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Latte e vite, un binomio possibile

Una ricerca del Crea apre nuove prospettive sull'utilizzo del siero di latte come biostimolante in viticoltura, ma serviranno più conferme scientifiche. Leggi l'intervista Donato Antonacci

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Il siero di latte è ricco di proteine e zuccheri ma è considerato un rifiuto speciale
Fonte foto: © Microstocker - Fotolia

L'agricoltura moderna, anche sotto pressione dell'Unione europea, si sta dirigendo verso una riduzione dell'uso di prodotti di sintesi e verso una concezione circolare dell'economia. In altre parole si vogliono prediligere prodotti di origine naturale, meglio se ottenuti tramite l'utilizzo di scarti di lavorazione o sottoprodotti di altre filiere.

In questo contesto è interessante il lavoro di ricerca portato avanti dal Crea che ha studiato i possibili impieghi del siero di latte in viticoltura.

"Tutto è partito dalla constatazione che il cuoio torrefatto ha un effetto benefico sulle piante di vite", spiega ad AgroNotizie Donato Antonacci, già direttore del centro Crea di Turi sulla viticoltura. "Nel cuoio torreffatto sono presenti degli amminoacidi di origine animale che influiscono in maniera positiva sulla fisiologia della pianta. Tra questi amminoacidi ad esempio c'è il triptofano, che è un precursore delle auxine".

Il cosiddetto ormone della crescita...
"E infatti le piante trattate con questi prodotti a base di cuoio torrefatto hanno risposto in maniera positiva. Allora abbiamo avviato una sperimentazione per testare il siero di latte".

Come mai proprio il siero di latte?
"Perché è ricco di sostanza biologica e di amminoacidi, certamente più del cuoio torrefatto. Inoltre per la filiera lattiero-casearia il siero di latte rappresenta uno scarto che ha dei costi di smaltimento essendo per legge un rifiuto speciale. Si trova dunque in grande quantità senza costi aggiuntivi".

In quale modo avete utilizzato il siero di latte?
"Il primo modo è stato attraverso un trattamento fogliare. Abbiamo prodotto una miscela con acqua e siero di latte al 50% e abbiamo irrorato le foglie delle viti".

E il secondo modo?
"Abbiamo sfruttato i sarmenti, un sottoprodotto della viticoltura, che fino a poco tempo fa veniva bruciato in capezzagna. Il legno di potatura è stato ridotto in cippato a cui si è aggiunto il siero di latte durante la fase di compostaggio. In questo modo abbiamo creato un prodotto per la fertilizzazione che contiene anche amminoacidi importanti per la vite".

Quali effetti hanno avuto sulle viti questi trattamenti?
"Non hanno avuto effetti negativi e questo è già un primo importante risultato. Abbiamo poi registrato una maggiore vigoria della pianta e una crescita della qualità dell'uva, ad esempio dal punto di vista del grado zuccherino. Dati precisi non è stato possibile raccoglierne perché la sperimentazione è durata troppo poco. Per avere dati puntuali al fine di mettere a punto prodotti commerciabilizzabili occorrono nuovi studi".

Qualunque tipo di siero di latte puó essere utilizzato per queste produzioni?
"Bisogna escludere quello a cui è stato aggiunto cloruro di sodio, il comune sale da cucina, per la produzione di formaggi. Ma si tratta di una parte minoritaria dell'intera produzione nazionale".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura latte rifiuti biostimolanti fertilizzazione vite

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