Ogm, a che punto siamo

Con una sentenza la Corte di giustizia Ue ha affermato che gli Stati membri e la Commissione possono vietarne la produzione solo se sono accertati i rischi per la salute umana, per quella animale e per l'ambiente

Alessio Pisanò di Alessio Pisanò

Questo articolo è stato pubblicato oltre 2 anni fa

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Secondo la Corte Ue il principio di precauzione non è sufficiente per proibirne la coltivazione
Fonte foto: © Mediteraneo - Fotolia

Gli Stati possono vietare la coltivazione dei prodotti Ogm solo se accertato un grave rischio per la salute umana, degli animali o per l'ambiente, il principio di precauzione non basta.
E' quanto afferma la Corte di giustizia europea nella sua sentenza sul caso di Giorgio Fidenato, l'agricoltore  di Pordenone che aveva fatto ricorso nei confronti del divieto italiano del 2013 precedente alla possibilità accordata dalla Commissione europea di deroghe nazionali dell'aprile 2015.
 

La sentenza della Corte Ue

La Corte di giustizia europea constata che, "qualora non sia accertato che un prodotto geneticamente modificato possa manifestamente comportare un grave rischio per la salute umana, per la salute degli animali o per l'ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione di mais Mon 810".
 

Principio di precauzione "insufficiente"

La Corte sottolinea che il principio di precauzione, che presuppone un'incertezza sul piano scientifico in merito all'esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure. Sebbene tale principio possa giustificare l'adozione di misure provvisorie di gestione del rischio nel settore degli alimenti in generale, esso non permette di eludere o di modificare, in particolare rendendole meno stringenti, le disposizioni previste per gli alimenti geneticamente modificati, poiché essi sono già stati oggetto di una valutazione scientifica completa prima di essere immessi in commercio.
 

Illegittimo divieto italiano coltura Ogm

Nel 2013 il Governo italiano ha chiesto alla Commissione di adottare misure di emergenza per vietare la coltivazione di mais Mon 810 alla luce di alcuni nuovi studi scientifici realizzati da due istituti di ricerca italiani.
Sulla base di un parere scientifico emesso dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), la Commissione ha concluso che non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste che fossero capaci di invalidare le proprie precedenti conclusioni sulla sicurezza del mais Mon 810.
Nonostante ciò, nel 2013 il Governo italiano ha adottato un decreto che vietava la coltivazione del Mon 810 nel territorio italiano.
 

Il caso Fidenato

Gli agricoltori Fidenato e Taboga erano imputati in un procedimento penale in Italia per aver coltivato mais transgenico di tipologia Mon 810 nel loro campo a Colloredo di Monte Albano in provincia di Udine.
Dopo diverse sentenze italiane, il giudice del Tribunale di Udine si era rivolto alla Corte di giustizia Ue per stabilire se il divieto dell'Italia di coltivazione del mais transgenico Mon 810 del 2013 sia compatibile con il diritto dell'Unione.
 

La procedura di autorizzazione Ogm in Europa

Oggi l'autorizzazione degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) è concessa caso per caso a livello Ue, previa presentazione di una domanda. Agli Stati membri spetta di procedere alla valutazione iniziale dei rischi connessi alla coltivazione degli Ogm.
 

Immissione in commercio legale dal 1998

Nel 1998 la Commissione ha autorizzato l'immissione in commercio di mais geneticamente modificato Mon 810. Nella sua decisione, la Commissione ha richiamato il parere del comitato scientifico, secondo cui non vi era motivo di ritenere che il suddetto prodotto avrebbe avuto effetti pregiudizievoli per la salute umana o per l'ambiente.
 

Divieto nazionale di cultura dal 2015

Il 22 aprile 2015, la Commissione europea aveva presentato una revisione all'attuale normativa (direttiva Ue 2015/412) che prevede che un Ogm autorizzato in Europa come alimento o mangime possa essere invece vietato dagli Stati membri nella loro catena alimentare (misure di opt-out). Per far questo, le misure di opt-out dovranno fondarsi su motivi legittimi diversi da quelli valutati a livello dell'Ue, vale a dire su rischi per la salute umana o animale o per l'ambiente.
Gli Stati membri dovranno giustificare la compatibilità delle loro misure di opt-out con la legislazione sul mercato interno dell'Ue e gli obblighi internazionali dell'Ue e dell'Omc.

Questa proposta legislativa sarà ora trasmessa al Parlamento europeo e al Consiglio e seguirà la procedura legislativa ordinaria.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: ogm unione europea salute animale salute

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