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Irrigazione pilotata via satellite, in Campania ci pensa Irrisat

Il sistema permette di valutare il quantitativo massimo di acqua da utilizzare per irrigare entro poche ore dall’acquisizione satellitare

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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In Campania il Progetto Irrisat permette di ottimizzare il consumo delle acque irrigue
Fonte foto: © Igor Kolos - Fotolia

Si chiama Progetto Irrisat, è stato finanziato dalla misura 124 Healt Chec del PSR Campania 2007/2013 e sperimenta l'impiego delle tecniche di telerilevamento sullo stato del suolo per meglio tarare la quantità di acqua che le imprese agricole possono utilizzare per l'irrigazione, in vista di un'ottimizzazione ambientale ed economica della risorsa e di un miglioramento qualitativo delle colture.
E con questo sistema gli ettari irrigati in Campania sono già 80mila.

Già oggi, con il progetto Irrisat è possibile valutare il quantitativo massimo di acqua da utilizzare per irrigare entro 4 ore dall’acquisizione satellitare e dalla prossima stagione irrigua tali informazioni saranno raccordate a quelle delle previsioni meteo, sviluppate da un altro progetto finanziato dalla misura 124 del Psr Campania: il Piram. Il consiglio irriguo raggiunge gli agricoltori via sms e può essere più ampiamente analizzato mediante un sito web dedicato.

La tecnologia consente ingenti risparmi idrici – dice l’ingegner Carlo Di Michele, amministratore delegato di Ariespace, azienda capofila nel consorzio Irrisat, nata da uno spin off dell’Università degli Studi Federico II di Napoli – e si riflette positivamente sulla sostenibilità ambientale dell’agricoltura e sulla competitività delle aziende”.

Il pilotaggio satellitare dell'irrigazione è nato dalle precedenti esperienze del Piano regionale di consulenza irrigua in Campania. Il consorzio Irrisat ha realizzato il progetto che ha per obiettivo lo sviluppo e l’applicazione di un sistema di supporto all’irrigazione, sia a scala aziendale che consortile, basato sull’impiego di immagini satellitari. L’osservazione dallo spazio delle superfici agricole viene utilizzata per il monitoraggio dello sviluppo delle colture, con un dettaglio di 20 per 20 metri. L’utilizzo di queste immagini delle colture, nella banda del visibile, dell’infrarosso e dell’infrarosso ad onde corte, misura il coefficiente di sviluppo colturale, e tiene conto di eventuali precipitazioni cadute sui campi. In questo modo si può prescindere da informazioni di natura pedologica. E' possibile così valutare il quantitativo massimo di acqua da utilizzare per irrigare entro poche ore dall’acquisizione satellitare.

Attualmente i soggetti partner dell’operazione due Consorzi di bonifica della Campania – il Medio Sannio Alifano ed il Sinistra Sele - ed alcune aziende agricole, che hanno favorito la diffusione e la conoscenza delle applicazioni necessarie a far funzionare lo strumento di pilotaggio irriguo, ma il sistema è estendibile anche alle aziende non collegate alle reti consortili e che utilizzano i pozzi.

Grazie al progetto Irrisat, in Campania 2500 aziende agricole, estese su 80mila ettari, possono già utilizzare l’aiuto delle informazioni satellitari per ottimizzare l’uso dell’acqua necessaria ad irrigare i campi. Irrisat ha validato l’applicazione del telerilevamento all’irrigazione, ed è l’unica Good practices italiana del genere selezionata dall’Eurisy, l’organismo che associa tutte le principali Agenzie spaziali d’Europa.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: ambiente sostenibilità irrigazione acqua tecnologia

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