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Parassiti, quando è l'Italia ad esportarli

In Europa sono arrivati dall'estero molti insetti dannosi per le colture. Ma anche la penisola esporta i suoi parassiti: ecco quali sono i paesi che ci maledicono

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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La vespa del legno sta devastando i pini in tutto il mondo
Fonte foto: © Wikipedia

Gli agricoltori italiani hanno a che fare spesso con organismi alieni. Non si tratta di una puntata di X-Files, quanto piuttosto di specie provenienti da paesi lontani che entrano nel vecchio continente grazie ai commerci globali e causano danni ingenti alle coltivazioni. Basti pensare alla Popillia japonica che sta attaccando i campi di mais in Lombardia. Alla Drosophila suzukii che ha fatto eradicare migliaia di ciliegi. O alla Halyomorpha halys, la cimice asiatica, che preoccupa tutto il settore dell'ortofrutta.

Ma se gli agricoltori nostrani piangono, quelli esteri non ridono. Già, perché se è vero che il mondo è globalizzato è anche vero che l'Europa 'esporta' insetti in tutto il mondo.
"Il caso più eclatante è quello della Lymantria, un lepidottero che nello stadio di larva è un vorace fitofago. Dall'Europa è arrivato in Nord America dove ha devastato colture e boschi cambiando il volto della catena degli Appalachi", spiega ad AgroNotizie Andrea Battisti, entomologo, professore dell'Università di Padova e profondo conoscitore delle specie aliene da quarantena. "Oggi Lymantria è il parassita nemico numero uno dei boschi americani e sono stati spesi milioni di dollari per cercare di contenerlo".
 
Un esemplare di Lymantria
(Fonte foto: © Emilia.venturato - Opera propria, CC BY-SA 3.0)

Battisti, dunque anche l'Europa esporta i suoi insetti in giro per il mondo. Come accadono queste contaminazioni?
"I commerci globali sono esplosi negli ultimi anni e insieme alle merci viaggiano anche gli insetti. Possono essere trasportati attraverso materiale vegetale vivaistico o semplicemente si ritrovano rinchiusi in container in viaggio verso destinazioni lontane. Magari sotto forma di larve nei bancali o in altri imballaggi".

Quali sono i paesi verso le quali abbiamo 'esportato' il maggior numero di insetti?
"Il Nord America, il Cile, l'Argentina, il Sud Africa e la Nuova Zelanda. Questo non solo perché sono paesi con cui abbiamo intensi rapporti commerciali, ma anche perché hanno un clima molto simile al nostro e dunque gli insetti si adattano bene al nuovo habitat".

Il Sud Africa da quali insetti è stato interessato?
"Ad esempio da Sirex gigas, la vespa del legno (in foto, ndr). Da noi è una specie assolutamente innocua perché è contenuta da molti antagonisti naturali. Ma nel mondo è oggi la specie più pericolosa per le piantagioni di pino. Interi boschi di conifere impiantati per produrre biomassa sono stati devastati. Attualmente viene controllata attraverso la lotta biologica, utilizzando un nematode che parassitizza la vespa".
 
Un esemplare di Sirex gigas
(Fonte foto: © Holger Gröschl, CC BY-SA 2.0 de)

I nostri insetti colonizzano le piante autoctone dei paesi in cui arrivano?
"Non sempre, in moltissimi casi attaccano le stesse piante che infestano in Europa. E' il caso della Bactrocera oleae, la mosca dell'olivo, che una volta arrivata in California ha attaccato gli oliveti, realtà estranee a quell'ambiente ma che sono stati impiantati per ragioni commerciali".

L'Asia non è interessata da questo nostro export atipico?
"No perché lì l'ambiente è molto diverso dal nostro e le specie europee non si adattano a quei climi e ambienti. L'Asia meridionale è invece un enorme serbatoio di insetti che si adattano meglio ai nostri climi, sempre più caldi, e che viaggiano grazie agli intensi scambi commerciali".

Come si combattono queste specie aliene?
"Il metodo più efficace è quello della lotta biologica. L'Operophtera brumata, la falena invernale (in foto, ndr), è un lepidottero che attacca numerose piante da frutto e forestali ed è arrivata in Nord America dall'Europa. All'inizio ha avuto un impatto devastante sulle colture ma grazie alla lotta biologica si è riusciti ad arginarla. Non sempre però questo tipo di contrasto funziona".
 
Un esemplare di Operophtera brumata
(Fonte foto: © entomart, Attribution)

Il Nord America sembra essere la regione più colpita. Come mai?
"Perché con il Canada e gli Stati Uniti abbiamo intensi scambi commerciali e condividiamo un ambiente molto simile. Sempre in Nord America abbiamo ad esempio esportato Tomicus piniperda (in foto, ndr), un tarlo del legno, che sta mettendo a dura prova le foreste locali".
 
Un esemplare di Tomicus piniperda
(Fonte foto: © Gyorgy Csoka, Hungary Forest Research Institute, Hungary)

Esistono dei casi in cui qualcuno ha introdotto volontariamente una specie aliena per recare danno ad un altro paese o ad un soggetto economico?
"Ci sono dei casi, chiamati di bioterrorismo, che però non sono provati. Ad esempio in California un gruppo ambientalista è stato accusato di aver introdotto un insetto parassita dell'eucalipto per contrastare l'impianto di queste piante, considerate non autoctone. Ma non ci sono prove di questi fatti".

Esiste una soluzione a queste 'invasioni aliene'? Oppure siamo destinati a fare i conti con un sempre crescente numero di parassiti?
"Bloccare questi insetti è impossibile. Quello che si può fare è controllare cosa importiamo ed esportiamo al fine di contenere la presenza di ospiti indesiderati. E' un problema che possiamo solo gestire, non fermare. Il serbatoio di specie è inesauribile, ci saranno sempre nuovi insetti, virus o batteri che colpiranno le nostre colture".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: import/export intervista insetticidi entomologia

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