L'agricoltura traina la ripresa economica

Valore aggiunto (+3,8%), export agroalimentare da record (36,8 miliardi), occupazione giovanile (20mila nuovi posti di lavoro): il settore si conferma fondamentale per la crescita del Pil nel 2015

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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L'export agroalimentare traina il valore aggiunto agricolo e così il Pil italiano
Fonte foto: © Comugnero Silvana - Fotolia

Il Pil cresce nel 2015 dello 0,8% su base annua rispetto al 2014 e a guidare la ripresa economica c’è in prima fila l’agricoltura, grazie al più elevato aumento di valore aggiunto, con una crescita del 3,8%, oltre al record per l’export agroalimentare, che ha toccato i 36,8 miliardi di euro (+7,5%), e al balzo dell’occupazione giovanile in agricoltura con 20mila nuovi posti di lavoro (+16%). Sono questi i dati diffusi dall’Istat che vanno a confermare l’indiscussa rilevanza dell’agricoltura nell’economia nazionale, come protagonista della ripresa dopo anni di recessione.

Sono dati incoraggianti – sottolinea il ministro Martina – ci dicono che il lavoro sta dando i suoi frutti, da Campolibero al pacchetto giovani fino al piano di internazionalizzazione del made in Italy. Questi risultati però non ci fermeranno, sappiamo che c’è ancora tanto lavoro, a partire da alcuni settori agricoli ancora in serie difficoltà”.

Le nostre tre priorità assolute sono tutelare il reddito di chi vive di agroalimentare, favorire il ricambio generazionale e organizzare su basi nuove le nostre filiere eccellenti – spiega Martina – Non è un caso che nella legge di stabilità l’agroalimentare abbia avuto una centralità assoluta: infatti da quest’anno tagliamo del 25% la pressione tributaria sulle aziende, cancellando Irap e Imu sui terreni, per un valore di 600 milioni di euro. Con lo stesso obiettivo abbiamo proposto una riforma della nostra organizzazione per approdare a un vero e proprio ministero dell’Agroalimentare italiano in grado di dare unità e forza al settore”.

Il valore aggiunto agricolo cresce grazie all’export e alla ripresa dei consumi alimentari delle famiglie, che tornano positivi dopo sette anni di flessione – commenta Coldiretti – tuttavia destano preoccupazione i segnali di deflazione provenienti dalle campagne italiane a causa del crollo dei prezzi pagati ai produttori, dal -60% per i pomodori al -30% per il grano duro fino al -21% delle arance rispetto all’anno scorso. La situazione sta assumendo toni drammatici anche per gli allevamenti con le quotazioni per i maiali nazionali destinati ai circuiti Dop, ben al di sotto del livello per la copertura dei costi di produzione. La situazione non è facile nemmeno per i bovini da carne e per il settore lattiero-casario”.

Dimostrando, ancora una volta, quella dinamicità che la distingue dagli altri comparti produttivi – afferma Dino Scanavino, presidente nazionale di Cia – l’agricoltura ha fatto la sua parte per aiutare il Paese a uscire dalla fase di recessione degli ultimi anni. Attraverso il lavoro e l’impegno quotidiano, le aziende agricole hanno creato nuova occupazione e sono state protagoniste sui mercati esteri, contribuendo al record storico dei 36,8 miliardi di esportazioni nel 2015”.

Le difficoltà permangono in molti comparti – ammette poi Scanavino – nella quale la remunerazione reddituale non può considerarsi efficiente e sostenibile. Se vogliamo che l’agricoltura continui a fornire un prezioso apporto alla crescita e a rappresentare il valore aggiunto dell’economia nazionale, è opportuno un progetto di rilancio che coniughi interventi di prospettiva e strumenti per una gestione rapida dei rischi”.

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