Il tira e molla fra Roma e Bruxelles sul rinvio delle rate per le multe latte è terminato. Vanno pagate subito e con tanto di interessi.
A scrivere la parola fine è stata la Corte di giustizia europea che ha confermato l'obbligo di recupero integrale, decisione contro la quale l'Italia aveva fatto ricorso.

A distanza di oltre due anni dalla fine del regime delle quote latte, è opportuno riepilogare per sommi capi questa intricata vicenda, rimandando a questo articolo di AgroNotizie chi volesse approfondire ulteriormente la materia.
 

Le multe a rate

Chi ha seguito anche solo in parte la vicenda delle quote latte, ricorderà che l'Italia aveva ottenuto il via libera del Consiglio Ue per rateizzare, senza interessi, le multe dovute dagli allevatori che avevano prodotto più latte del dovuto.

Così nel 2003 era partita l'operazione 'multe a rate', ma poi complicazioni varie e la crisi del settore caseario ci hanno messo lo zampino e le rate in scadenza al 31 dicembre 2010 erano state rinviate al 30 giugno del 2011.
 

La contestazione

Un rinvio contestato dalle autorità europee che vi hanno ravvisato un aiuto di Stato indebito, accusa alla quale l'Italia ha replicato affermando che l'importo corrispondente era stato imputato agli 'Aiuti de minimis', ammessi dalla legislazione europea.

Giustificazione che la Commissione ha rigettato, confermando la tesi che si trattava di aiuti incompatibili e illegali. Con il conseguente ordine all'Italia di recuperare tutte le somme concesse ai produttori di latte, interessi compresi.
 

Il ricorso

L'Italia non si è data per vinta e ha fatto ricorso nel settembre 2013 al tribunale Ue, chiedendo l'annullamento della decisione presa dalla Commissione. Ricorso che nel 2015 il tribunale Ue ha parzialmente accolto, dando ragione all'Italia e bloccando la richiesta di pagamento.

La Commissione Ue ha però giocato la sua ultima carta, impugnando la sentenza del tribunale di fronte alla Corte di giustizia. Che il 25 ottobre ha messo la parola fine a questa lunga contesa, dando torto al tribunale Ue (che avrebbe commesso un errore di diritto) e confermando la decisione della Commissione che impone all'Italia il recupero integrale degli aiuti.


Ora si paga

Ora l'Italia si vedrà costretta, come prevede la sentenza della Corte, a pagare le spese di giudizio, sia le proprie, sia quelle sostenute dalla Commissione. Poi bisognerà presentare il conto agli allevatori.

Chi ha rimandato il pagamento della rata in scadenza al 31 dicembre 2010 si vedrà costretto a restituire, con gli interessi, quello che viene considerato con quest'ultima sentenza un 'aiuto nuovo' e come tale illegale.


Nessuna soluzione

Altre vie di uscita pare non essercene più. Lo stesso ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, intervenendo all'inaugurazione della fiera di Cremona, ha dichiarato l'impotenza del Governo su questa materia: "Storia che arriva da lontano – ha detto il ministro – una pesante eredità che ci siamo trovati, figlia di scelte politiche di qualche tempo fa, deleterie per il sistema".
 

Chi pagherà?

Il conto da fare non è semplice. Quali gli interessi da applicare? E su quali importi? Solo per la rata in scadenza o per tutto il periodo delle rate a partire dal 2003?

Un altro dubbio. E' giusto che a pagare siano gli oltre mille allevatori che hanno rimandato di sei mesi il pagamento della rata? Di colpe non ne hanno, in fin dei conti hanno semplicemente rispettato una legge dello Stato.

Forse la parola fine sulle quote latte non è ancora scritta.