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Albicocco, l'innovazione al centro delle scelte di Geoplant

Più qualità e conservabilità per essere più vicini alle esigenze del consumatore. Con un occhio alle esigenze agronomiche

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

Albicocco Spring blush-1.jpg

Cultivar di Spring Blush® EA3126TH in azienda agricola francese
Fonte foto: Vivai Escande

Nel corso degli ultimi anni il panorama varietale dell'albicocco ha subito molti e importanti cambiamenti grazie alla progressiva sostituzione di vecchie varietà derivate da germoplasma di antiche cultivar locali (San Castrese, Portici, Palummella, etc) con materiale nuovo e dai tratti fortemente innovativi (sotto molti punti di vista). In questo modo possiamo dire che attualmente è in corso una vera e propria rivoluzione. 

"Il limite principale di questa specie - spiega Gianluca Pasi, tecnico di Geoplant Vivai - è sempre stato la vocazionalità molto localizzata di ogni singola cultivar: infatti era molto difficile trovare varietà che potessero esprimere le loro potenziali qualità in modo omogeneo su di un ampio territorio. Spostare l'areale di coltivazione di pochi chilometri significava modificare enormemente i risultati produttivi. La tradizionale autoincompatibilità unita a specifiche esigenze climatiche (soddisfacimento delle ore di freddo) rendevano e rendono la produttività di una cultivar l'elemento più complesso da soddisfare".

"Questi problemi  - continua Pasi - ovviamente non sono stati completamente risolti ma alcune innovazioni introdotte nel corso degli ultimi anni hanno portato a dei miglioramenti che permettono a questa specie di diffondersi sia dal punto di vista commerciale che geografico anche in aree che in precedenza le erano precluse".

Innovazione nel prodotto

Il classico colore giallo-arancio dei frutti è ormai stato sostituito da colorazioni rosso-arancio più o meno estese sulla superficie dei frutti. Alcune varietà aventi questa colorazione del frutto già diffuse sul mercato o in fase di diffusione sono le precocissime Tsunami® EA5016* e Spring Blush® EA3126TH*  (maturazione rispettivamente di -3  e +2 giorni rispetto ad Aurora*) oppure le più tardive Big Red® EA4006* e Kioto* (-7 e +0 rispetto a San Castrese) tutte edite da Bee Sarl. Sempre con queste caratteristiche cromatiche possiamo trovare molte delle varietà facenti parte della linea  Carmingo® edita da Ips International plant selection, in particolare le precoci Primaya* (+4 Aurora*) e Priabel* (-12 San Castrese), la più tardiva Medaga* (-4 San Castrese) e le ultra tardive Faralia* (+17 San Castrese), Farbaly* (+33 San Castrese), Farius* (+45 San Castrese) fino ad arrivare a fine Agosto con Farclò*(+53 San Castrese). 

Oltre alla colorazione esterna anche alcune caratteristiche proprie della polpa del frutto sono notevolmente evolute, come la consistenza e la conservabilità che permettono di frigoconservare il prodotto a lungo in modo da cogliere le condizioni di mercato più favorevoli (mercati più lontani, distribuzione frazionata) e alcuni vantaggi agronomici (minori problemi nella tempistica di raccolta e nella movimentazione e lavorazione del prodotto). 

Tutte le varietà sopra elencate hanno una consistenza molto superiore alle cultivar tradizionali: in particolare segnaliamo nel periodo precoce: Spring Blush® EA3126TH* (+2 giorni da Aurora) e Primaya* (+4 giorni da Aurora). Proseguendo nel calendario di raccolta troviamo Kioto* (0 giorni da San Castrese) con una tenuta in pianta ed in post-raccolta veramente notevole fino ad arrivare a Faralia* e Farbaly* (+17 e +33 da San Castrese) che permettono di allungare l'offerta commerciale di albicocche fino alla fine del mese di Agosto.

La produttività è il grande tallone d'achille di questa specie, anche se dei grossi passi in avanti sono stati fatti, sia dal punto di vista della tecnica colturale che dell'offerta varietale. L'uso degli impollinatori nelle varietà non autocompatibili è essenziale, come lo è una loro corretta ed omogenea disposizione all'interno del frutteto. La vera novità è però la disponibilità sul mercato di varietà autocompatibili, quali ad esempio: Kioto*, Faralia*, Farbaly* e tutte le altre varietà tardive del gruppo Carmingo®.

L'utilizzo di queste varietà garantisce una buona allegagione dei frutti ogni anno. Inoltre consente di modificare anche i sistemi di allevamento e quindi di aumentare in maniera esponenziale la produttività per ettaro. Queste varietà possono essere allevate facilmente in forme a parete con elevate densità di impianto (fusetto, asse colonnare) che consentono sia di ridurre notevolmente i tempi di entrata in produzione (produzioni consistenti già alla 2° foglia) ma anche di difendersi meglio dalle gelate primaverili.

In conclusione le innovazioni di ordine colturale e varietale sono state davvero molte, in particolare l'ampliamento del calendario di raccolta che parte dalla precocissima Tsunami® EA5016* (a metà maggio) e arriva fino alla più tardiva Farclò* (fine agosto): tenendo conto delle aree Sud-Nord di coltivazione oggi si può disporre di prodotto fresco per un periodo di quasi 5 mesi.

Inoltre la diffusione di varietà autofertili (Kioto*, Faralia*, Farbaly*, etc...) consente la coltivazione anche in nuovi areali di pianura che congiuntamente alle nuove tecniche colturali contribuiscono alla riduzione dei costi di produzione e alla redditività della coltura.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Geoplant Vivai Società Agricola

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Tag: agroalimentare frutticoltura ortofrutta intervista

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