Olio di oliva, crolla la produzione

I dati elaborati da Cno e Unasco indicano una riduzione di oltre il 45%. Si salvano solo alcune regioni del Centro Nord

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Meno olio in questa campagna. In Sicilia, a causa della siccità, ci si attende la replica del risultato del 2014/2015
Fonte foto: © Ecopim Studio - Fotolia

Le stime di previsione per la campagna olearia 2016/17 non lasciano presagire nulla di buono. Il Consorzio nazionale degli olivicoltori e l'Unione nazionale di associazioni coltivatori olivicoli hanno elaborato i dati raccolti nelle diverse realtà olivicole nazionali, dalla propria rete territoriale di tecnici e il risultato ha indicato una produzione in netto calo rispetto alla campagna precedente.

Una riduzione che supererebbe il 45% e che, nelle prossime settimane fino al completamento della raccolta, potrebbe peggiorare se le condizioni climatiche dovessero ostacolare le operazioni di raccolta e se le temperature, troppo miti, continuassero a favorire lo sviluppo di ulteriori generazioni di mosca.

Intanto il mercato già risente delle previsioni di una restrizione dell'offerta: la quotazione media dell'extravergine nazionale è andata progressivamente incrementando durante tutto il mese di settembre, passando da 4,13 euro/chilogrammo (netto Iva) della fine di agosto agli attuali 4,4 euro/chilogrammo, con un incremento del 6,54%.

La raccolta, che sotto il profilo della maturazione avrebbe potuto attendere ancora qualche settimana, è stata in molti casi anticipata per tutelare la qualità del prodotto presente, visto che il monitoraggio della mosca olearia continua ad indicare un po' ovunque un ampio superamento delle soglie di danno.
I frantoi hanno cominciato ad aprire già nella seconda metà di settembre (e non solo in regioni come la Sicilia dove questa tempistica è prassi), e sono ormai in piena attività un po' ovunque.

Alla base di questo deludente risultato c'è l'alternanza produttiva e un complesso di condizioni micro e macro climatiche sfavorevoli nel corso dell'annata, che hanno influito negativamente sulle produzioni creando un contesto piovoso, fresco e umido che ha stimolato lo sviluppo di parassiti e patogeni, risultati difficili se non impossibili, in alcuni casi, da controllare.

Ci si attendeva un'annata cosìddetta di scarica. Una prima indagine compiuta a luglio da Cno e Unasco aveva già evidenziato uno stato di carica degli oliveti decisamente contenuto rispetto alle piene potenzialità, come immediata conseguenza dell'abbondante produzione della campagna precedente.
Ma le cattive condizioni meteo della primavera prima e dell'estate poi, hanno favorito l'attacco della mosca e di altri patogeni.

Ecco le previsioni Cno-Unasco per tutte le regioni italiane.

Puglia (-40%)
Il calo produttivo è condizionato soprattutto dalle scarse produzioni attese in Salento. Le province di Foggia (-8%) e di Bari (-25%), pur presentando segno negativo, si difendono rispetto alle province di Taranto, Brindisi e Lecce.
Anche in questo caso la qualità attesa subirà un calo imputabile a parassiti e patogeni.

Calabria (-65%)
Risulta particolarmente penalizzata la provincia di Reggio Calabria, particolarmente nell'areale della Piana di Gioia Tauro e del versante tirrenico, seguita da quella di Catanzaro.
Le province di Crotone e di Cosenza presentano mediamente un calo del 50% della produzione sebbene, anche in questo caso, ci siano degli areali dove le produzioni soffrono di meno, come nel caso della collina interna crotonese e dell'areale ionico del cosentino dove ci sono le produzioni maggiori.

Sicilia (-65%)
Il calo produttivo è stato definito pari a quello della campagna 2014/15, l'anno horribilis dell'olivicoltura italiana. Ai fattori già menzionati che hanno influito negativamente sulle produzioni attese, si è aggiunto un lungo periodo siccitoso che ancora perdura.
Inoltre, nella provincia di Catania, va segnalata un'ulteriore problematica sanitaria legata alla diffusione della lebbra dell'olivo.

