La concimazione dell'olivo è una pratica di vitale importanza per garantire produzioni abbondanti e olive di qualità. Tuttavia l'utilizzo di fertilizzanti deve essere calibrato sulle reali necessità della pianta, in modo da evitare squilibri, e deve essere collocato in tempi ben precisi, per andare incontro alle esigenze dell'albero.

Per una concimazione corretta è dunque indispensabile seguire questi tre passi: conoscere i nutrienti necessari agli olivi, calcolarne il fabbisogno, pianificare un calendario di interventi.

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Sedici elementi per un oliveto in salute

I macroelementi alla base della concimazione dell'olivo sono sedici. I principali sono l'azoto (N), il fosforo (P), il potassio (K), lo zolfo (S), il calcio (Ca) e il magnesio (Mg). A questi devono essere aggiunti anche i microelementi, quei composti cioè che nonostante servano in quantità ridottissima (si parla di microgrammi), sono fondamentali per il metabolismo della pianta. In particolare all'olivo serve il manganese (Mn), il ferro (Fe), il boro (B), lo zinco (Zn), il rame (Cu), il molibdeno (Mo), il cloro (Cl) e il nichel (Ni).

Bene, ma quanti di questi elementi devono essere somministrati alla pianta? E soprattutto, in quale periodo? Per dare una risposta a questa domanda che ogni olivicoltore si è fatto almeno una volta nella vita occorre prima di tutto capire a che cosa servono questi elementi. Il boro ad esempio gioca un ruolo cruciale nella fase di fioritura e dunque deve essere somministrato (se il suolo ne è carente) a ridosso della stessa.

Ogni elemento nutritivo gioca un ruolo fondamentale nel metabolismo della pianta di olivo e, cosa ancora più importante, ha un impatto sulla quantità e qualità di olive e quindi di olio prodotto. Vediamo dunque quali sono i principali elementi nutritivi da fornire con la concimazione e l'utilizzo che ne fa la pianta.

Azoto. È l'elemento alla base della crescita vegetativa della pianta. L'azoto stimola la formazione dei germogli, l'allegagione e lo sviluppo del frutto. Una pianta in carenza di azoto avrà un aspetto stentato, foglie ingiallite (clorotiche) e di ridotte dimensioni.

L'assorbimento dell'azoto è legato alla presenza di acqua nel terreno e dunque gli olivicoltori che non hanno impianti irrigui devono tenerne conto, pensando a concimazioni fogliari in assenza di piogge. Inoltre l'azoto è soggetto a dilavamento e volatilizzazione, per questo gli apporti devono essere frazionati e gli operatori più esigenti utilizzano prodotti a lenta cessione, in modo da rendere disponibile questo elemento per un lasso maggiore di tempo.

Fosforo. È il costituente principale delle membrane cellulari e gioca un ruolo chiave in molti processi vitali della pianta, in particolare legati alla sua produttività (fioritura, allegagione, maturazione). Solitamente è questo un elemento abbastanza presente nel terreno, ma in suoli acidi può diventare indisponibile alla pianta e dunque necessita di una integrazione.

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Potassio. Questo macroelemento gioca un ruolo chiave nell'accumulo di olio nell'oliva. Basti pensare che più del 50% del fabbisogno di potassio della pianta è destinato ai frutti. Per questo è necessario rinnovare ogni anno lo stock di potassio del suolo, somministrandolo alla pianta soprattutto nelle fasi di accrescimento del frutto.

Magnesio. È l'elemento chiave della fotosintesi, il processo attraverso il quale la pianta produce carboidrati sfruttando la luce del sole. Per questo è importante che l'olivo non ne sia carente.

Calcio. È un elemento che attiva importanti enzimi e partecipa alla formazione delle pareti cellulari. È un elemento fondamentale quanto abbondante nella maggior parte dei terreni italiani.

Boro. Come ricordato questo microelemento gioca un ruolo chiave nella fase di fioritura. Nello specifico è importante per l'induzione a fiore, la germinabilità del polline, l'allegagione ed allungamento del tubetto pollinico.

Ferro. Questo metallo contribuisce al normale svolgimento della fotosintesi clorofilliana. Di solito la dotazione del terreno è sufficiente al fabbisogno della pianta, ma certe caratteristiche chimiche di alcuni suoli ne rendono impossibile l'assimilazione.

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Quanto concime dare agli olivi? Facciamo qualche calcolo

Per capire quale e quanto concime somministrare alle piante è necessario prima di tutto capire quanti micro e macroelementi la pianta ha utilizzato e sono stati asportati dal campo attraverso la raccolta delle olive o la potatura. Bisogna poi tenere conto delle sostanze che si sono perse per volatilizzazione o immobilizzate (non più biodisponibili per la pianta) e quelle che invece sono lisciviate, trasportate via dall'acqua.

