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Una Mano per i Bambini

A Montalcino due vigneti sperimentali per le viti della Fondazione Edmund Mach

In provincia di Siena l'azienda Banfi mette a disposizione quattro ettari per testare nuove varietà resistenti alla botrite, frutto del miglioramento genetico dell'istituto di San Michele all'Adige. Il progetto sarà presentato il prossimo 10 aprile al Vinitaly
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Particolare dei grappoli delle varietà Eco Iasma 1 che verrà sperimentata a Montalcino (Si)
Fonte foto: © Fondazione Edmund Mach

La Fondazione Edmund Mach (Fem) di San Michele all'Adige e Banfi, la società agricola con sede a Montalcino (Si), hanno sottoscritto un accordo per il miglioramento varietale viticolo, che prevede la creazione di un campo sperimentale in Toscana.

Il progetto, che sarà illustrato al Vinitaly nell'ambito di una conferenza stampa in programma lunedì 10 aprile 2017 presso lo stand di Banfi, prevede la realizzazione due vigneti sperimentali per testare in Toscana nuove varietà di vite realizzate dall'unità di miglioramento genetico di Fem.

In particolare l'azienda di Montalcino metterà a disposizione alcuni suoi appezzamenti dove saranno allevati otto prototipi di varietà vite, selezionate in un programma di miglioramento genetico per la loro tolleranza alla botrite.

Si tratta di 6750 barbatelle che verranno collocate in due impianti di due ettari ciascuno nel comune di Montalcino, dove l'azienda Banfi dispone di 2800 ettari di proprietà.

Nell'impianto saranno messe a dimora anche altre varietà prodotte dalla ricerca di San Michele: precisamente 900 barbatelle di varietà Iasma Eco 1 e 900 barbatelle di Iasma Eco 2 già iscritte nel registro nazionale delle varietà di vite per vino.

Le varietà Iasma Eco 1 e Iasma Eco 2 entrambe ottenute per incrocio tra la varietà Teroldego e la varietà Lagrein, sono vitigni a bacca rossa che presentano caratteristiche di notevole rusticità nei confronti dei marciumi del grappolo.

Dal punto di vista enologico Iasma Eco 1 e 2 presentano anche un elevato contenuto in antociani e polifenoli totali ed un ottimo rapporto zuccheri-acidi e dalle loro uve si ottengono vini con buona corposità e consistenza e con un buon contenuto in tannini e aromi gradevoli a nota floreale-fruttata.

E ora Banfi le testerà nei suoi campi a Montalcino per valutarne le potenzialità enologiche e per ottenere l'iscrizione nell'elenco dei vitigni per l'impianto di vigneti in Toscana.

"Con la firma di questo accordo si consolida un rapporto di collaborazione con un'azienda che ha una forte propensione all'innovazione e ricerca, in un'areale viticolo italiano importante e al contempo si contribuisce a far conoscere e valorizzare la qualità del lavoro di miglioramento genetico e varietale in campo viticolo svolto da Fem" ha commentato il direttore generale della Fondazione Edmund Mach Sergio Menapace.

Per il direttore generale di Banfi questo accordo rappresenta un passo naturale nel percorso di ricerca e innovazione intrapreso quaranta anni fa.

"Per noi la salvaguardia del patrimonio culturale ed ambientale è stato un punto di riferimento fin dall'inizio - ha affermato Rudy Buratti, direttore enologo di Banfi - e oggi, che il concetto di sostenibilità è molto più sentito da un consumatore sempre più attento ed informato, l'interesse verso queste varietà eco-sostenibili sta crescendo. La sperimentazione permetterà di diversificare le strategie di difesa e definire, quindi, un protocollo Banfi".

Per il responsabile dell'unità di miglioramento genetico della vite, Marco Stefanini, l'interesse dei ricercatori è osservare il comportamento di genotipi selezionati in ambienti differenti per arricchire le conoscenze e poter trasferire le nuove varietà anche in altri ambienti.

L'obiettivo è rendere la viticoltura sempre più sostenibile e quindi ridurre l'impatto ambientale mediante l'uso di varietà resistenti alla fitopatologie che richiedano un minor numero di trattamenti fitosanitari.

E intanto a San Michele all'Adige si sta già puntando alla selezione di varietà tolleranti a oidio e peronospora.

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