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Agroalimentare, benvenuto Grow!

La piattaforma permette un confronto fra imprenditori ed esperti di commercio e made in Italy, con un occhio al libero scambio. Guarda la videointervista a Giorgio Mercuri, coordinatore nazionale di Agrinsieme

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Grow! - l'action tank di Agrinsieme
Fonte foto: Alessandro Vespa - AgroNotizie

Si è tenuto a Roma, nel suggestivo scenario del Tempio di Adriano, il primo appuntamento di Grow! - l'action tank di Agrinsieme, coordinamento nazionale che riunisce Cia, Confagricoltura, Alleanza delle cooperative e Copagri. Presenti all'iniziativa il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina e John Clarke, direttore Politiche internazionali della Dg Agri della Commissione europea, oltre a quaranta rappresentanti delle aziende aderenti.
 
"Grow! è la nuova piattaforma attraverso la quale Agrinsieme intende mettere a disposizione dei decisori pubblici e dei propri associati un innovativo laboratorio di riflessione sulle policy che influenzano il futuro del settore. Grow! è un format innovativo poiché permette un confronto diretto tra gli imprenditori e i decisori su un tema strategico come il commercio internazionale", ha dichiarato Giorgio Mercuri, coordinatore nazionale di Agrinsieme.

"Imprese e cooperative agricole - ha continuato - possono trarre grandi benefici dall'apertura dei mercati e il ritorno ai protezionismi avrebbe un impatto negativo sul settore, nonché sui consumatori. Siamo convinti che gli accordi di libero scambio debbano essere basati su principi di equilibrio e reciprocità e avere come principale obiettivo l'eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie, che, di fatto, risultano essere l'ostacolo maggiore all'export dei nostri prodotti. Occorre fissare allo stesso tempo principi base a livello europeo e salvaguardare le certificazioni di qualità".
 
 
I temi più caldi tra i diversi emersi nel corso dell'incontro, l'eccessiva segretezza delle trattative negli accordi di libero scambio, che porta a una pregiudizievole opposizione da parte del grande pubblico, nonché la necessità di far precedere la chiusura dell'accordo da una valutazione complessiva e dinamica di impatto elaborata dalla Commissione europea e condivisa con il mondo produttivo. Fortemente richiesta è stata anche l'armonizzazione delle procedure, della documentazione e degli standard sanitari e fitosanitari, accompagnata da una particolare attenzione al contrasto alla contraffazione, per tutelare la reputazione delle produzioni agroalimentari europee nei confronti dei consumatori e dei mercati internazionali.
 
"Chi nel nostro paese ancora predica di dazi e barriere fa il male del made in Italy" ha dichiarato il ministro Martina. "Il vostro è il settore più stressato dal dualismo tra localismo e globalizzazione e, rispetto agli altri, è anche gravato da responsabilità superiori".
A fare da contraltare agli accordi di libero scambio, il ministro ha indicato le clausole di salvaguardia, che sono fondamentali e devono essere rese esigibili affinché l'apertura ai mercati non generi in patria situazioni di crisi.
"Se vogliamo essere più aperti, - ha concluso il ministro - è necessario anche essere più profondi, dando maggiori informazioni al cittadino. Il mercato interno non può essere la nostra leva, come alcuni credono. L'Europa ha necessità di confermare, anche con nuovi caratteri, la sua leadership, altrimenti non si andrà avanti, ma deve aprirsi ai mercati garantendo nel contempo la dovuta trasparenza".
 
All'incontro è stato anche presentato uno studio di Nomisma focalizzato sugli accordi commerciali regionali e sul ruolo dei paesi terzi per gli scambi di prodotti agroalimentari dall'Unione europea e dall'Italia.
La Ue ha concluso al momento trenta accordi con altri paesi, mentre 43 sono provvisoriamente in vigore e venti risultano in fase di negoziazione. In termini di rilevanza, il settore si conferma tra i più incisivi: nel 2016, la Ue ha esportato prodotti agroalimentari verso paesi terzi per un valore complessivo di 125 miliardi di euro, diventando il secondo esportatore mondiale dopo gli Stati Uniti. Vini e bevande, pasta e prodotti da forno, carni, formaggi rappresentano i principali prodotti esportati, con una prevalenza di quelli trasformati (81%) rispetto ai beni primari (19%).
 
I dati evidenziano inoltre l'importanza dei paesi terzi per l'agroalimentare italiano: su un totale di 30,9 miliardi di prodotti food & beverage esportati nel 2016, l'incidenza dei mercati extraeuropei è stata pari al 36%. Le esportazioni verso l'interno e l'esterno della Ue sono cresciute complessivamente del 150% dal 2000 al 2016. Olio d'oliva e vino sono i prodotti made in Italy per i quali i paesi terzi detengono un peso superiore alla media (rispettivamente 65% e 48% dell'export). Per alcune denominazioni di particolare prestigio, come i rossi Dop della Toscana e i bianchi Dop di Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, l'incidenza dei mercati non-Ue supera il 60% dei valori esportati.
 
Lo studio di Nomisma mette in luce anche, come ha spiegato Denis Pantini, "le opportunità di tutelare le indicazioni geografiche nel quadro degli accordi di libero scambio: grazie al recente accordo Ue-Canada (Ceta), il prosciutto di Parma Dop può ora accedere al mercato canadese con la propria denominazione, mentre quelli già in commercio non prodotti in Italia non potranno riportare sull'etichetta elementi evocativi del nostro paese".
 
John Clarke, direttore Politiche internazionali della Dg Agri della Commissione europea, ha dichiarato che la Commissione "si attende di portare a termine entro il 2020 tutti gli accordi di libero scambio ora in discussione e che le misure ivi previste entrino a pieno regime entro il 2030. La Commissione sta inoltre puntando molto sulla promozione dell'agroalimentare europeo attraverso missioni di alto livello finalizzate ad aprire diversi mercati emergenti".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare import/export mercati made in italy

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