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Vendemmia, sereno variabile

Le previsione di Uiv e Ismea: scende la produzione, stimata a 40 milioni, ma l'Italia rimarrebbe comunque leader mondiale. Incognite sulla qualità, che per ora si presenta buona

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La vendemmia 2017 sarà quantitativamente molto scarsa
Fonte foto: © francis bonami - Fotolia

La vendemmia 2017 sarà ricordata come una delle più complesse degli ultimi anni, sia per la produzione scarsa che per la difficoltà, al momento, nello stilare un bilancio equilibrato fra tutti i parametri. La qualità sembra essere al momento preservata nella maggioranza dei casi, ma non si escludono problemi.

Questi i punti più importanti della conferenza stampa di giovedì 7 settembre al ministero delle Politiche agricole sulle previsioni per la vendemmia in corso, elaborate da Unione italiana viniIsmea per l’Osservatorio del vino.

Una vendemmia decisamente complessa – sottolinea Ernesto Abbona, presidente di Uiv – che ha reso difficile la ricognizione in tutte le zone vitate del paese, caratterizzate da territori e vitigni molto diversi tra loro. Un insieme di realtà che hanno vissuto in modo completamente differente il bizzarro andamento stagionale di quest’annata. I cambiamenti climatici su scala globale stanno incidendo in maniera determinante anche sulle pratiche viticole delle nostre aziende; alcuni parametri climatico-ambientali e, di riflesso, produttivi, si stanno modificando, mettendo in difficoltà i sistemi consolidati di misurazione previsionale dell’andamento produttivo.
I dati rilevati ci parlano di una forte variabilità quali-quantitativa non solo tra zona e zona, ma all’interno dello stesso territorio tra micro aree differenti e, addirittura, tra vigneto e vigneto. La qualità si mantiene su standard ottimali, anche se è troppo presto per stabilire
 con certezza come si evolverà nei prossimi mesi”.

Il calo produttivo stimato si attesta sul -26% - continua Abbona – ma nonostante questo dato negativo le previsioni di vino indicano una produzione di vino sopra ai 40 milioni di ettolitri, confermando il primato produttivo mondiale del nostro paese davanti a Spagna (38,4 milioni) e Francia (37,2 milioni)”.

Dalle previsioni vendemmiali di quest’anno si delinea un quadro complesso ma eccezionale che non consente ad oggi un bilancio definitivo e andrà valutato successivamente, anche con misure straordinarie se necessario – ammette il viceministro all’Agricoltura Andrea Olivero – Oggi più che mai siamo consapevoli che i cambiamenti climatici incidono in modo sempre più determinante sul settore agricolo e vitivinicolo in particolare; di conseguenza l’innovazione e la cura professionale dei vigneti consentono una maggiore competitività, assicurando maggiori ricavi a tutti gli attori della filiera ed in questa direzione che dobbiamo continuare ad operare”.

I dati evidenziano un calo a livelli raramente registrati in passato e un impatto sulla qualità del prodotto variabile a seconda delle zone – spiega Raffaele Borriello, direttore generale Ismea – Detto questo, il vino italiano da molti anni registra una performance positiva, soprattutto in termini di riconoscibilità e affermazione sui mercati esteri: l’export italiano ha raggiunto valori storici e anche quest’anno i dati indicano una crescita tendenziale maggiore del 6% in volume e valore, prefigurando la possibilità di raggiungere la soglia dei sei miliardi di euro entro fine anno.
Il rafforzamento del sistema produttivo e imprenditoriale degli ultimi anni consentirà al comparto del vino italiano di reagire a quest’annata meno favorevole. E’ necessario, tuttavia, non trascurare la portata degli effetti dei cambiamenti climatici sui redditi degli agricoltori, proponendo anche per il settore del vino sperimentazioni e strumenti innovativi per la gestione dei rischi
”.

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