Si narra che l'imperatore Carlo Quinto seccato dalla continue richieste di riconoscimenti nobiliari da parte dei propri sudditi decise di nominare "todos cabelleros". La frase è oggi utilizzata per significare che estendere a tutti particolari riconoscimenti equivale a eliminarne la distinzione e il prestigio.

 

Veniamo allora a noi: con la nuova Pac in vigore dal prossimo anno l'obiettivo sarà arrivare al 25% della Sau dell'Unione Certificiata come bio, percentuale ribadita dal Piano Strategico Nazionale che si dice potrebbe poi prevedere una percentuale del 30% al 2030. Le associazioni ambientaliste e dell'agricoltura biologica suggeriscono obiettivi ancora più ambiziosi: 30% al 2027 e 40% al 2030. Al di là della redistribuzione delle notevoli risorse pubbliche a disposizione (la Pac al 2027 vale una cinquantina di miliardi di euro, compreso il cofinanziamento nazionale) occorre porsi un problema di mercato.

 

Negli ultimi anni la produzione biologica ha assicurato quasi sempre un differenziale di prezzo interessante rispetto al convenzionale. La forte domanda sia nazionale sia internazionale ha alimentato un ricco commercio: il biologico si è posizionato nella fascia dei beni "premium price" destinato al segmento più ricco e affluente dei consumatori. Questo è stato molto positivo per il nostro Paese, che figura fra i leader mondiali della produzione agricola e agroalimentare bio.

 

Che cosa succederà quando nell'Unione Europea l'offerta di prodotti biologici sarà più che raddoppiata? La domanda crescerà proporzionalmente permettendo ai prezzi di non scendere? Per un sistema come quello italiano, che per l'agroalimentare - come in altri settori - si sta specializzando da anni nella fascia premium price, è necessaria l'ideazione di nuove strategie distintive. Dobbiamo andare oltre. Oltre il biologico.