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Quando la sostenibilità profuma di pesca

Nuovi approcci sostenibili nei pescheti: AgroNotizie ha intervistato Fabio Pelliconi, del Consorzio agrario di Ravenna

Tecnica
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Peschicoltura: se sostenibile è meglio
Fonte foto: © Cristiano Spadoni - AgroNotizie

Una delle colture più delicate da gestire, il pesco, capace però di offrire prodotti ad alto grado di apprezzamento lungo la filiera e al consumo finale. Il tutto a patto ovviamente di seguire ben precisi piani agronomici, meglio se caratterizzati da approcci a tutto tondo, tali da includere in chiave integrata gli aspetti della nutrizione, dell’irrigazione, delle lavorazioni meccaniche e, ovviamente, della difesa fitosanitaria. Per approfondire il tema della sostenibilità del pescheto Agronotizie ha intervistato Fabio Pelliconi, del Consorzio agrario di Ravenna e operante presso il centro di saggio della struttura.  

Il concetto di sostenibilità spesso viene travisato e offerto in modo incompleto e poco chiaro. Cosa s’intende quindi per pescheto sostenibile?
Significa impiegare pratiche sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico, non solo per quanto riguarda i mezzi di difesa, ma anche per l’acqua e i nutrienti. Per esempio, si può raggiungere un maggior livello di efficienza nella gestione dell’irrigazione grazie all’impiego delle sonde, le quali integrano l’apporto dei ben noti evapotraspiratori. Grazie alle sonde si può capire cosa succede realmente nel suolo e misurare l’acqua davvero disponibile. Poi si irriga solo se è realmente necessario e con i volumi più appropriati. L’acqua sarà infatti uno degli argomenti più caldi del futuro ed è quindi indispensabile prestare massima attenzione a questa risorsa.
Non meno importanti le analisi per i nutrienti, sia fogliari, sia del terreno. Per quanto preziose esse siano, però, queste ultime danno un’idea istantanea della presenza di nutrienti, ma con la semplice analisi non si ha una visione dinamica. È una sorta di fotografia. Analizzare l’estratto acquoso permette invece di valutare nel tempo la disponibilità dei nutrienti per la rizosfera. Si può inoltre effettuare attraverso strumentazioni semplici e rapide, tali da permetterne l’effettuazione direttamente in campo.
Il tutto, deve essere ovviamente supportato dal monitoraggio continuo della crescita dei frutti, la quale dà un’idea dell’avanzamento delle diverse fasi fenologiche. Siamo in una fase di moltiplicazione cellulare oppure di distensione? Insomma, l’input che viene fornito deve essere sempre correlato al reale ritmo di accrescimento dei frutti. Il diradamento meccanico dei fiori sta poi diventando una realtà: i peschicoltori più evoluti lo stanno già impiegando
”.

Il Consorzio Agrario di Ravenna come si è strutturato per raggiungere questi obiettivi?
Sono state create aziende pilota, zona per zona, ove mettere a punto il nuovo modello di assistenza tecnica, come pure le strumentazioni. In sostanza, dev’essere possibile inviare i dati a un server centrale dove si alimenta un apposito software che elabora i consigli tecnici da fornire agli agricoltori. La figura centrale resta ovviamente quella del tecnico che visita le aziende, ma questo ha sempre più bisogno di supporti esterni, anche di tipo informatico. Solo così è possibile avere una visione d’insieme a 360°. Basti pensare che circa un 30% della produzione deriva da una corretta irrigazione e fertilizzazione”.

Il tutto è frutto però di uno specifico progetto…
Un progetto che è nato da una collaborazione preesistente con Bayer. Collaborazione che va avanti da tanti anni. Soprattutto negli ultimi 15 anni, però, sono state messe a punto soluzioni specifiche per la peschicoltura sostenibile, grazie all’integrazione di competenze fra il reparto R&D di Bayer e il Centro di Saggio del Cap Ravenna. In questo modo è stato possibile testare in anticipo i prodotti da proporre in seguito agli agricoltori. Il progetto è stato battezzato Pescheto Sostenibile e mira a rendere la coltura del pesco sempre più funzionale ai vincoli e alle nuove regole da rispettare, come quelle imposte dai disciplinari di produzione, ma anche dal Progetto Life, sebbene esso sia per noi una sorta di guida. Si deve comunque sempre ricordare che la sostenibilità deve essere non solo di tipo ambientale, ma anche economica, altrimenti salta anche quella di tipo sociale. Si deve cioè difendere tutte e tre le forme di sostenibilità, ambientale, sociale ed economica, le quali dovrebbero avere sempre pari dignità”.

Da un punto di vista economico, appunto, quali sono le principali problematiche della produzione peschicola, per fare reddito, vista la situazione poco positiva del comparto in Italia?
Di certo è inutile girare il coltello nella piaga in termini di prezzi, sempre troppo bassi nei confronti dei produttori. Vi è però da dire che i prezzi si giustificano in parte con una certa latitanza dell’immagine del prodotto. Manca cioè una sua chiara valorizzazione identitaria, come pure manca una selezione varietale adeguata.
Molte delle varietà attualmente coltivate non rispondono infatti alle reali esigenze dei consumatori. Come conseguenza, non solo i prezzi restano bassi, ma non c’è neanche un aumento nei consumi. Poi non va dimenticata la scarsa competitività con altri Paesi, come per esempio la Spagna. Tralasciando gli aspetti legati ai costi di produzione, la loro produttività in campo è maggiore. E poi producono meglio, con maggiore standardizzazione del prodotto, con varietà più facili da commercializzare. Insomma, sanno fare più marketing di quanto avvenga in Italia. Questo progetto, pur nel suo piccolo, ha infatti l’obiettivo di aumentare la redditività dell’intera filiera
”.

Una filiera che lamenta anche perdite sensibili di prodotto.
Più o meno, si può stimare che un 15-20% di raccolto si perde poi nel trasporto e nella conservazione. L’agricoltore può fare a tal proposito solo quello che gli compete, ovvero staccare frutti al giusto grado di maturazione e protetti al meglio, specialmente contro Monilia. Strategico appare infatti centrare i trattamenti di pre-raccolta, anche in considerazione delle mille variabili legate ai residui. Un momento delicato, quindi, ma che se centrato permette di limitare al massimo le successive perdite in magazzino. Per esempio, Luna Experience di Bayer: lo abbiamo testato per anni e la media dei risultati ottenuti da tutte le prove svolte dimostra che è in grado di fornire un’eccellente protezione dei frutti in pre-raccolta, integrando ottimamente i diversi prodotti esistenti sul mercato”.

Tag: pesco

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