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Innovazione, una questione (anche) di taglia

Più una azienda agricola è grande più è facile sostenere i costi di una innovazione. Ma per le piccole imprese il segreto è fare sistema, non rinunciare al cambiamento. Tre storie di successo

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Innovare è più facile per le grandi aziende agricole
Fonte foto: © Frank - Fotolia

L'innovazione tecnologica ha un costo e non tutte le aziende agricole possono permettersi di affrontare un investimento per rendersi più competitive. L'elemento cruciale non è (solo) l'accesso al capitale, quanto la grandezza dell'azienda agricola stessa. Più l'impresa è piccola più è difficile ammortizzare il costo per l'innovazione e ottenere dei profitti aggiuntivi.

Secondo uno studio Università statale di Milano, Camera di commercio di Milano e Coldiretti ad esempio un'azienda agricola che fa maiscoltura riesce ad ammortizzare l'acquisto di un trattore a guida satellitare solo se ha una superficie coltivata superiore ai quindici ettari. Mentre se fa risicoltura la superficie limite cala a meno di dieci. Numeri che vanno presi con le pinze, perché tantissimo dipende dall'areale, dal terreno, dai contorni del campo, eccetera. Eppure il tema della dimensione aziendale resta.

"Noi siamo una cooperativa britannica di 230 agricoltori che coltivano piselli su una superficie pari a 300 ettari", racconta Geoff Calder, a capo della Green pea company, intervenuto durante il World agri-tech innovation summit, l'evento che ha portato a Londra aziende, investitori e startupper del settore Agtech. "Essere uniti ci permette di avere un approccio imprenditoriale alle produzioni e di adottare innovazioni costose che solo in gruppo possiamo affrontare".

Per Geoff la sfida più grande "è fare accettare agli agricoltori il cambiamento. Quando abbiamo introdotto la guida automatica molti erano preoccupati, quando poi hanno visto che lavoravano meglio e avevano bisogno della metà della manodopera si sono convinti". Innovazione in campo, ma pensando sempre alla filiera. L'utilizzo dei sensori sulle raccoglitrici ha infatti reso possibile sincronizzare alla perfezione la gestione del prodotto fresco una volta arrivato in fabbrica. I piselli vengono selezionati, lavati e surgelati nel giro di poche ore dalla raccolta. Una performance che non sarebbe stata possibile senza l'analisi dei big data.

Se la Green pea company ha un approccio cooperativistico, la Spearhead international punta alla massima efficienza delle produzioni. Un colosso che gestisce 100mila ettari tra Gran Bretagna ed Est Europa e dà lavoro a 8mila persone. "Trecento anni fa l'invenzione della seminatrice ha permesso un aumento della produttività dei campi e il sostentamento della popolazione britannica che nel giro di pochi decenni è triplicata. L'impatto dell'Agtech sulla società è enorme, anche oggi che solo l'8% del reddito delle famiglie è speso in cibo", spiega Tom Green, non-executive chairman di Spearhead international.
"Il prezzo delle patate oggi è uguale a quello del 1980. E' necessario innovare il processo produttivo se si vuole stare sul mercato e noi abbiamo le dimensioni, le competenze e i fondi per farlo".

"La robotica sarà uno dei settori che impatterà maggiormente in orticoltura", racconta invece Jacob Kirwan, innovation manager di G's Growers, una cooperativa di venti grandi aziende agricole tra la Gran Bretagna e la Spagna specializzate nella produzione e commercializzazione di ortaggi. "Siamo molto interessati alla 'soft robotic', la possibilità cioè che una macchina raccolga ortaggi delicati, come i funghi, con lo stesso 'tatto' di una mano umana".

G's Growers punta tutto sull'innovazione e ci investe in prima persona sviluppando sistemi innovativi di raccolta. "Insieme all'Università di Cambridge stiamo mettendo a punto un metodo per la raccolta delle insalate, come la lattuga. Telecamere montate sui mezzi in campo catturano le immagini e un algoritmo di riconoscimento individua la pianta che deve essere colta. A quel punto interviene un braccio robotico che afferra delicatamente il cespo di lattuga, senza danni". In un settore dove il 60% del costo del prodotto è dovuto alla manodopera l'automazione della raccolta rappresenta un bel risparmio per l'agricoltore.

Anche in Italia l'agricoltura di precisione, l'analisi dei big data e in misura minore la robotica si sta diffondendo nelle aziende agricole. Anche se fino ad oggi sono solo le grandi imprese o le cooperative ad aver abbracciato il cambiamento. La speranza è che il piano del Governo per portare entro il 2021 al 10% la Sau gestita con l'agricoltura di precisione dia impulso al diffondersi dell'Agtech.
 

In occasione della Rethink Ag & Food Innovation Week (Londra, 17-19 ottobre 2017) siamo andati a scoprire gli ultimi sviluppi della tecnologia applicata all'agricoltura e al cibo.
Dal precision farming ai big data, dalla robotica all'agricoltura cellulare, AgroNotizie prova a raccontare come produrremo e mangeremo il cibo nel futuro.

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