Grano e riso, l'etichetta dirà da dove vengono

Firmati due decreti per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine delle materie prime. Positive le reazioni del mondo agricolo italiano

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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I ministri Martina e Calenda hanno firmato i decreti per l'etichettatura di pasta e riso
Fonte foto: © Maresol

Dal 20 luglio 2017 è legge l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano in etichetta. E' di ieri infatti la firma dei due decreti interministeriali da parte dei ministri Maurizio Martina (Politiche agricole) e Carlo Calenda (Sviluppo economico).

I provvedimenti introducono la sperimentazione per due anni del sistema di etichettatura, nel solco della norma già in vigore per i prodotti lattiero-caseari e in attesa che la Ue attui l'articolo 26, paragrafo 3 del Regolamento Ue 1169/2011 con atti di esecuzione.

I due decreti, molto attesi, sono il frutto anche di una consultazione popolare condotta via web dal Mipaaf, secondo la quale l'80% dei consumatori italiani desidera conoscere la provenienza del riso e della materia prima della pasta, il grano duro.
Positive le reazioni nel Mezzogiorno d'Italia, dove è fortemente radicata la coltivazione del grano duro. 
 

Grano e pasta

Il decreto prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il paese di coltivazione del grano e paese di molitura.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: "paesi Ue, paesi non Ue, paesi Ue e non Ue".
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi Ue e/o non Ue".
 

Riso

Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere distintamente indicati: “Paese di coltivazione del riso”, “Paese di lavorazione” e “Paese di confezionamento”. Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: paesi Ue, paesi  non Ue, paesi Ue e non Ue.
 

Origine visibile in etichetta 

Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.
I provvedimenti prevedono una fase di 180 giorni per l'adeguamento delle aziende a nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte e non a norma.
 

Decreti in vigore fino a piena attuazione Regolamento Ue 1169/2011

I decreti decadranno in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (Ue) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.
 

Le dichiarazioni di Martina

"È un passo storico - ha dichiarato ieri il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina - Puntiamo a dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di due filiere fondamentali per l'agroalimentare eade in Italy. Con questa decisione l'Italia si pone all'avanguardia in Europa sul fronte dell'etichettatura, come chiave di competitività per tutto il sistema italiano".

"Chiediamo con ancora più forza oggi all'Unione europea di fare scelte coraggiose, di dare ai cittadini e alle aziende risposte concrete - ha aggiunto Martina, citando e non nominado il Ceta - tanto più davanti alla conclusione di accordi commerciali internazionali che rappresentano un'opportunità da cogliere e che dovranno essere accompagnati da scelte sempre più forti per la trasparenza e la massima informazione in grado di unire al meglio protezione e promozione delle nostre esperienze agroalimentari".
 

Le reazioni delle regioni del Mezzogiorno

In Puglia, prima regione italiana produttrice di grano duro, prende posizione Coldiretti: “Un pacco di pasta su tre prodotto in Italia è fatto con grano coltivato all’estero ed è per questo che il Decreto sull’etichettatura obbligatoria dell’origine del grano è fondamentale per creare la linea del discrimine tra chi fa spaghetti, maccheroni e orecchiette con grano pugliese e chi con grano canadese, russo o francese - ha commentato il presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - I consumatori devono essere messi nella condizione di scegliere

Parlando a Messina durante  il convegno sul contrasto alle agro mafie promosso da Coldiretti, l'assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana Antonello Cracolici ha accolto con favore la firma del decreto: "E’ una grande notizia per produttori che potranno scommettere su una tutela più forte del valore della biodiversità, per difendere con maggiore efficacia la qualità dei prodotti autoctoni”.

“Si rafforzano con i decreti due filiere importanti - ha sottolineato Luca Braia, assessore all’Agricoltura della Basilicata - Grandi opportunità arriveranno anche dal Programma di sviluppo rurale della Basilicata 2014-2020 che nelle prossime settimane sosterrà con le misure 4.1, 4.2 e 16.0 proprio il miglioramento delle filiere".

“E’ arrivato sicuramente il momento per la nostra regione – ha aggiunto - che con 135mila ettari è la terza produttrice di grano duro in Italia, di provare ad aggredire i mercati con prodotti anche trasformati, di qualità, attraverso la valorizzazione di varietà lucane come il Senatore Cappelli, il Saragolla, il Carosella”.

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