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A Siena gli stati generali della pastorizia toscana

Oltre 150 allevatori provenienti da tutta la regione all'evento promosso da Coldiretti per affrontare le problematiche principali del comparto ovino: predazioni, mercato e tutela dei prodotti

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Allevamento ovino, a Siena un incontro per ribadire le necessità del settore
Fonte foto: © Dmitry Pichugin - Fotolia

Rilanciare il settore ovicaprino in Toscana è stato il tema dell'incontro, organizzato dalla Coldiretti regionale, avvenuto in questi giorni a Siena a cui hanno partecipato allevatori provenienti da tutte le zone della Toscana.

Il comparto ovicaprino toscano, che attualmente conta circa 1200 aziende agricole e con le sue 400mila pecore è al quarto posto in Italia, dopo la Sardegna, la Sicilia e il Lazio. Ma è un comparto che si è praticamente dimezzato nel corso degli ultimi dieci anni.

Oggi in Toscana vengono prodotti circa 550mila quintali di latte che, tenendo conto di un prezzo medio pagato di circa 1 euro al litro, contribuisce alla produzione lorda vendibile agricola per circa 55 milioni di euro.

Solo una parte del latte viene lavorata direttamente dagli allevatori per produrre formaggi mentre in larga parte prende la via dei caseifici.

Gli allevatori ovicaprini toscani subiscono la concorrenza del latte proveniente dall’esterno acquistato dai caseifici per produrre e commercializzare formaggi che, in vari modi, si richiamano alla toscanità, una situazione che sta ultimamente migliorando grazie all'obbligo di dichiarare l'origine del latte in etichetta.

L’incontro senese è stato l’occasione per fare il punto sulla lunga vertenza aperta da Coldiretti, che nei giorni scorsi aveva dichiarato lo stato di mobilitazione, presentando alla regione Toscana un documento di richieste per l’insostenibile stato nel quale sono costretti ad operare gli allevatori con i continui attacchi al bestiame da parte di animali predatori, lupi ed ibridi.

Come ha ricordato il direttore regionale Coldiretti Antonio De Concilio, in molte aree della Toscana esiste una situazione di emergenza legata alle predazioni. Predazioni che nel triennio 2014-2016 hanno contato 1.348 attacchi per un danno che supera i 3 milioni di euro, come risulta dalle domande di risarcimento.

Numeri che però rappresentano solo la punta di un iceberg perché molti allevatori rinunciano addirittura a richiedere i rimborsi.

Alcune risposte sono già arrivate nei giorni scorsi da parte dell’assessore Marco Remaschi che ha sottolineato come la regione intenda muoversi su tutti i fronti, tra cui di particolare rilevanza quello di assicurare agli allevatori un risarcimento dei danni più congruo per le azioni dei predatori.

La recente notizia che l'Unione europea abbia concesso il superamento del cosiddetto 'de minimis', cioè la soglia di 15mila euro per un triennio, è di assoluta importanza, secondo Coldiretti, anche se l'associazione vorrebbe che questa decisione non valesse solo per le richieste future, ma anche per quelle già fatte.

Per l'associazione di categoria restano però ancora alcuni capitoli aperti, come il risarcimento agli allevatori per le spese sostenute per lo smaltimento delle carcasse degli animali uccisi dai predatori e l’immediata realizzazione di piani di contenimento e controllo di cani vaganti e ibridi lupo/cane attraverso la collaborazione con i diversi corpi di polizia.

Coldiretti ha sollevato anche la necessità di definire un programma finalizzato alla valorizzazione della filiera ovi-caprina, interessata da una preoccupante crisi, con numerose aziende costrette a cessare le attività, soprattutto nelle aree marginali.

Tutte questioni aperte che, come ha detto in chiusura De Concilio, richiedono risposte e non solo dal livello regionale, riuscendo a valorizzare e potenziare gli sbocchi di mercato delle produzioni sia di formaggi che di carne provenienti dagli allevamenti, per garantire una prospettiva di futuro concreta e sicura a tutto il comparto.

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