Un corretto approccio all'oliveto prevede dunque delle analisi del suolo (fatte almeno ogni cinque anni) per avere contezza della quantità di elementi nutritivi presenti nel terreno e della loro biodisponibilità. Si dovrà poi procedere ad una stima della quantità di elementi nutritivi asportati durante un ciclo produttivo e quindi si potrà calcolare la quantità di azoto, fosforo, potassio, eccetera. da integrare nel terreno.

Indicativamente il fabbisogno in NPK di un olivo in piena produzione e in condizioni di equilibrio è di circa 250, 80 e 200 grammi di N (azoto), P2O5 (anidride fosforica) e K2O (ossido di potassio) rispettivamente.

"Si tratta tuttavia di quantitativi puramente indicativi, che devono essere adeguati alla composizione del terreno, alla tipologia di impianto, all'annata (se di carica o di scarsa) e alla cultivar. Inoltre bisogna tenere in considerazione se il terreno è nudo o inerbito, specialmente in caso di leguminose", spiega Giovanni Caruso, docente di Olivicoltura e viticoltura presso il dipartimento di Scienze agrarie alimentari e agro-ambientali dell'Università di Pisa.

"Sarebbe buona norma poi, se le condizioni fitosanitarie lo consentono, trinciare sul posto i residui di potatura in modo da restituire al terreno alcuni elementi nutritivi. La trinciatura, come il sovescio, al di là del regime di conduzione aziendale, aiuta a mantenere in equilibrio l'oliveto".
 

Tabella: Schema per la determinazione del bilancio nutrizionale dell'oliveto
(Fonte foto: Accademia nazionale dell'olivo e dell'olio)


Per un piano di concimazione dell'olivo ancora più preciso bisognerebbe poi procedere almeno una volta l'anno, in inverno, ad analizzare il contenuto di nutrienti presente nelle foglie. In questo modo si potranno identificare eventuali deficit, soprattutto di microelementi, altrimenti non facilmente riscontrabili.

Riconoscere i sintomi di carenze o squilibri nutritivi nelle foglie non è semplice, questa guida pubblicata da K+S Italia offre un interessante strumento di orientamento. Tuttavia è bene ricordare che quando il sintomo è presente il danno è già fatto. Meglio dunque prevenire.

Concimare seguendo i bisogni della pianta

Tralasciando gli aspetti legati alla concimazione di fondo e di allevamento, ogni anno l'agricoltore dovrà fornire i nutrienti necessari alle piante attraverso la concimazione di produzione in modo da ridurre al minimo l'alternanza produttiva, massimizzando raccolta e qualità delle olive.

La concimazione azotata dovrebbe essere frazionata in due, tre momenti tra la ripresa vegetativa e la fase di indurimento del nocciolo. È sconsigliata la somministrazione in post raccolta in quanto lo stimolo all'attività vegetativa indotto dalle concimazioni azotate renderebbe meno resistenti le piante alle basse temperature durante il periodo invernale.

I concimi contenenti fosforo e potassio possono essere forniti anche solo una volta all'anno, in quanto rimangono disponibili alla pianta per un periodo più lungo di tempo. Solitamente vengono forniti prima della ripresa vegetativa, in concomitanza della concimazione azotata, utilizzando concimi NPK (facendo attenzione alle diverse titolazioni). È anche possibile fornire il 70-80% in primavera e il restante in autunno, per sostenere la differenziazione degli apici radicali.

In assenza di irrigazione una modalità efficace di distribuzione può essere la concimazione fogliare. Questa tecnica consente di sopperire rapidamente a carenze nutrizionali ma bisogna comunque prevedere la somministrazione di una quota di concime al suolo.

In condizioni irrigue gli elementi nutritivi possono invece essere somministrati in fertirrigazione. Questo riduce gli sprechi e migliora l'assorbimento. In questo caso gli apporti possono essere scadenzati su base settimanale già dalla ripresa vegetativa, seguendo poi il diverso fabbisogno di elementi che caratterizza ogni stadio fenologico.
 

Tabella: Ripartizione percentuale del fabbisogno annuale di azoto, fosforo e potassio da parte di piante di olivo nelle diverse fasi del ciclo annuale
(Fonte foto: Accademia nazionale dell'olivo e dell'olio)


È bene ricordare infine che il terreno è dotato di un certo stock di microelementi e che quindi il loro apporto deve essere effettuato esclusivamente nel caso in cui ci siano carenze conclamate. "Non esiste una ricetta valida per tutti gli impianti, ma deve essere studiata sulle singole realtà e aggiornata periodicamente a seconda della mutata composizione del suolo o di una diversa conduzione dell'impianto", sottolinea Caruso. "Gli olivi hanno ad esempio un basso fabbisogno di boro e questo elemento dovrebbe essere somministrato solo in caso di effettiva carenza".

Gli apporti di microelementi possono essere effettuati con diverse modalità: utilizzando concimi NPK arricchiti di microelementi, usando concimi fogliari da applicare insieme ai trattamenti fitosanitari (quando possibile) oppure attraverso applicazioni ad hoc.