Agricoltura sociale, agricoltura civile. Oltre che a produrre reddito, l'agricoltura può essere uno straordinario mezzo per curare: curare le persone e curare il bene comune.

 

Fare agricoltura è fare ambiente (un percorso civile, di cura del bene comune) e anche fare salute (un percorso sociale, di cura delle persone). Qualche giorno fa si parlava di questi argomenti con due sociologi di fama: Roberta Paltrinieri e Stefano Spillare, che anche quest'anno lanceranno il Corso di Formazione Permanente in Agricoltura Sociale dell'Università di Bologna.

 

Regolata dalla Legge 141 del 2015, l'agricoltura sociale è già una realtà consolidata nel nostro Paese, con centinaia di aziende agricole che in regime di multifunzionalità fanno riabilitazione e cura di persone con disabilità, formazione e reinserimento lavorativo ed educazione (soprattutto per situazioni di disagio sociale) fino ad arrivare a veri e propri servizi sussidiari per la cittadinanza (mi vengono subito in mente le straordinarie esperienza degli agroasili o ancora gli agrocampi solari estivi).

 

Il giro d'affari complessivo dell'agricoltura sociale non mi è noto - devo tuttavia ricordare che la spesa dei soli comuni italiani nell'area dei servizi sociali è superiore ai 7 miliardi di euro all'anno. Con l'agricoltura sociale le aziende possono avere un formidabile elemento di sviluppo verso la multifunzionalità. La messa a punto dei servizi come anche la relazione con le istituzioni finanziatrici non è però cosa facile. Occorrono allora professionalità specifiche che sappiano muoversi con la giusta sensibilità sia a livello operativo sia a livello amministrativo.

 

Il settore ha enormi possibilità di sviluppo e potrebbe portare a straordinari risultati: bisogna darsi da fare