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Ue-Mercosur, verso l'accordo di libero scambio?

Undici paesi europei sono contrari all'apertura alla carne bovina sudamericana perché vedrebbero minacciate le loro produzioni. Sul fronte opposto Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Non solo carne però: anche l'etanolo è al centro della questione
Fonte foto: © Kzenon - Fotolia

Riusciranno l'Unione europea e i paesi del blocco sudamericano Mercosur a concludere entro la fine dell'anno, come si erano prefissati, l'accordo di libero scambio la cui trattativa - interrotta a più riprese - è iniziata nel 1999?
Il nodo della questione è legato a due contingenti agricoli: l'etanolo e la carne bovina. E il mondo agricolo dell'Ue esprime preoccupazione e contrarietà all'intesa così come sembra stare per delinearsi, come dichiarato dal Copa-Cogeca pochi giorni fa e in seguito all'incontro dei vertici delle rappresentanze con i commissari Phil Hogan (Agricoltura) e Cecilia Malmström (Commercio).

Nel 2000 fu proprio la Commissione europea a introdurre la carne bovina e l'etanolo nel quadro dell'intesa commerciale. Un'opzione che è stata successivamente congelata e poi ripristinata.

Gli ultimi sviluppi, proprio mentre il negoziato è in corso (2-6 ottobre, capo delegazione per la Commissione Ue è l'italiana Sandra Gallina) riguarderebbero la proposta da parte dell'Unione europea di concedere a dazio zero una quota annuale di 70mila tonnellate di carni bovine e di 600mila tonnellate di etanolo per il Mercosur.

Contraria all'opzione una frangia di undici paesi comunitari, capitanati da Francia, Polonia e Irlanda, che vedrebbero minacciate le loro produzioni di carne bovina. Non è da sottovalutare il potenziale sudamericano in termini di carne bovina, dal momento che il Brasile è il più importante produttore in quantità. "Sono assolutamente favorevole alla sottoscrizione di un accordo commerciale con il Mercosur - ha dichiarato pochi giorni fa in Estonia il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, chiarendo la propria posizione - ma vorrei vedere i nostri standard tutelati e, allo stesso tempo, protetti anche i nostri allevatori di bovini da carne".

Sul fronte opposto si trova lo schieramento di alcuni paesi del Mercosur come Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, per i quali è assolutamente vincolante la presenza all'interno del negoziato intercontinentale di libero scambio il comparto della carne bovina. Gli ultimi incontri, alla fine della scorsa settimana, hanno semplicemente decretato uno stallo.

Altri paesi europei, capitanati da Germania, Spagna e Italia, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Reuters, hanno recentemente scritto alla Commissione europea per invitarla a fare una buona offerta, in modo da arrivare alla conclusione del negoziato. Questo permetterebbe di ottenere, ad esempio, l'accesso agli appalti pubblici in Sudamerica e aprirebbe la porta a un nuovo business che, solamente per il Brasile, varrebbe circa 150 miliardi di euro.
 

Agricoltori e coop in allerta

Il presidente del gruppo di lavoro sulla carne bovina di Copa e Cogeca, Jean-Pierre Fleury, ha dichiarato: "E' incomprensibile che la Commissione europea abbia offerto l'accesso al mercato al Mercosur sulla carne bovina, quando le indagini sullo scandalo della carne brasiliana non sono state ancora completate. I certificati di esportazione sono stati falsificati per dieci anni o più e i requisiti veterinari non sono stati rispettati in Brasile. Abbiamo alcuni dei più alti standard di sicurezza alimentare e di benessere degli animali al mondo e non possiamo metterli da parte".

Poi, da Fleury, alcuni numeri a delimitare il perimetro dell'invasione della carne dai paesi sudamericani. "Stiamo parlando dell'equivalente di 1,7 milioni di vacche nutrici nell'Unione europea e ciò comporterebbe una diminuzione dei consumi del 40% dei tagli ad alto valore di provenienza comunitaria - ha detto il rappresentante del Copa-Cogeca -. Al di là dell'impatto devastante sul settore delle carni bovine dell'Ue, sarebbe compromessa la crescita e l'occupazione nelle zone rurali, che spesso non possono contare su altre forme di occupazione".
Una situazione, quella cui è giunta la Commissione europea, che ha "sacrificato il settore agricolo dell'Unione europea", che Fleury definisce "inaccettabile".

Da parte del segretario generale della Copa e Cogeca, Pekka Pesonen, è giunto un appello alla prudenza. "Abbiamo bisogno di accordi commerciali equi e equilibrati - ha affermato -. Non è il momento di proporlo quando non conosciamo l'impatto dei colloqui di Brexit. Con il 45% di manzo irlandese destinato al mercato britannico, non possiamo cominciare a pensare di mettere ulteriore pressione sul mercato delle carni bovine Ue in un patto commerciale con i paesi dell'America Latina.
Anche l'etanolo deve essere escluso e abbiamo serie preoccupazioni per il succo d'arancia e l'ortofrutta. Entrano in Europa già importanti volumi da questi paesi e non riceveremo alcuna reciprocità"
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© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: carne mercati unione europea bovini sicurezza alimentare

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