Lazio (-35%)
Sembrerebbe tenere la provincia di Viterbo dove il segno negativo si ferma al -15%, determinato soprattutto dalla siccità estiva che ha interrotto un andamento fino a quel momento favorevole delle condizioni meteorologiche.
Sulle varietà più precoci rispetto alla Caninese, varietà tipica della provincia, quali Leccino e Frantoio, gli attacchi di mosca sono stati severi e solo a consuntivo si potranno valutare a pieno i danni alle produzioni biologiche e a Denominazione di origine protetta (Tuscia e Canino).

La provincia di Rieti sembrerebbe invece raggiungere un calo medio del 40%, come le rimanenti province.

Campania (-50%)
La produzione, oltre ad essere scarsa quantitativamente, si presenta particolarmente deludente sotto il profilo qualitativo, in particolare nel salernitano, provincia che maggiormente contribuisce alla produzione regionale.
Anche in questo caso gli attacchi di mosca e un'infestazione di lebbra senza precedenti hanno penalizzato la qualità e la quantità della produzione.

Sono però da segnalare ampie aree in cui la produzione sembra aver mantenuto o superato il livello dell'annata precedente.

Centro Nord
Toscana (+2%) e Umbria (+12%) sono le uniche due regioni, oltre al Veneto (+1%), in tutto il Paese, a presentare complessivamente un segno positivo.

Come sempre, però, le produzioni olivicole hanno un andamento non uniforme, a macchia di leopardo, e anche nell'ambito delle regioni con segno positivo si riscontrano areali dove il calo produttivo è stato sensibile. In Toscana, ad esempio, è il caso province di Grosseto, Livorno e Pisa.

L'Umbria presenta un segno positivo in entrambe le province, grazie alla varietà Moraiolo che ha mostrato un'ottima percentuale di allegagione e non sembra aver risentito delle avversità atmosferiche e parassitarie. Per questa regione si prevede una buona qualità anche per le produzioni biologiche e a Denominazione di origine.

Le altre regioni del Centro Nord, come tutte quelle meridionali, presentano tutte segno negativo. La Liguria mostra un calo generalizzato con particolare sofferenza nella provincia di Imperia, dove in alcuni areali si raggiunge il -65%.

Abruzzo (-50%)
L'Abruzzo è un'altra regione a segno negativo. Particolarmente penalizzata la provincia di Pescara.
La primavera, in parte fredda e piovosa, e l'estate mite con temperature sempre al di sotto della media e discretamente piovosa, hanno portato ad una produzione mediamente bassa e ad un incremento delle attività di parassiti e patogeni.

La tignola ha provocato una cascola delle drupe a fine agosto e successivamente la mosca, che già aveva iniziato a provocare danni, ha proseguito nella sua opera.
I diversi interventi che la maggior parte delle aziende (convenzionali e a produzioni Dop) ha effettuato, hanno contenuto ma solo in parte i danni e il susseguirsi di numerose generazioni ha comunque danneggiato le produzioni, a maggior ragione nelle aziende biologiche nelle quali gli interventi con i prodotti permessi non sono riusciti a fermare l'elevata infestazione di Bactrocera oleae.

La Basilicata e il Molise condividono la sorte delle regioni a segno negativo e si assestano su percentuali di riduzione produttiva intorno al -50%.

Marche (-65%)
Particolarmente colpite, in termini quantitativi, con produzioni più che dimezzate e serie problematiche legate alla qualità. In tutta la regione sono segnalati attacchi intensi, al punto da essere fuori controllo e compromettere interamente le produzioni soprattutto nelle aziende biologiche.

Sardegna (-70%)
La produzione prevista si attesta attorno al 70% in meno rispetto alla scorsa campagna. Una situazione comunque disomogenea e distribuita a macchia di leopardo.
Nella provincia di Orosei, rispetto allo scorso anno, si registra un 40% in meno.

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