Secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea nei giorni scorsi, tra ottobre 2016 e gennaio 2017 hanno aderito al piano straordinario per la riduzione volontaria della produzione di latte circa 48mila allevatori in tutta Europa. Il programma rientrava nell'ambito del cosiddetto Pacchetto latte 2, con una dote finanziaria per la riduzione volontaria di 150 milioni di euro, su un più ampio fondo di 500 milioni.

L'adesione al programma di riduzione che, ricordiamo, consentiva ai produttori di percepire 0,14 euro per litro di latte non prodotto è stata seguita particolarmente in Francia e in Germania, dove hanno aderito rispettivamente 12.700 e 9.500 produttori. D'altronde, per quei modelli di zootecnia da latte, con la prevalenza di pascolo e costi di produzione significativamente inferiori rispetto alle modalità di allevamento in Italia, l'incentivo a sospendere la produzione si è dimostrato valido.

Nell'immediato, l'effetto sui prezzi è stato positivo. Il commissario all'Agricoltura Ue, Phil Hogan, ha ricordato che la quotazione media del latte alla stalla ha sfiorato 0,34 euro per chilogrammo di latte lo scorso febbraio, con un incremento superiore al 30% rispetto all'estate 2016.
Tuttavia, come ha puntualizzato Hogan, "la ripresa resta fragile". Nelle ultime settimane, infatti, i prezzi del latte alla stalla stanno scendendo. Un fattore da non sottovalutare, soprattutto in Italia, dove alla fine di aprile terminerà il contratto di fornitura della materia prima all'industria, in vigore dallo scorso gennaio con prezzi minimi stabiliti a 0,37 euro/litro per gennaio, 0,38 euro a febbraio e 0,39 euro/litro per marzo e aprile.
 

Produzione in crescita nel secondo semestre 2017

Su scala mondiale, la Commissione europea prevede un aumento consistente della raccolta di latte nel secondo semestre del 2017, con una ripresa produttiva della Nuova Zelanda, paese leader nelle esportazioni di latte e derivati, e degli Stati Uniti.
Ad aggravare ulteriormente la situazione è il quantitativo elevato di latte scremato in polvere stivato nei magazzini, conseguenza delle agevolazioni allo stoccaggio attuate da Bruxelles nel periodo 2015-2016. Nel suo complesso, i magazzini custodiscono 350mila tonnellate di polvere di latte, pari al 30% della produzione annuale dell'Unione europea.

Fino a quando si potrà andare avanti a stoccare? Finora proprio la Commissione europea aveva rifiutato le diverse offerte di acquisto, ritenute troppo basse a livello economico. Quale soluzione ora si potrà adottare alla luce del fatto che non si potrà continuare a incrementare gli stock? E dove vendere le polveri di latte? In Europa o, come tradizionalmente avviene, nei paesi a tasso di reddito più basso?
 

Le vacche macellate

Nel 2016 nell'Unione europea sono state macellate 7.825.780 vacche, il 6,74% in più rispetto al 2015. E a mettere a segno il maggior numero di macellazioni, in base al portale Teseo by Clal, sono state proprio Francia e Germania, con rispettivamente 1.822.340 i capi eliminati, il 3,4% in più sull'anno precedente, e 1.316.000 capi macellati (+6,8% sul 2015).

Seguono, nell'elenco dei paesi che hanno adottato la mannaia per cercare di contenere il surplus di latte, il Regno Unito con 661.980 capi macellati (+10,5% sul 2015), la Polonia con 586.020 capi (+9,9%), l'Italia con 566.430 capi (+4,2%), e l'Olanda con 492.860 vacche macellate, il 14,7% in più rispetto all'anno precedente.
 

Effetti parziali

Il taglio dei capi in produzione è riuscito nel 2016 solo in parte, però, a ridurre i volumi complessivi delle consegne di latte. La Francia con 24.744.000 tonnellate ha prodotto nel 2016 il 2,5% in meno rispetto all'anno precedente, vincendo così la battaglia per il contenimento delle consegne.

Non così è avvenuto in Germania. Gli allevatori tedeschi, nonostante le macellazioni, hanno incrementato la produzione dello 0,3%, raggiungendo il volume complessivo per il 2016 di 31.973.000 tonnellate.
L'Italia lo scorso anno a prodotto 11.000.521 tonnellate di latte, sopravanzando del 3,2% i volumi del 2015.
 

Debolezza di sistema e azioni di contrasto

In un frangente in cui l'Unione europea mostra nuovamente la propria debolezza di sistema in rapporto ad un contesto mondiale che nel secondo semestre di quest'anno potrebbe incrementare le consegne di latte, è evidente che si rendono necessarie politiche di sostegno all'export imponenti, sia nella formula di aiuti finanziari che attraverso politiche diplomatiche finalizzate ad accordi di libero scambio.

Allo stesso tempo, sono indispensabili azioni di monitoraggio in tempo reale della eccessiva volatilità dei prezzi, in grado di intervenire tempestivamente, innescando effetti positivi in tempi estremamente rapidi.

La grave crisi che negli ultimi 18-24 mesi ha colpito l'Unione europea sembra avere trasmesso a Bruxelles la consapevolezza che oggi i mercati mondiali del latte e dei derivati sono esposti a oscillazioni dei prezzi rapide e marcate, difficilmente contrastabili, a meno che non si intervenga con politiche internazionali di ampio respiro e con un dialogo all'interno della filiera che concretamente pianifichi strategie di produzione e di valorizzazione delle stesse.
Una nuova crisi europea non solo porterebbe alla chiusura di molte stalle, ma esporrebbe l'intero territorio rurale dei paesi europei al rischio di abbandono.