Cacciatori e ambientalisti uniti per tutelare la biodiversità

Ad Expo presentati cinque progetti per tutelare le specie a rischio d'estinzione, come l'orso marsicano, e per valorizzare territorio e animali selvatici

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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Maurizio Zipponi, coordinatore del Progetto Filiera ambientale (Una)
Fonte foto: © Tommaso Cinquemani - AgroNotizie

Nessuno avrebbe mai scommesso che cacciatori e ambientalisti si sarebbero alleati per tutelare la biodiversità italiana. Eppure ad Expo 2015, durante l'evento "Italia-Ambiente: verso i virtuosismi" sono stati presentati cinque progetti, promossi da Una (Uomo natura ambiente), che hanno proprio come obiettivo quello di tutelare la biodiversità e valorizzare la risorsa rappresentata dalla selvaggina.

Il progetto che risponde all'esigenza più urgente è quello per la tutela dell'orso marsicano. Una specie in via d'estinzione che a fatica sopravvive nel Parco nazionale d'Abruzzo. Per proteggerlo l'Italia ha guardato alla Spagna, dove nel nord del Paese l'orso è stato protetto dai bracconieri e ora è fonte di reddito.
Abbiamo insegnato agli abitanti locali a convivere con l'orso, invece di cacciarlo”, spiega Fernando Ballesteros, biologo della Fundacion Oso Pardo. “Siamo riusciti a ridurre drasticamente il bracconaggio e gli stessi abitanti del posto si sono trasformati in sentinelle che segnalano chi piazza le trappole”.

Il punto centrale, in questo come negli altri progetti, è un cambio di percezione: l'orso non più come problema per la sicurezza degli animali d'allevamento e delle persone, ma come risorsa, anche turistica (come sanno bene in Abruzzo).
 
Una, nata nel gennaio 2015 da un’alleanza progettuale tra esponenti del mondo venatorio, ambientale, agricolo, dei parchi e della ricerca, ha tra i suoi progetti anche la valorizzazione della selvaggina. In Italia non esiste una filiera strutturata di questo prodotto che pure ha proprietà uniche, sia dal punto di vista culinario che sanitario.
La carne di selvaggina è naturalmente biologica”, ha spiegato  Silvio Barbero, vicepresidente dell'Università di scienze gastronomiche di Pollenzo. “E' più magra e priva di antibiotici. Rispetto alle altri carni rosse si può considerare più sicura”.

Selvaggina come risorsa, dunque, che però spesso finisce in mano alle agromafie, proprio perché si tratta di un settore non presidiato dalle istituzioni. Primo passo di Una, insieme all'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura, sarà quantificare il problema della non tracciabilità della carne, per poi iniziare un iter legislativo volto a rendere trasparente e legale tutto il mercato della selvaggina.

Una delle questioni da affrontare è anche riuscire a sapere esattamente qual è la popolazione di animali selvatici in Italia. Le associazioni venatorie, insieme all'Ispra, porteranno avanti una capillare raccolta di dati per creare una sorta di carta d'identità degli ungulati selvatici.

Dalla Finlandia è stato invece importato l'approccio conservativo alle foreste e ai territori abbandonati, visti oggi come ambienti capaci di creare risorse e reddito per gli abitanti, ma che necessitano anche di particolari cure.

Sulle questioni ambientali in Finlandia abbiamo sostituito l’approccio "museale" con strategie attive di conservazione della biodiversità”, ha spiegato Christian Krogell, vicedirettore del Ministero dell’agricoltura finlandese. “La foresta non deve essere protetta, come fosse una galleria d'arte, ma gestita. Questo approccio lo abbiamo condiviso con tutti gli stakeholder, cacciatori compresi”.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: carne ambiente biodiversità agriturismo foreste e boschi expo 2015 cibo e alimentazione

Rubrica: Expo 2015

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