Sud, non c'è accordo sul pomodoro da industria

Lo ha comunicato ieri l'Anicav. Le posizioni tra i conservieri e le Op restano distanti su prezzi e criteri di premialità sul rispetto degli obiettivi di produzione. Dura presa di posizione della Cia Foggia

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Pomodori pelati, la parte agricola ha condiviso una politica comune di valorizzazione di questo prodotto tipico del Centro Sud
Fonte foto: © Anicav

Al momento non c’è alcun accordo interprofessionale per la campagna di trasformazione del pomodoro da industria nel Bacino Centro Sud. Ieri, 3 maggio 2017, con un lungo e articolato comunicato stampa, l’Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali, Anicav, ha reso noto che respinge la controproposta presentata dalle Op del Centro Sud Italia che rappresentano le imprese agricole impegnate nella coltivazione del pomodoro da industria.

Lontanissimi tra loro i prezzi offerti: Anicav aveva proposto euro 0,087 al chilogrammo per il pomodoro lungo e euro 0,082 per il tondo. Mentre si attestavano invece a euro 0,105 per il lungo e euro 0,095 per il tondo, i prezzi contenuti nella controproposta delle Op Assodaunia, Aoa, Apopa, Almaseges, Concoosa, Aom, Apom, La Palma, Apo Foggia, Conapo, Apoc Salerno, Fimagri, Terra Orti. Secco il no di Anicav, e si registra una dura presa di posizione della Cia Foggia: “Ci chiedono di produrre sottocosto" accusa il presidente Michele Ferrandino.
 
Le Op, lo scorso 27 aprile, hanno inviato ad Anicav una controproposta, con la quale, tra l’altro, avevano condiviso la proposta di programmazione produttiva di Anicav – 2,4 milioni di tonnellate di pomodoro da conferire, respinto la proposta di premialità e penalità legata all’obiettivo di produzione “In quanto non applicabile per l’assenza di un meccanismo di controllo" – è scritto nel documento di cui AgroNotizie è entrato in possesso – mentre sui prezzi erano state formulate anche specifiche richieste: pomodorino a euro 0,180 al chilogrammo e una maggiorazione del 30% per il prodotto biologico.

La parte agricola, nel ricordare che tali prezzi sono “invariati rispetto alla campagna 2016” aveva sostenuto che hanno unicamente la funzione “di preservare il reddito degli agricoltori”. Le Op, inoltre, avevano proposto una “revisione dei parametri qualitativi” e si erano dette disponibili a condividere un investimento di “proprie risorse” per la valorizzazione del pomodoro lungo pelato del Centro Sud.

“Dopo la chiusura dell’Accordo Quadro nel Bacino del Nord lo scorso 7 marzo, nonostante la nostra volontà di addivenire, in tempi brevi, ad un accordo per la gestione della campagna di trasformazione del pomodoro anche nel Bacino Centro Sud – ha dichiarato ieri il presidente dell’Anicav, Antonio Ferraiolila parte agricola, con un ritardo incomprensibile, ha risposto alle nostre richieste con proposte irricevibili che rendono difficile qualsiasi tentativo di dialogo”.

L’Anicav, al tavolo per la contrattazione del pomodoro da industria dello scorso 6 aprile, aveva posto due condizioni necessarie per l’intera filiera: una chiara pianificazione degli ettari unita ad un'attenta programmazione delle quantità e la certezza del contratto.

“La rappresentanza agricola, dopo più di tre settimane dall’incontro, ha respinto ogni tipo di ragionamento in merito alla possibilità di inserire clausole contrattuali e formule tecniche finalizzate a garantire il rispetto degli obblighi delle parti e, ancora più grave, ha palesato una incapacità a porre in essere azioni di pianificazione e monitoraggio finalizzate a favorire un meccanismo di controllo delle quantità – è scritto nella nota Anicav di ieri.

Anicav inoltre definisce la controproposta delle Op “provocatoria”, poiché propone prezzi addirittura superiori a quelli della campagna 2016, senza tenere conto che tutti i nostri competitor internazionali hanno fatto registrare riduzioni dei prezzi rispetto alla scorsa campagna e che nel Bacino del Nord la riduzione è stata di circa il 6%”.

“Il nostro auspicio – ha affermato il presidente Ferraioli – è che la parte agricola riveda la propria posizione onde consentire una ripresa del dialogo”.

"L'Anicav intende pagare il nostro pomodoro lungo euro 0,087 al chilo e corrispondere euro 0,082 per il tondo: ci chiedono di produrre sottocosto, è molto difficile in queste condizioni arrivare a un accordo". E' Michele Ferrandino, presidente di provinciale Cia agricoltori italiani Foggia, a commentare la presa di posizione dell'Anicav rispetto alla mancata intesa sulla campagna di trasformazione del pomodoro nel bacino Centro Sud.

"Bisogna sapere di cosa stiamo parlando - ha aggiunto Ferrandino -. La qualità ha un costo, così come lo ha una equa remunerazione per i produttori e i lavoratori impiegati nella filiera", ha spiegato il presidente provinciale di Cia Foggia.

"Al di sotto di una certa soglia, e quella proposta da Anicav è molto al di sotto, la corsa al ribasso dei prezzi corrisposti ai produttori non può che generare una minore propensione alla qualità, a tutto danno dei consumatori, e un netto peggioramento di redditi e salari - ha concluso Ferrandino - come si faccia a parlare di etica e di sostenibilità a queste condizioni è un mistero o, forse, la dimostrazione di una enorme ipocrisia".

“La controparte non può scaricare sui produttori e sulla rappresentanza agricola le responsabilità di una chiusura che, di fatto, è determinata dall’ennesima richiesta di un ribasso inarrestabile dei prezzi corrisposti agli agricoltori. Se si vuole dialogare lo si fa in due, altrimenti quello degli industriali rischia di essere soltanto un monologo dannoso per il presente e soprattutto per il futuro del comparto agricolo e del settore agroalimentare italiano”.

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