Sempre più caldo, sempre più presto. Questo pare essere il trend rilevato anche in Italia quando si parli di temperature e di cicli della vite. AgroNotizie ha intervistato Riccardo Bugiani, fitopatologo dei Servizi fitosanitari della Regione Emilia Romagna, per comprendere quanto i cambiamenti climatici influiscano sul rapporto vite-peronospora.
 
Ogni anno si dice che è anomalo. Ma è davvero così, oppure è un trend ben preciso?
“Da anni la Regione Emilia Romagna produce dati sui cambiamenti climatici in collaborazione con l’Arpa. I dati elaborati prevedono per il prossimo futuro un incremento delle temperature primaverili e autunnali, specialmente nei mesi di aprile, maggio e giugno. Sia di quelle medie, sia di quelle massime.
Questo porta in generale a pensare che i cicli della peronospora e dei patogeni in genere possano essere meglio previsti in anticipo, generalmente prima di quanto normalmente siamo stati abituati a vedere, ma che avranno un periodo di rischio accorciato, perché le temperature dei mesi estivi, molto asciutti, possono bloccare il ciclo dei patogeni stessi. Sicuramente vi sarà quindi un anticipo, ma i rischi saranno più contenuti nel tempo. Una guerra più intensa ma breve”.

 
Come hanno giocato le temperature dell’ultimo quarto di secolo sul rapporto coltura-patogeno?
“I cambiamenti climatici si possono dividere in due fasi: quella dagli anni ’60-‘90 e quella dal 1990 in poi. Nella prima fase l’andamento delle temperature ha mostrato incrementi molto meno vistosi della seconda, durante la quale si è assistito a una vera impennata delle temperature. Un’impennata che sta continuando, considerato che il 2016 è stato l’anno più caldo in assoluto.
Sul rapporto ospite-peronospora dai primi anni ’90 riscontriamo parimenti un anticipo medio delle fasi fenologiche principali della vite, come pure della maturazione delle oospore e delle infezioni primarie. È ovviamente un trend, ma indica che è in corso uno spostamento della coltura e del patogeno verso l’anticipo dei propri cicli”.

 
Quanto affidabili sono tali previsioni?
“Se tale trend andrà avanti in futuro non lo sappiamo con certezza. Le proiezioni sembrano però confermarlo. È vero che siamo in una fase di cambiamento climatico, come pure è vero che la peronospora è quella di prima, semplicemente sfrutta meglio il clima e le modifiche di ciclo della coltura.
Ciò influirà per forza sui programmi di difesa, perché logicamente si dovrà tendere ad avere maggiore attenzione nelle prime fasi, senza comunque pensare che arrivati a giugno i giochi siano finiti. Diciamo che chi lavora bene fino a giugno poi si trova la gara in discesa, stagioni anomale permettendo, ovviamente.
Unico vantaggio che possiamo avere adesso, dal punto di vista tecnologico, per capire se siamo in una fase più o meno precoce è utilizzare al meglio i modelli previsionali, i quali se ben utilizzati permettono di non farsi prendere in contropiede dalla malattia”.

 
Riccardo Bugiani, fitopatologo dei Servizi fitosanitari della Regione Emilia Romagna