L'attuale livello dei prezzi al consumo di pane e pasta "non trova più giustificazione nell'andamento del mercato delle materie prime che, da tre settimane ha iniziato una fase di discesa". Lo ha affermato il garante per la sorveglianza dei prezzi Antonio Lirosi presentando ieri, alle categorie dell'industria di trasformazione e della distribuzione, un dossier su questa situazione. "Così come erano aumentati i prezzi al consumo di pane, pasta e derivati da ottobre a febbraio - ha spiegato Lirosi ai giornalisti prima di iniziare il tavolo con le categorie - per fattori oggettivi, legati al rialzo di materie prime, quegli stessi fattori oggi impongono una immediata inversione di tendenza dei prezzi al consumo".

 

Dal mondo agricolo, le prime reazioni. Secondo Confagricoltura, "i prezzi "franco azienda" di pasta e pane non risentono né sono responsabili degli aumenti che si registrano al consumo; la tendenza, anzi, va verso una flessione dei ricavi per unità di prodotto". "Mentre si discute di "inflazione da pasta", la quotazione media del frumento duro a giugno 2008 si è ridotta di oltre il 14% su base mensile ed a luglio ha subito un'ulteriore riduzione dell'8,4%. Praticamente - sottolinea la confederazione - si è tornati, con una parabola discendente, ai livelli di settembre 2007. Analogo comportamento si registra anche per il frumento tenero che solo a luglio ha perso il 13,3% rispetto al mese passato. Tutto questo comunque mentre i costi di produzione sono aumentati e non accennano a diminuire. Il costo per l'acquisto dei fertilizzanti, sempre a giugno 2008, è aumentato - sottolinea la confagricoltura - di quasi il 9% in media rispetto a maggio 2008. I concimi fosfatici, ma anche i concimi complessi (binari e ternari) costano il 60% in più rispetto all'anno precedente". "Alla fine - conclude l'organizzazione - occorrerà fare i conti con i redditi dei produttori tra i prezzi all'origine, che sono scesi, ed i costi, invece in aumento".

"Con il prezzo del grano che è oggi lo stesso di quello rilevato all'inizio dell'anno," evidenzia Coldiretti "non esiste dalle materie prime nessun alibi per ulteriori aumenti dei prezzi del pane e della pasta al consumo". "Gli acquisti familiari di pane si sono ridotti del 2,5 per cento in quantità mentre si registra una inversione di tendenza per la pasta che fa segnare un aumento dell'1,4 per cento nel primo semestre del 2008, sulla base di dati Ismea-AC Nielsen." A favorire la crescita dell'inflazione nell'agroalimentare secondo la Coldiretti sono soprattutto le distorsioni e i troppi passaggi esistenti nel percorso dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale i prezzi moltiplicano e i centesimi si trasformano in euro". la coldiretti - si legge nella nota - "sta quindi lavorando ad una strategia per semplificare e razionalizzare la filiera per rispondere alle esigenze degli agricoltori e nell'interesse dei consumatori e intende affrontare l'emergenza inflazione con un piano che vede il coinvolgimento, oltre che delle imprese agricole, del sistema dei consorzi agrari (Assocap), di Coopcoldiretti (sono 1300 ad oggi le cooperative socie di coldiretti) e del sistema dei Farmers market".

 

E' il presidente Renato Bonaglia a far sentire la voce dell'UnionAlimentari-Confapi (Unione Nazionale della Piccola e Media Industria Alimentare: “Rimbalzare la responsabilità tra attori di filiera non risolve la questione e rischia di danneggiare l’immagine dei singoli operatori e inasprire i rapporti”. “Non condividiamo le posizioni di accusa verso l’industria, ma apprezziamo l’intento del Garante dei prezzi, Antonio Lirosi, di avviare a breve un piano di controlli nelle varie fasi della filiera. L’iniziativa, infatti, permetterà di comprendere l’effettiva dinamica di formazione dei prezzi di pane e pasta e capire eventuali isteresi nei meccanismi di adeguamento del prezzo a fronte di variazioni dei costi delle materie prime e di tutte le altre componenti necessarie per trasformare, confezionare e distribuire il prodotto. Ivi compresi i costi della cosiddetta “collaborazione commerciale” con la distribuzione che, anche a causa del generale calo dei consumi, stanno raggiungendo un peso notevole per l’industria”.

 

Nel frattempo, vengono pubblicate le stime del raccolto di cereali della Commissione Europea che prevede per un risultato per il 2008 superiore alla media, grazie alle migliori condizioni meteorologiche. "Condizioni meteorologiche favorevoli - si legge nella nota - e un incremento dell'area coltivata dovrebbero portare a un raccolto complessivo (di cereali) pari a 301 milioni di tonnellate nell'Unione Europea per quest'anno, 43 milioni più del 2007. questo rappresenta un incremento del 16% rispetto al raccolto del 2007 e del 9% rispetto alla produzione media degli ultimi cinque anni".

 

Foto: roland