Vino, l'ultima frontiera è sottoterra

L'innovazione passa anche dall'architettura. AgroNotizie ha intervistato il direttore di Mori Colli Zugna, la cantina ipogea più grande d'Europa

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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La cantina Mori Colli Zugna si estende a 15 metri di profondità
Fonte foto: Cantina Mori Colli Zugna

In Vallagarina, a quindici metri di profondità, è stata costruita la cantina ipogea più grande d'Europa. Centomila metri cubi di spazi che ospitano i macchinari per la produzione del mosto e le cantine dove riposa il vino ad una temperatura costante tra i 10 e i 15 gradi. Una condizione ideale per la maturazione dei vini tipici trentini, come il Marzemino, il Teroldego, il Lagrein e il Pinot grigio.

Quando abbiamo illustrato il progetto ai nostri soci ci hanno presi per pazzi”, racconta ad AgroNotizie Luciano Tranquillini, direttore della cantina Mori Colli Zugna. “Sembrava un progetto fantascientifico. Ma la nuova struttura risponde a specifiche esigenze di produzione e alla volontà di rispettare la natura e il territorio in cui crescono le nostre preziose viti”.

L'investimento per la costruzione è stato ingente: 25 milioni di euro, il 40% proveniente dai fondi comunitari della Pac. La struttura si estende nel sottosuolo, ma dall'esterno non si nota nulla, se non il complesso degli uffici che spunta dal terreno, solo 1.500 metri cubi sugli oltre cento mila dell'intera cantina.

Nel sottosuolo non sono necessari sistemi di condizionamento, visto che il terreno funge da isolante e mantiene la temperatura costante, tra i 10 e i 15 gradi. Il riscaldamento degli uffici e i fabbisogni di acqua calda vengono invece soddisfatti da dodici sonde geotermiche e due pompe di calore. L'utilizzo dell'acqua è ridotto al minimo e quella che esce dagli impianti è depurata.

Le uve vengono scaricate al livello del terreno e cadono nei macchinari per la diraspatura. Da qui fluiscono ad un livello più basso per la pigiatura. E poi ancora giù per la fermentazione. Niente pompe meccaniche che potrebbero rovinare il prodotto, solo la forza della gravità.

Solo uno spirito ecologista ha guidato la cantina Mori Colli Zugna? “Assolutamente no. Avere investito in queste nuove strutture ha avuto una ricaduta anche economica”, spiega Tranquillini. “Ora siamo in grado di sviluppare al meglio le potenzialità dell'uva e questo significa produrre un vino migliore che sul mercato può essere posizionato ad un prezzo più alto. Ma non solo, una migliore qualità significa lavorare in un mercato più stabile, al di sopra della grande massa di produttori”.

La cantina raccoglie 660 soci, per oltre 680 ettari di vigna e cinquemila particelle. La sfida è stata quella di gestire i conferimenti senza creare confusione. Ogni agricoltore è identificato da un codice, una volta arrivato in cantina viene guidato da dei pannelli touch fino alla zona di scarico. Qui le uve vengono pesate e fotografate per garantire una tracciabilità completa, dalla vigna alla bottiglia.

Abbiamo sviluppato dei software ad hoc che il nostro partner tecnico, Mpa Solution, ha poi brevettato e ha portato alla creazione di Pica Cavit, utilizzato dal gruppo Cavit in tutte le sue cantine”, spiega con orgoglio Tranquillini.

L'innovazione non è però stata accolta da tutti di buon grado. “Quando abbiamo presentato ai soci il nuovo sistema, non erano certo entusiasti. Il 50% dei soci ha più di 65 anni e aveva qualche remora a cambiare. Ma due settimane dopo il lancio erano gli anziani ad insegnare ai giovani come usare i sistemi di conferimento”.
 
Cantina Mori Colli Zugna vista dall'alto
(Fonte foto: © Cantina Mori Colli Zugna)

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Fonte: Agronotizie

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Tag: vino viticoltura innovazione interviste vitivinicoltura cibo e alimentazione

Rubrica: AgroInnovAzione

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