Olio: l'unione fa la forza

Intervista a Claudio Peri, uno dei massimi esperti del settore: "C'è troppo individualismo, dobbiamo presentare il made in Italy nella sua unità"

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Claudio Peri, professore emerito di Tecnologie alimentari dell'Università di Milano

“Per un Manifesto dell’olio d’oliva made in Italy sono vitali due punti, semplici e chiari, che rendono il prodotto italiano inimitabile: la varietà degli oli, perché nessun Paese al mondo può offrire una varietà di profili sensoriali come l’Italia. L’altro aspetto, strettamente connesso con questa grande diversità produttiva, riguarda gli standard di qualità di assoluta eccellenza, che contraddistingue la produzione e la lega alla nostra arte culinaria, alle tradizioni regionali e locali di preparazione del cibo”.

Biodiversità e qualità, elementi unici del made in Italy oleicolo, secondo Claudio Peri, professore emerito di Tecnologie alimentari dell’Università di Milano e uno dei massimi studiosi dell’olio d’oliva.

E' suo il volume The extra-vergin olive oil manual della casa editrice britannica Wiley & Sons, primo libro in lingua inglese che affronta in maniera esaustiva e sistematica i temi della qualità e della tecnologia dell’olio extravergine di oliva. “Questo perché l’olio extravergine d’oliva si sta affermando nel mondo, anche in Paesi in cui il consumo fino a vent’anni fa era sconosciuto”.
AgroNotizie lo ha intervistato.

Professor Peri, recentemente l’olio extravergine d’oliva è stato investito da due polemiche: l’importazione di olio dalla Tunisia in Europa e la liberalizzazione in etichetta della data di scadenza dell’olio di oliva. Quali sono le sue opinioni?
“In entrambi i casi si è trattato di polemiche innescate essenzialmente da ragioni commerciali, economiche o politiche. Sull’import di olio di oliva dalla Tunisia non è la prima volta che ciò accade, perché Unione europea e Tunisia hanno firmato un accordo per l’importazione dal Paese nordafricano di 56.700 tonnellate di olio d’oliva senza dazi fin dal 1995. Il mese scorso è stata aumentata la quota per altri 35mila tonnellate. C’è chi sul tema ha sollevato un polverone, affermando addirittura che in Tunisia si trattano gli ulivi con il Ddt, la cui produzione è vietata in tutto il mondo occidentale. Un conto sono i fatti, altro è il sensazionalismo.
Quanto alla data di scadenza, è bene tenere a mente che l’olio extravergine di oliva, se è di “eccellente qualità” al momento in cui viene prodotto, si può consumare per uno o due anni tranquillamente, se ben conservato. Un olio di modesta qualità è destinato a diventare un olio cattivo. E non c’è data di scadenza che tenga”
.

Quali sono i limiti del made in Italy?
“Uno dei problemi è che l’Italia non è in grado di fare squadra. Questo vale anche nell’olio d’oliva. C’è troppo individualismo e spesso intolleranza alle opinioni diverse”.

Che cosa suggerisce?
“Dobbiamo presentare il made in Italy nella sua unità, perché siamo imbattibili con una voce unica e non isolata. Questo non significa omologare tutti i sapori, gli aromi, le tradizioni, le varietà, le ricette, la biodiversità e i paesaggi. Ma se affronteremo il mondo separatamente saremo perdenti”.

Possiamo affermare che l’olio d’oliva italiano è il migliore?
“Io parlerei di oli differenti, non mi avventurerei nella definizione di olio migliore, anche perché molto dipende dai gusti di ciascuno. L’olio extravergine d’oliva italiano è sicuramente uno dei migliori, ma il confronto è aperto anche ad altri prodotti che hanno raggiunto livelli di eccellenza, dalla California al Marocco, senza pregiudizi”.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: import/export olio olivicoltura interviste etichettatura made in italy

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