E' apparsa recentemente sui giornali locali e nazionali la notizia di un progetto per realizzare un vigneto che sia una collezione di tutte le varietà di vite coltivate in Italia nell'orto botanico di Roma.

Il progetto si chiama Vigneto Italia ed è stato ideato da Luca Maroni, degustatore e giornalista enologico, già collaboratore di Veronelli e di molti giornali e mezzi di comunicazione, non ultimo il suo portale web lucamaroni.com con oltre 400 mila pagine sui vini del Mondo.

Maroni non è nuovo a progetti simili, l'ultimo in ordine di tempo e di fama è il ritrovamento e il reimpianto, da lui diretto, della vigna di Leonardo da Vinci a Milano in occasione di Expo 2015.
 

Dottor Maroni, come è nata questa idea e quale è il suo obiettivo?

"Visitata la meraviglia dell’orto botanico di Roma notai che fra le varie e rarissime specie di piante presenti non vi fosse neanche una vite. Incredibile e ai miei sensi insopportabile il fatto che Roma, una volta pressoché interamente ricoperta di vigne, non conservasse ad oggi traccia di questa fondamentale vocazione e coltivazione. E poi in Italia non esisteva ancora un 'Vigneto Italia', un museo ampelografico/viticolo vivo che raccogliesse le principali varietà autoctone nazionali. Ciò essendo l’Italia il paese leader qualiquantitativo del mondo quanto a biodiversità della vite (oltre 500 le varietà autoctone italiane attualmente riconosciute e/o censite), e più ancora essendo il nostro paese il leader qualiquantitavo mondiale della produzione con circa 50 milioni di ettolitri nel 2016. La genesi dell’idea è allora nella percezione della lacuna e nel desiderio di colmarla nel modo migliore possibile".
 

Quanti tipi di vitigni verranno piantati? Sono tutti quelli presenti nel registro varietale?

"La base di rappresentatività di partenza è quella regionale, ovvero la selezione delle più importanti varietà autoctone di ognuna delle 20 regioni italiane con 154 i vitigni selezionati per l’impianto di avvio. Tre è il numero di piante per varietà, per un totale di circa 460 piante da porre a dimora nei 624 metri quadrati dell’Orto botanico destinati all’impianto del Vigneto Italia."
 

Come verranno coltivati questi vitigni?

"Il vigneto sarà impiantato e condotto con tecniche di agronomia biodinamica, quindi con impatto ecologico-inquinante-chimico pari a zero. Responsabile agronomico dell’impianto, il dottor Leonello Anello, massimo esperto italiano della viticoltura biodinamica, consulente viticolo ed enologico delle più affermate aziende italiane di tale settore. Il partner tecnico principale dell’operazione è la Vcr, Vivai cooperativi Rauscedo, leader mondiale nel campo della vivaistica viticola, che ha aderito entusiasticamente al progetto, fornendo gratuitamente tutte le barbatelle e i portinnesti delle varietà autoctone selezionate per il primo impianto."


E verrà prodotto vino?

"Ciò dipenderà dalla qualità del processo di maturazione delle uve. L’auspicio è comunque quello di realizzare solo alcune preziose e rarissime bottiglie del bianco e del rosso del Vigneto Italia."


Nel progetto c'è l'intenzione di coltivare le viti del Vigneto Italia ad alberello, perché questa scelta?

"In realtà la forma di allevamento non è stata ancora definita, il dottor Anello sta vagliando le opzioni, e tale scelta sarà funzione delle risultanze delle analisi dei terreni e dei dati meteorologici del sito tuttora in corso. Di certo la conduzione della vigna, quale che sarà il sistema di allevamento prescelto, sarà manuale."
 

I Romani non usavano più di frequente la tecnica della vite maritata?

" ma in campo aperto, il limite della vite maritata è la densità assai bassa di piante per unità di superficie. Noi per valor e necessità di spazio avremo a disposizione circa 620 metri quadrati nei quali piantare circa 500 viti."
 

Anche l'università La Sapienza di Roma è coinvolta in questo progetto, quale sarà il suo ruolo?

"L’università La Sapienza è la proprietaria e la gestrice dell’orto botanico. Più che coinvolta è lei stessa che opera, io sono solo un suo strumento. La direttrice dell’orto, la professoressa Loretta Gratani, è allora la persona alla quale si deve l’accoglimento e l’operatività del progetto. Con il fautore del nostro incontro, il custode dell’orto Botanico, Vinicio Mita, che produce qui nel Lazio un grande Merlot Numae e che mi invitò a visitare l’orto."
 

Al di là di questo progetto Roma potrà davvero tornare il Caput mundi del vino?

"Roma è già Caput vini d’Italia. Roma è il più grande mercato di vino d’Italia, il più grande comune agricolo d’Europa, e i Castelli di Roma sono oggi tornati a produrre alcuni fra i migliori bianchi e rossi d’Italia. Il Vigneto Italia nell’Orto botanico di Roma, uno fra i giardini più belli e ricchi del mondo, sarà allora la rappresentazione più variata e splendente del nostro tesoro viticolo, enologico, naturalistico, in tutto il mondo sì amato, apprezzato e celebrato".