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Cuneo salino, cos'è e perché non bisogna sottovalutarlo

Campi bruciati dal sale. Con l'Italia nella morsa della siccità in Veneto ed Emilia Romagna si teme per il cuneo salino

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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Da Nord a Sud gli agricoltori devono fare i conti con campi asciutti e acqua razionata
Fonte foto: © francescodemarco - Fotolia

La carenza di acqua si sta facendo sentire in tutta Italia. Da Nord a Sud gli agricoltori devono fare i conti con campi asciutti e acqua razionata. E mentre anche le grandi città come Roma pensano di chiudere i rubinetti, l'agricoltura di Veneto ed Emilia Romagna è minacciata dal cuneo salino.
Ma di che cosa si tratta? "E' un fenomeno per il quale quando in un corso d'acqua c'è scarsa portata il mare risale il fiume", spiega ad AgroNotizie Giancarlo Mantovani, direttore del Consorzio di bonifica del Delta del Po.

Che cosa comporta questa risalita di acqua salmastra?
"Prima di tutto il fatto che gli agricoltori non possono attingere al fiume e ai canali di derivazione per irrigare i campi, perché l'acqua è salata. Ma si ha anche un passaggio di acqua di mare attraverso gli argini del fiume verso le falde acquifere superficiali".

Ci può spiegare meglio questo fenomeno?
"Il Delta del Po è mediamente due metri sotto il livello del mare. Se la portata di acqua dolce si abbassa sotto una certa soglia l'acqua salmastra risale facilmente il corso e da lì penetra nella falda acquifera".

Quale fascia di territorio è interessata dalla filtrazione?
"Tutto dipende dalle dimensioni del fenomeno. Nelle condizioni più critiche anche in un'area di 200 metri dall'argine del fiume si può avere una salinizzazione delle acque di falda. Basti pensare che da un chilometro di argine passano 50 litri di acqua salmastra al secondo".

Questo fenomeno quali ripercussioni ha sull'agricoltura?
"I campi o soffrono oppure vengono bruciati dal sale e si hanno fenomeni di micro-desertificazione".

Qual è la situazione nel Po oggi?
"Noi sappiamo esattamente che il fenomeno di risalita del cuneo salino inizia quando a Pontelagoscuro la portata del fiume è di 450 metri cubi al secondo. Settimana scorsa siamo arrivati a 400. Tutto il ramo del Po di Tolle, di Pila, di Maistra e metà ramo del Po di Gnocca erano interessati dalla presenza di sale. Gli ettari colpiti sono stati circa 10mila".

Ci sono dei rimedi per arginare il fenomeno del cuneo salino?
"Ce ne sono di due ordini. Il primo è avere un coordinamento lungo tutto il corso del fiume che si attivi nei momenti pre-critici per limitare il prelievo di acqua. Significa che gli agricoltori piemontesi e lombardi, se le precipitazioni scarseggiano, devono attingere meno acqua".

Ma gli agricoltori se non irrigano perdono il raccolto...
"Servirebbe una gestione più accorta dell'acqua, con l'utilizzo di tecnologie innovative per essere più efficienti. L'irrigazione per scorrimento ad esempio dovrebbe essere fortemente limitata".

Esiste un piano B?
"Negli anni '80 sono state realizzate delle barriere anti-sale alle foci dei fiumi. Ma sono state costruite quando nessun pensava che la portata sarebbe scesa sotto i 500 metri cubi. Purtroppo dalla fine degli anni '90 questo succede spesso. E dunque queste barriere sono poco utili e andrebbero ampliate".

La presenza di sale nel terreno dovuta alla risalita del cuneo salino è reversibile?
"Sì, nel momento in cui il fiume torna ad avere una portata soddisfacente l'acqua dolce filtra nel terreno e dilava il sale. Ma ci possono volere dei mesi. Nel 2006 il cuneo salino è risalito di trenta chilometri il corso del Po provocando ingenti danni".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: intervista irrigazione siccità acqua Sos siccità 2017

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