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Coldiretti Sardegna di nuovo sul piede di guerra

Mentre mancano le risposte della regione per gli aiuti diretti ai pastori, il presidente dell'organizzazione sarda Battista Cualbu, minaccia di portare i trattori sulla Statale 131, l'arteria che collega Cagliari a Porto Torres

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Coldiretti manifesta a Cagliari il primo febbraio: da allora non sono pervenute risposte alla piattaforma rivendicativa dell'organizzazione da parte della Regione Sardegna
Fonte foto: © Coldiretti Sardegna

Coldiretti Sardegna ricomincia a scaldare i motori dei trattori. Ad oltre dieci giorni dalla grande manifestazione che ha portato davanti al Consiglio regionale oltre 5mila persone tra pastori e agricoltori, la Regione Sardegna tace.

E Battista Cualbu, presidente dell'organizzazione agricola sarda, evoca il blocco dell'isola nel caso in cui il silenzio della Giunta capitanata da Giuseppe Pigliaru continuasse ancora. "Siamo pronti a portare i trattori dei nostri agricoltori sulla Statale 131" afferma evocando così il blocco della principale arteria viaria sarda, che da Cagliari taglia in due la regione fino a Porto Torres.
 
"L'articolata e lunga piattaforma consegnata mercoledì 1 febbraio 2017, durante la protesta di piazza, in regione non ha trovato nessuna risposta se non dal ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina che ha sbloccato 100 milioni di euro di premi comunitari, 40 dei quali sono arrivati" segnala un comunicato stampa della Coldiretti Sardegna, dove si sottolinea come  "non si è risposto al dramma dei pastori che denunciano un prezzo del latte sotto i costi di produzione".
 
Sulla vertenza latte ovino Coldiretti Sardegna aveva proposto, per tamponare l’'mergenza, un aiuto diretto al reddito dei pastori da 40 milioni di euro con il criterio del de minimis, ottenibile rifinanziando la Legge regionale della Sardegna 15/2010.
Inoltre, Coldiretti Sardegna, per stabilizzare i redditi in futuro senza incidere sul mercato, aveva suggerito l'attivazione della misura 17.3 del Psr nazionale "Strumenti di stabilizzazione del reddito", prevista dal regolamento sullo sviluppo rurale per la gestione del rischio.
Un fondo mutualistico per le compensazioni in caso di riduzione del reddito subìto dall'azienda agricola. Tutte richieste rivolte dall'organizzazione agricola alla Regione Sardegna, e rimaste sinora disattese.
 
Ma Coldiretti lamenta anche le mancate risposte della Regione verso i cerealicoltori "che vedono mortificato il proprio grano dall'invasione di quello estero""Così come indifferenza hanno trovato le cartelle pazze dell'acqua, i danni della fauna selvatica", continua la nota, che ricorda anche i problemi posti del refresh delle ortofoto ai fini della corretta interpretazione dei dati per il pagamento della domanda unica per la Pac.
Disattese anche le richieste per l'istituzione dell'Organismo pagatore sardo sul pagamento dei danni da calamità naturali, il credito e tutte le altre vertenze di un comparto agricolo definito dalla nota "in ginocchio".
 
"La mobilitazione continua - ricorda il presidente della Coldiretti Sardegna Battista Cualbu - noi le promesse le manteniamo come abbiamo dimostrato il primo febbraio. La prossima iniziativa sarà ancora più dura, abbiamo i trattori già pronti per portarli sulla Statale 131".
"Prendiamo atto
 - sottolinea - che chi dovrebbe studiare e trovare gli strumenti per consentire la sopravvivenza delle aziende agricole, preferisce chiacchierare sui social e interrogarsi sulle scelte politiche della Coldiretti. Ribadisco: noi le idee le abbiamo chiare e non ci fermeremo fin quando i nostri soci non avranno avuto le risposte giuste".
 
"I problemi del mondo agricolo non si sono chiusi il giorno della manifestazione" ricorda il direttore della Coldiretti Sardegna Luca Saba. "Teniamo sotto controllo la politica e gli stiamo contingentando il tempo. Vogliamo atti non parole. In questo momento non servono appelli all'unità sindacale quanto lealtà verso chi produce".

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