Tracciabilità, olio senza trucchi grazie alla "foto" degli isotopi

In Oleo Veritas è uno strumento di certificazione che fotografa la composizione dell'olio, in modo da garantirne la tracciabilità lungo tutta la filiera

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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In Oleo Veritas è un'iniziativa della Camera di commercio e del Politecnico di Bari
Fonte foto: Crpv

Il tema della tracciabilità è fortemente sentito nel settore dell'olio extravergine di oliva. Le frodi sono all'ordine del giorno e i consumatori sono sempre più preoccupati di ciò che mettono in tavola. Ma anche i produttori temono che per colpa di pochi il buon nome del made in Italy venga infangato. E' per questo che ha suscitato molto interesse il progetto "In Oleo Veritas".

Il laboratorio Samer, della Camera di commercio di Bari, insieme a Innovative solutions, spin off del Politecnico del capoluogo pugliese, hanno presentato un metodo per garantire la riconoscibilità e la tracciabilità dell'olio basandosi sull'analisi delle caratteristiche molecolari.

In Oleo Veritas è un sistema di tracciabilità analitica che consente di marcare un lotto di produzione, dal frantoio allo scaffale del supermercato. Il produttore può infatti fare analizzare il suo olio che verrà poi corredato da un codice che lo accompagnerà in tutte le fasi di lavorazione. Ad ogni passaggio chiunque, usando il codice, potrà vedere le informazioni relative al lotto.

Sulla bottiglia al supermercato potrà essere stampato un QrCode, in modo che i consumatori possano leggere direttamente sullo smartphone i dati relativi alla bottiglia che stanno acquistando. Ma chiunque potrà fare analizzare l'olio acquistato e scoprire se ci sono state delle frodi.

Ma perché un produttore dovrebbe spendere dei soldi per entrare nel progetto In Oleo Veritas? “Perché è un messaggio forte verso i consumatori. Chi fa olio di qualità ha tutto l'interesse a promuovere il proprio marchio e a comunicare che non ha nulla da nascondere”, spiega ad AgroNotizie Vito Gallo, professore del Politecnico di Bari e consulente scientifico del progetto.
Una volta che la bottiglia è sullo scaffale, chiunque, dal privato alla Guardia di finanza, può eseguire gli stessi test che abbiamo fatto noi e comparare i risultati per controllare se ci sono state delle frodi”.

Le analisi che vengono effettuate sull'olio sono quattro. Prima di tutto vengono accertate le caratteristiche chimiche e organolettiche dell'olio. Poi si passa alle analisi dei residui di pesticidi, in modo da certificare la sicurezza del prodotto. Samer si occupa poi di identificare l'olio: “Il pacchetto identità identifica in maniera univoca il lotto e lo fa fotografando la massa dei rapporti isotopici. Questo è un parametro che non varia, ma rimane costante sempre e ovunque, anche nel caso estremo in cui l'olio diventi non commestibile”, spiega Gallo.

Infine si effettuano degli studi che consentono di valutare eventuali variazioni del profilo metabolico dell'olio durante la fase di commercializzazione. “Se nel pacchetto identità fotografavamo i rapporti nucleari, nel pacchetto stabilità facciamo lo stesso con le molecole", spiega Gallo.
"Questa è una assicurazione per il produttore in caso di contenzioso: siamo cioè in grado di dire se le molecole si sono ricombinate dopo l'imbottigliamento, ad esempio perché l'olio è stato conservato male”.

La certificazione ha un costo di 500 euro. Ma per le aziende di confezionamento iscritte alla Camera di commercio di Bari si riduce ad un contributo di cento euro, per un massimo di due analisi.
Le aziende che desiderano partecipare al progetto devono fare richiesta formale alla Camera di commercio di Bari secondo le modalità descritte nel bando o contattando Samer all’indirizzo email.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione ricerca olio olivicoltura tracciabilita filiera frodi alimentari

Rubrica: AgroInnovAzione

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