Ad aprire la strada è stata la Francia. A inizio anno, sull'onda delle proteste degli allevatori, chiese alla Ue il via libera all'indicazione in etichetta della provenienza del latte per tutti i prodotti, anche trasformati. Qualche mese dopo l'Italia ha fatto la stessa cosa. Ma mentre alla Francia le autorità comunitarie hanno risposto con un chiaro sì, con l'Italia Bruxelles ha preferito il silenzio. Così, a distanza di tre mesi dalla nostra richiesta, è scattato il “silenzio-assenso” e a mezzanotte del 13 ottobre è arrivata anche per l'Italia la “licenza” di etichetta trasparente. Giusto in tempo per l'apertura del Forum Coldiretti che si è svolto a Cernobbio, sulle rive del lago di Como. Occasione ghiotta per ribadire quanto questa organizzazione agricola abbia premuto per ottenere in etichetta l'indicazione di origine.

Evento storico”
Che l'occasione del Forum ben si prestasse a sottolineare il risultato lo hanno dimostrato le confezioni di latte e latticini con la scritta latte italiano in bella vista nelle sale di Villa d'Este, sede dell'incontro. Il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel presentare il Forum alla stampa, ha parlato di “evento storico”, una risposta alla richiesta di trasparenza che gli italiani hanno dichiarato in nove casi su dieci, come risulta dalla consultazione pubblica promossa dal ministero per le Politiche agricole.

E il prezzo sale
Che ci fosse attesa per questa apertura, ha continuato il presidente di Coldiretti, lo si evince poi dall'andamento dei prezzi di mercato. Il prezzo del latte spot, che era crollato sotto i 30 centesimi al litro, in queste ultime settimane è risalito con forza, superando nelle ultime sedute i 41 centesimi.

In aiuto del made in Italy
Le etichette trasparenti sui prodotti lattiero caseari, si è poi detto, rappresentano un baluardo al falso made in Italy, dove tre cartoni su quattro di latte a lunga conservazione sono di provenienza straniera, senza che ne sia data informazione al consumatore. “Firmare” il latte italiano dà il giusto valore ai nostri standard di sicurezza dove i controlli sono garantiti dalla rete di servizi veterinari più estesa d'Europa.

Appuntamento al 2017
Ora bisognerà attendere che lo schema di decreto si trasformi in norma applicabile, cosa che avverrà dal primo gennaio del prossimo anno.
È un passo atteso da anni - ha dichiarato il ministro Maurizio Martina - che ci consentirà di valorizzare il lavoro dei nostri allevatori e di tutta la filiera lattiero casearia”.
Il decreto prevede che il latte o i suoi derivati abbiano indicata l'origine della materia prima in etichetta. Dalla norma sono esclusi i prodotti Dop e Igp, che hanno già disciplinari relativi anche all'origine e il latte fresco già tracciato.

Le etichette
Le indicazioni che si potranno incontrare sulle confezioni di latte e latticini sono le seguenti:

  • paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”;
  • paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”
  • paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.


Se le diverse fasi di lavorazione, dalla mungitura alla trasformazione, avvengono in paesi diversi l'indicazione da apporre sarà:

  • miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura;
  • latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento;
  • latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione.

Indicazione che si trasforma in “Paesi non Ue” qualora le operazioni avvengano al di fuori dei confini dell'Unione.

Qualche ombra
Un passo avanti decisivo, ma non mancano elementi di preoccupazione. Il primo è il modo in cui si è arrivati al via libera alle etichette trasparenti. Il silenzio di Bruxelles non solo è un vulnus politico rispetto alla risposta palese ottenuta dalla Francia, ma apre il passo a possibili ripensamenti in corso d'opera. Chi può assicurarci che i Paesi dai quali importiamo quasi la metà del latte che consumiamo non facciano ricorso contro la normativa italiana? Potrebbe ravvisarsi una distorsione della concorrenza, principio sin troppo facile al quale appellarsi.

Industrie perplesse
E quale sarà l'atteggiamento delle industrie di trasformazione? Il presidente dei giovani di Federalimentare, Francesco Divella, alla guida della missione presso le istituzioni comunitarie a Bruxelles, ha ribadito “l'importanza di un mercato unico basato su regole comuni e uguali per tutti gli Stati membri”. Che Italia e Francia facciano a modo loro, dunque, sembra poco gradito.

Dal canto suo il presidente di Assolatte, Giuseppe Ambrosi, si è detto “favorevole a qualunque innovazione che vada verso la massima trasparenza sulle indicazioni della qualità e dell'origine dei prodotti”, ma intanto ha chiesto tempi più lunghi per consentire l'utilizzo e lo smaltimento degli imballi già predisposti. Ambrosi ha poi ricordato i limiti di una normativa nazionale, che non potrà applicarsi ai prodotti importati, che dunque non riporteranno alcuna indicazione rispetto alla loro provenienza. Si spera che i consumatori si accorgano della differenza.