Agroalimentare, verso l'aggregazione e oltre

La filiera è stata al centro dell'VIII Conferenza economica della Cia. Focus su Gdo, redditi agricoli ed educazione alimentare

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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VIII Conferenza economica della Cia
Fonte foto: © Matteo Bernardelli - AgroNotizie

"Serve una filiera agroalimentare che sia sempre più forte. Più forte del falso made in Italy, in grado di garantire redditività agli agricoltori e per centrare gli obiettivi servono aggregazioni e un rapporto proficuo con gli altri componenti della filiera, a partire dalla Grande distribuzione organizzata, che è una forza del nostro paese".
Lo ha affermato Cinzia Pagni, vicepresidente della Cia, nel corso della VIII Conferenza economica del sindacato agricolo, che ha animato per tre giorni un lungo dibattito su temi centrali della filiera agroalimentare, dal reddito alla sostenibilità, passando per l'occupazione, e dal fatturato all'export agroalimentare.

"Sulla filiera agroalimentare ci sono cambiamenti importanti - ha spiegato Denis Pantini, responsabile area Agroalimentare di Nomisma -. La pressione sui redditi agricoli è conseguente alla polverizzazione delle imprese e a scenari destabilizzanti di mercato. Percorsi per migliorare la filiera attengono a strumenti di aggregazione del prodotto e a nuovi strumenti come quelli per la gestione del rischio, che sarebbero importantissimi per ridurre volatilità dei prezzi".

E' una fase di grande delicatezza nelle sue evoluzioni che portano l'agricoltore, come ha affermato Pantini, a muoversi in una filiera dove "il modello di riferimento è slittato da uno produttivistico a uno post produttivistico, con l'evidenza che sono richieste sempre più competenze e tecnologie nuove, ma anche filiere differenti".

Tra quelle che oggi devono essere considerate debolezze del comparto, c'è appunto la disgregazione della filiera. Un limite, senza dubbio, da trasformare in valore aggiunto. "Non sempre piccolo è bello e anche noi piccoli abbiamo la nostra dignità - ha ammonito Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio -. Bisogna imparare a fare sistema, ma se si parla sempre di vendita diretta non si creano patti di filiera. Si facciano pure gli accordi di filiera, ma siano veri, perché dobbiamo capire che il mercato e le richieste dei consumatori si stanno evolvendo rapidissimamente e dobbiamo essere in grado di dare risposte, prima che le dia qualcun altro".

Secondo Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, "uno dei problemi italiani è che, nonostante l'Italia esporti il 21% della propria produzione agroalimentare, ci manca una Gdo forte, come quella francese e tedesca. Mitterand diceva che la Gdo è una portaerei per portare il cibo nel mondo, noi italiani, invece, pensiamo che sia un problema".
Come muoversi? "Bisogna cogliere la capacità produttiva sul territorio, mettendola insieme e dialogando tra i vari attori - ha invitato Pedroni -. Anche per questo noi della Coop non ci consideriamo grande distribuzione e basta, ma siamo un'organizzazione di consumatori".

La funzione della filiera agroalimentare sarà comunque tanto più forte quanto più sarà in grado di fare altro rispetto alla mera produzione, trasformazione e distribuzione del prodotto agricolo. "Dobbiamo fare educazione alimentare e spiegare le linee guida dell'alimentazione nelle scuole - ha affermato Cesare Ponti, vicepresidente di Federalimentare -. Dobbiamo portare nel mondo la tradizione alimentare".

Per Maurizio Gardini, presidente dell'Alleanza delle cooperative italiane, "oggi la polverizzazione è un limite, se non trova strumenti per l'aggregazione. Per costituire una massa critica e affrontare il mercato serve filiera che parli, una filiera rispettosa, prospettive di scenario e di competitività".

La bomba è arrivata dall’assessore all'Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava. "Se pensiamo a sostenere le filiere agroalimentari, dobbiamo ragionare per garantire una equilibrata distribuzione del valore - ha affermato Fava - altrimenti a pagare saranno sempre e solo gli agricoltori. Gli strumenti nel Programma di sviluppo rurale ci sono, basta applicare le misure".
"La mia regione è stata l'unica che ha applicato la misura 16 del Psr obbligando i beneficiari dell'agroindustria a coinvolgere nel progetto di crescita anche gli agricoltori - ha proseguito - ma non ho trovato solidarietà per questa azione. Anzi, la Lombardia è stata l'unica a tutelare in questo modo i produttori, altrimenti sarebbe capitato come è accaduto in altre regioni, dove l'agroindustria ha ottenuto i finanziamenti e poi ha deciso di approvvigionarsi con la materia prima estera".

I numeri della prima regione agricola d'Italia evidenziano come "dal 2012 al 2014 la filiera agroalimentare sia cresciuta in valore e produzione. Tuttavia, se negli stessi tre anni il valore della filiera è sistematicamente calato per gli agricoltori, allora significa che il valore si è spostato ad altri soggetti che compongono la filiera stessa - ha rimarcato Fava -. Se perdiamo la capacità di produrre, non c'è futuro".

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