Psr Lazio, il Crea a fianco dei viticoltori per fare innovazione

Intervista a Francesca Cecchini del Crea: "Stiamo assistendo ad un ricambio generazionale in agricoltura e questo è particolarmente positivo per il settore"

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Il Psr Lazio 2014-2020 ha un budget di 780 milioni di euro
Fonte foto: © Goodluz - Fotolia

Il Crea incontra gli agricoltori. L'obiettivo? Trasferire l'innovazione dai laboratori ai campi. AgroNotizie ha intervistato Francesca Cecchini, Crea viticoltura ed enologia di Velletri.

A Roma si è tenuto un workshop dal titolo “Psr Lazio - Opportunità di crescita del settore vitivinicolo”. Qual è il ruolo del Crea in questo ambito?
“Stiamo assistendo ad un ritorno di interesse nei confronti dell'agricoltura, complice anche la crisi. E il Psr del Lazio ha molte risorse destinate allo sviluppo, circa 780 milioni di euro. Come Crea ci siamo messi a disposizione delle imprese agricole per rendere concreto quel travaso di conoscenze dal mondo della ricerca a quello produttivo. Per questo a breve faremo un grande incontro proprio con gli agricoltori”.

Nel Psr Lazio sono previsti dei fondi destinati all'innovazione e alla sostenibilità dell'agricoltura?
“Come scelta precisa dell'Unione europea la sostenibilità è uno degli elementi cardine del Psr. E fare un'agricoltura sostenibile spesso significa fare un'agricoltura innovativa. L'agricoltura di precisione offre grandi possibilità per migliorare le produzioni riducendo l'uso di fertilizzanti e agrofarmaci e tutelando il territorio”.

Ci può fare un esempio legato alla viticoltura?
“Con l'uso dei sensori in campo si può controllare lo stato di avanzamento di maturazione dell'uva e procedere alla vendemmia nel momento ottimale. Non dimentichiamoci che nonostante tradizionalmente l'uva si raccolga a fine settembre ogni vigneto ha un suo momento ottimale, che varia molto da zona a zona”.

Quali sono le ricadute positive di una vendemmia 'su misura'?
“Prima di tutto permette all'agricoltore di anticipare la comparsa di possibili malattie e poi l'uva colta al suo stadio ottimale di maturazione esprime tutte le sue potenzialità durante la vinificazione”.

Quali sono le ricerche che il Crea può mettere a disposizione degli agricoltori?
“Ad esempio siamo specializzati nella vinificazione di passiti. Abbiamo un tunnel di appassimento in cui possiamo controllare il flusso di aria, la sua temperatura e umidità, in modo da fare diverse tipologie di lavorazioni. Ma abbiamo lavorato anche sulla caratterizzazione dei vini autoctoni e quindi sulla riqualificazione del germoplasma laziale. E l'innovazione sviluppata nel nostro centro non si ferma all'enologia”.

In che senso?
“Siamo specializzati nella produzione di succhi di frutta. Abbiamo mutuato le tecnologie sviluppate per la vinificazione, che non usano la pastorizzazione, per processare altri frutti e ottenere dei succhi che mantengono inalterate tutte le loro proprietà nutraceutiche”.

Si parla molto di innovazione, ma tra gli agricoltori laziali c'è la voglia di abbandonare vecchie pratiche per aprirsi al futuro?
“Nel Lazio ci sono delle aziende, soprattutto nella zona di Cori, in cui i proprietari hanno un certo livello culturale e sono attenti al progresso. Ma in generale stiamo assistendo ad un ricambio generazionale in agricoltura e questo dà una grande spinta all'innovazione. I ragazzi hanno voglia di fare, di cambiare lo status quo e sono naturalmente abituati ad usare le nuove tecnologie”.

Uno degli aspetti più delicati quando si parla di innovazione è l'accesso al credito. Con il Psr Lazio sono previste misure ad hoc?
“Nel Psr sono previsti fondi per l'innovazione. Inoltre uno dei soggetti intervenuti nel workshop è la Banca popolare del Lazio che ha una particolare attenzione nei confronti dell'agricoltura tanto che ha lanciato un portale di informazione, TerreLab, proprio per gli agricoltori”.

I viticoltori laziali devono investire sulla qualità o il loro vino è adeguato al mercato nazionale e mondiale?
“Il vino prodotto nel Lazio ha dei buoni livelli, ma è male pubblicizzato. Servirebbe un piano di comunicazione in Italia e all'estero. Mi spiace vedere che anche nei ristoranti di Roma le bottiglie laziali sono poco rappresentate”.

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