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Fragolicoltura romagnola, le innovazioni tecniche

Se ne è parlato a Cesena il 7 febbraio 2017 in un incontro promosso dal Mercato Ortofrutticolo di Cesena. Gianluca Baruzzi, ricercatore del Crea di Forlì: "L'innovazione è l'unica vera possibilità per sopravvivere"

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Oggi ci sono circa 120 ettari coltivati a fragola in Romagna rispetto ai circa mille ettari di quindici anni fa
Fonte foto: Crpv

Il Mercato Ortofrutticolo di Cesena ha promosso un nuovo incontro tecnico, tenutosi il 7 febbraio 2017. Intitolato 'Fragola in coltura protetta e pieno campo: innovazioni tecniche', è stato realizzato in collaborazione con i ricercatori del Crea di Forlì e del Crpv di Cesena.

"Oggi l'innovazione è sempre più centrale per le aziende agricole - spiega Gianluca Baruzzi, ricercatore del Crea di Forlì -. Unica vera possibilità per cambiare e sopravvivere".

La fragola romagnola sempre meno leader
La fragolicoltura romagnola, e cesenate in particolare, è stata fino agli anni '80-'90 leader in Italia e in Europa. Oggi però sta segnando il passo.
"Se vuole rigenerarsi deve cambiare rotta - commenta Baruzzi -. Oggi ci sono circa 120 ettari coltivati rispetto ai circa mille ettari di quindici anni fa. Senza dimenticare come si punti ancora su di un'ampia frammentazione varietale, basata più sulla produttività che sulla qualità".

Più buone e più belle
Allora cosa può fare la fragola romagnola? Un primo passo è cambiare varietà e puntare su sapore e qualità. E su questo fronte la ricerca sta facendo molto. "Oggi esistono varietà e selezioni sicuramente molto interessanti. E' evidente che bisogna essere bravi nel creare un mercato che apprezzi e paghi questa qualità e contemporaneamente avere Op che decidano di puntare su questi aspetti".

Gianluca Baruzzi, ricercatore del Crea di Forlì, durante un incontro del 2015
(Fonte immagine: © Lorenzo Cricca - AgroNotizie)

Una stagione sempre più lunga
Oltre all'innovazione varietale è necessario sviluppare le tecniche di coltivazione"E' fondamentale prolungare il calendario di maturazione - prosegue Baruzzi -. Per fare questo si può guardare alle varietà rifiorenti oppure alle unifere capaci di avere una seconda fioritura in presenza d'inverni miti. In questo modo si può pensare di prolungare di 20 giorni la raccolta, raggiungendo così un tempo totale di circa 40-45 giorni. Una finestra più ampia e sostenibile per un'azienda che vuole fare reddito. Non dimentichiamo inoltre che modificando il sistema d'allevamento è possibile fare un ulteriore passo in avanti ipotizzando così una produzione autunnale, come già avviene nel Veneto. Ma da noi ci sarebbero gli sbocchi commerciali?"

Che tipo di pianta usare?
Nel nord Italia si preferisce usare piante frigoconservate che permettono elevate produzioni ma minore qualità dei frutti mentre nel sud Italia si è puntato su piante fresche che esaltano la qualità a discapito della resa per ettaro. Questa scelta combinata ad un'adeguata introduzione varietale è stata la chiave di volta del successo. "Dobbiamo individuare anche noi piante che diano rese migliori. Da diverso tempo stiamo sperimentando impianti in Romagna trapiantati con piante fresche cime radicate, ed i risultati sono molto interessanti".
 
Cestini di fragole durante incontro tecnico del 2016
(Fonte immagine: © AgroNotizie)

Niente di nuovo sul fronte fumigazione 
Cosa è possibile fare per sterilizzare il terreno prima di reimpiantare la fragola? Dal 1992 ad oggi, anno della messa al bando del bromuro di metile, le cose non sembrano cambiate tantissimo. "Attualmente tra le alternative chimiche al bromuro di metile c'è l'uso in deroga della miscela di cloropicrina + 1.3 dicloropropene". Ma esistono tecniche agronomiche e più sostenibili a livello ambientale? "Tra i metodi fisici c'è la solarizzazione e l'uso di vapore. Dal punto di vista agronomico l'apporto di sostanza organica, l'uso in sovescio di colture biocide e la coltivazione fuori suolo. Ma siamo ancora lontani da un'utilizzo in larga scala".

Brum brum.... Suzukii
La Drosophila suzukii Matsumura è un piccolo moscerino, originario del sud-est asiatico, che arreca gravi danni sui frutti dove ovidepone le proprie uova. Dal 2009 è stata segnalata in Italia e dal 2012 in Emilia-Romagna. E da allora i danni alle coltivazioni si sono succeduti senza sosta. "E' sicuramente uno degli insetti più pericolosi oggi per la fragola - conclude Baruzzi -. Oggi non abbiamo ancora principi attivi sufficientemente efficaci a contrastarla. Rimane la prevenzione, il monitoraggio e la lotta agronomica".

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