielsen mostrano un'Italia sempre più green con gli ettari vitati che nel 2016 hanno toccato i 103.545 ettari con una crescita del +23,8% rispetto al 2015.

"Quo vadis, the future is natural?" recitava in maniera provocatoria il titolo del convegno, curato dal giornalista enogastronomico Angelo Carrillo in collaborazione con il patron del Merano wine festival Helmuth Köcher.
Ma come ci si arriva a questo futuro? A Merano si sono confrontate posizioni e visioni diverse riguardanti il futuro della viticoltura e dell'enologia, e tanti sono stati i riferimenti alla scalata di quote di mercato da parte dei vini biologici che nella Gdo, come dimostrano i dati Nielsen, hanno visto un aumento significativo delle vendite di +19,7%.

Il convegno è stato ricco di spunti di riflessione offrendo un confronto tra ricerca scientifica e sensibilità ambientaliste, con la scienza e la cisgenetica da una parte e i vini naturali dall'altra. Su queste tematiche si sono espressi sette esperti del settore.

Da una parte c'è stato il punto di vista dei cosiddetti "vignaioli naturali" sostenuto da Angiolino Maule, fondatore della realtà "VinNatur" formata da 180 produttori, dall'altra parte il punto di vista scientifico caldeggiato dal professore Attilio Scienza.
"L'ostacolo principale alla diffusione dei vitigni resistenti è di natura culturale. Le stesse varietà attuali sono il risultato di incroci spontanei che l'uomo ha selezionato in funzione degli ambienti di coltivazione e della sua cultura" ha affermato Attilio Scienza.

L'ago della bilancia è stato probabilmente il winemaker Giorgio Grai che si è espresso dichiarando che le posizioni non devono essere estremiste, né dal lato della ricerca scienza né da quello della natura.
"Cambiamenti climatici, inquinamento delle città, mari e oceani con isole di plastica e terreni che ormai sono asfittici e morti, per il tipo di conduzione. Dobbiamo provare a migliorare le cose" ha affermato Grai.

"Le strategie sono diverse ma la finalità è la stessa", con queste parole Angelo Carrillo, ha concluso il convegno.

La giornata è stata chiusa dall'esperto di cibi fermentati Carlo Nesler, che ha introdotto l'argomento che si sarebbe sviluppato in maniera approfondita il giorno successivo.

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